
Inter-Liverpool il giorno dopo lascia l’amaro in bocca ai tifosi italiani e commenti sarcastici riguardo il var da parte dei giornalisti nostrani. Ma cosa ne pensano i colleghi inglesi? Di seguito una rapida carrellata dei giornali britannici che comunque sottolineano più la superficialità di Bastoni che l’eventuale errore del VAR.
In generale la vittoria del Liverpool a San Siro viene incorniciata come una classica notte europea, segnata più dalla disciplina tattica dei Reds che da un episodio arbitrale destinato a far discutere. Il rigore dell’88’, trasformato da Szoboszlai e generato dalla trattenuta di Bastoni su Wirtz, viene definito pressoché ovunque un fischio “soft”, borderline e certamente divisivo, ma non abbastanza controverso da giustificare la parola “scandalo”. Questo è il primo, evidente scarto rispetto alla lettura italiana.
Il Guardian parla di “controversial penalty”, ma subito precisa che fa parte di una serata dominata dal VAR, la stessa in cui al Liverpool era stato annullato un gol in precedenza. L’episodio, per i giornalisti inglesi, rientra nel grigio degli interventi difficili da valutare in diretta e quasi obbligati dopo il replay. Perfino Robertson, citato nel live, ammette che il rigore è sembrato leggero, ma aggiunge che “in ogni altra zona del campo sarebbe stato fischiato”. È un modo elegante per dire che Bastoni ha sbagliato il tempo e la modalità dell’intervento, in un calcio dove ogni trazione di maglia diventa prova filmata.
Sky Sports definisce la partita “VAR-plagued”, una notte in cui la tecnologia entra e esce con tempi lunghi, creando confusione e togliendo ritmo. Anche in questo caso, però, il rigore è collocato nel contesto di un protocollo che punisce qualunque trattenuta, più che come una chiamata sbagliata. Si insiste sulla natura “teatrale” della caduta di Wirtz, ma si sottolinea che l’attaccante fa ciò che chiunque farebbe quando sente la mano dell’avversario sulla maglia in piena area.
Le agenzie, da Reuters a ESPN, adottano un linguaggio più neutro e parlano semplicemente di “shirt pull”, la più classica delle ingenuità da area che al rallentatore diventa evidente. In queste ricostruzioni non c’è accusa all’arbitro Zwayer né al VAR: c’è semmai la constatazione che in un calcio così regolamentato è impossibile non concedere un rigore quando il fotogramma mostra la maglia tirata. La narrazione, insomma, non mette l’Inter nella posizione della vittima, ma in quella della squadra che paga un errore difensivo nel momento meno opportuno.
Guardando ai commenti complessivi, emerge una visione piuttosto pragmatica. Il Liverpool viene descritto come squadra solida, attenta e cinica, capace di reggere l’urto emotivo della serata e colpire nei minuti decisivi. L’Inter viene riconosciuta per intensità e organizzazione, ma la stampa inglese tende a interpretare il finale come il risultato di una gestione difensiva imperfetta, più che come il frutto di un torto arbitrale. Anche la distribuzione delle recriminazioni è più equilibrata: se l’Italia sottolinea l’episodio che decide il match, in Inghilterra si ricorda anche il gol annullato a Konaté, anch’esso valutato come “debatable” e parte della stessa serata convulsa.
Il giudizio complessivo è quindi più sfumato rispetto al dibattito italiano. Il rigore è letto come il prodotto dell’era VAR: eccessivo secondo la sensibilità tradizionale, inevitabile secondo la logica dei replay. Un episodio che genera polemiche, certo, ma che non oscura l’idea che i Reds abbiano legittimato il colpo finale con una prova matura, mentre l’Inter ha pagato la propria minima disattenzione in un contesto che non perdona.
