Tatiana Guderzo, quando la classe non passa mai di moda

La campionessa di Marostica torna su un podio mondiale a distanza di 9 anni dal suo ultimo trionfo, dimostrando che la classe non passa mai di moda.

Tatiana Guderzo, quando la classe non passa mai di moda

Ci sono storie che solo lo sport sa raccontare.

“Ero a tutta e non capivo molto. Ho visto partire la Spratt e ho urlato alla Pirro “vai!” (Elena Pirrone, azzurra al suo primo mondiale elite, ndr). Poi mi sono iniziati i crampi. Quando è partita Anna (van der Breggen, nuova campionessa del mondo in linea donne elite, ndr) non ne avevo. Pensavo di mollare, ma il fatto che avessi fatto il discorso alla squadra sulla necessità di dare tutto ed anche di più mi costringeva a dare il buon esempio. Passa un giro, poi parte anche una canadese. Nessuna di noi si muove. Siamo tutte stanche. Penso alla squadra, alla mia responsabilità. Insomma parto, la seguo, anche se avrei voluto volentieri farne a meno. Andiamo insieme fino a raggiungere altre due in fuga. All’inizio dell’ultima salita Dino (Salvoldi, ndr) mi si avvicina con l’ammiraglia e mi dice, se ne hai, vai, ci sono solo due davanti… Come due, non erano di più? Non ci penso tanto su, mi fido. Inizio a forzare. Prendo pochi metri, poi qualche cosa di più. Ma sono stanca. Penso “se resisto fino al punto in cui spiana, poi lì dietro ci sono i miei tifosi, la mia famiglia, il mio papà che compie gli anni. Magari mi danno la forza per continuare. Allora continuo. Superato anche questo pezzo mi volto indietro, sono sola. Ma chi ho davanti? La lavagna mi da un distacco, oltre 3’ dalla Anna, 1’30” dalla Amanda, ma dietro? Dove sono le altre? Pesto sui pedali e sento di averne ancora, ma non così tanto come vorrei. Mai fatto un mondiale così faticoso, questa salita infinita, questo arrivo che non arriva mai. Scollino, adesso mi ricordo che c’è la discesa, pensa che figura se mi recuperano adesso. Sono stanca, non pennello le curve come vorrei. Sembra che non sappia andare in bici. Eppure sono 25 anni che pedalo. Sedici con la maglia azzurra sulle spalle. Già questa maglia azzurra, che mi ha convinto a chiamare tutte le ragazze, al via da Kufstein e dirgli: “noi siamo le guarriere della maglia azzurra, combattiamo e onoriamola come solo noi sappiamo fare. Le altre (olandesi, australiane, americane, ecc.) sono forti, ma noi siamo La Squadra: tutte per una e una per tutte. E adesso che faccio, mi fermo? Ora che sono qui a lottare per una medaglia. Io, oggi, qui, adesso. Chi l’avrebbe mai detto. Io, che quest’anno ho avuto una stagione pessima. Che sono stata male fino a 15 giorni fa e prendevo i minuti dal gruppo. Io che sono riuscita a conquistare la mia 16^ maglia all’ultimo giorno. Sapevo che oggi qualcuna tra Elisa, Elena, Erica, sarebbe salita sul podio. Me lo sentivo. Ma non pensavo certo che quella sarei stata io. Invece mi ritrovo qui, in piena discesa spaccagambe, ad inseguire una locomotiva umana bionda e dagli occhi chiari vestita di arancione. Che faccio, mollo? No, ora non si può. Devo stringere i denti e pestare ancora più forte sui pedali… Ce la faccio; no, non ce la faccio.. ma si che ce la faccio! Lo devo a me stessa, alla mia famiglia, alle mie compagne che mi hanno ascoltato quando le ho prese per mano questa mattina, a tutti i tifosi che sono venuti qui a vedere una maglia azzurra. Però adesso questo strappetto, dopo una discesa simile, proprio non ci voleva. Sbando a destra, poi a sinistra, muovo le spalle e le braccia nella speranza che aiutino le gambe. Quando finisce questa gara?”

“E’ impossibile descrivere tutto quello che passa nella testa durante una gara. Durante un mondiale duro come questo. Se potessi registrarlo lo rivivrei ogni giorno, ogni momento. Così, per il gusto di ricordarmi e ricordare come ho vinto una medaglia a distanza di 9 anni dalla maglia iridata e 14 dall’argento di Verona.”

Michael Jordan disse una volta: “Ci sono momenti, quando sei stanco o non stai bene, in cui comincia una battaglia con te stesso. Devi solo scavare più profondamente possibile e scoprire quali motivazioni hai davvero, quali erano le tue ambizioni originali. È una ricerca nell’anima: è facile dire “ho dato il massimo” oppure “sono stanco o malato, ora qualcun altro deve fare anche la mia parte” e sentirsi a posto con la coscienza. Non è il mio approccio, e qualsiasi cosa accada, so di dover provvedere alla squadra con ogni più piccola goccia di energia”.

Oggi Tatiana Guderzo sul tracciato duro e insidioso di Innsbruck ha dimostrato che il tempo non passa per i grandi campioni. Perché loro hanno la capacità di superare le leggi della fisica. Solo chi riesce a gettare il cuore oltre all’ostacolo, a spremere se stesso oltre ogni possibile immaginazione, a soffrire come nessun altro è in grado di fare, può mettere al collo un premio che va oltre il colore del metallo. E’ il rispetto e l’ammirazione di tutti. Brava Tatiana!

Lascia un commento

La tua email non apparirà

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.