
Londra – Dieci vittorie consecutive, una prova di maturità tecnica e mentale e un successo che, per contesto e qualità dell’avversario, vale quasi quanto un trofeo. L’Inghilterra supera la Nuova Zelanda 33-19 in uno dei match più intensi dell’intera Quilter Nations Series, ribaltando un inizio complicato e imponendo nel secondo tempo una superiorità tattica che gli All Blacks non sono riusciti a leggere.
La serata di Twickenham conferma una tendenza chiara: questo gruppo inglese non solo vince, ma sa come vincere. Sa soffrire, gestire le fasi intermedie e colpire nei momenti decisivi. E George Ford, scelto come Player of the Match, incarna perfettamente questa identità.
Un avvio da incubo, poi la rimonta prende forma
La partita si apre con un’Inghilterra troppo imprecisa in zona di finalizzazione. Gli All Blacks sono spietati: al 14’ Fainga’anuku sfonda sulla sinistra per il primo sigillo, poi Will Jordan inventa un break dei suoi e serve Codie Taylor per il 12-0. Barrett converte la seconda, e per qualche minuto la sensazione è quella di una squadra ospite pronta a dominare territorialmente.
Eppure, gli uomini di Borthwick non crollano. Feyi-Waboso e Lawrence accendono la miccia con due iniziative perimetrali, Pepper e Dingwall attaccano gli spazi con decisione, e al 31’ proprio Lawrence schiaccia la palla oltre la linea dopo una lunga fase di pressione. Twickenham si rialza, e Ford completa la resurrezione con due drop goal da specialisti puri: uno da appena fuori i 22, l’altro dalla distanza. L’Inghilterra va al riposo sotto di un solo punto, 11-12, ma con inerzia e fiducia dalla sua.
La ripresa inizia con una stilettata immediata: Underhill segna dopo una serie di pick-and-go furiosi e Ford trasforma per il sorpasso (18-12). Poco dopo l’apertura crede di aver segnato l’allungo personale, ma un offside precedente annulla la marcatura.
Non è un problema. La combinazione da touche che porta alla meta di Fraser Dingwall è una gemma: Roebuck taglia dentro, Ben Earl mantiene vivo il pallone con una giocata atletica, e il centro finalizza. Proprio Earl, con i suoi 108 metri palla in mano e 20 carry, è una delle chiavi del dominio inglese nella ripresa, mentre Maro Itoje tiene in piedi la retroguardia con una prova difensiva da venti placcaggi. L’Inghilterra scappa sul 25-12 e dà la sensazione di controllare ritmo, territorio e pressione.
La Nuova Zelanda si riaffaccia con Jordan, mandato in meta da McKenzie dopo quasi un’ora senza segnare. Jordan chiude la partita con quattro difensori battuti, gli stessi numeri di Lawrence e Feyi-Waboso dall’altra parte, ma gli All Blacks non trovano continuità. Il giallo a Ben Earl apre una finestra di pericolo, eppure la difesa inglese regge anche nei breakdown, dove l’unico lampo neozelandese arriva da Ardie Savea, capace comunque di strappare due turnover.
Quando conta, Ford è implacabile: al 76’ piazza un calcio pesantissimo che riporta l’Inghilterra sul +9 e spegne l’ultima fiammata ospite. Nel finale arriva anche la meta di Roebuck, cercata per tutto il match, dopo una doppia spazzata in avanti di Henry Pollock che fa esplodere Twickenham.
Il 33-19 finale fotografa bene l’andamento della ripresa: dominio territoriale, lucidità nel gioco al piede, una trasmissione del pallone più pulita e una capacità di gestione che gli All Blacks non hanno saputo pareggiare.
George Ford, premiato come Quilter Player of the Match, ha riassunto così la serata: “Siamo andati sotto 12-0, ma siamo rimasti lucidi. I drop? Facevano parte del piano: se la squadra porta campo, devi capitalizzare. La cosa bella è come ha risposto tutto il gruppo, anche chi non ha giocato. È un privilegio far parte di questo ambiente.”
