Il campione spagnolo, attuale numero 2 del ranking, si aggiudica per la decima volta la prestigiosa tappa italiana del circuito ATP. Che la terra rossa fosse il suo regno, non è una novità. L’avversario è il serbo Nole Djokovic: è la più classica delle finali degli ultimi anni (i due si sono incontrati 57 volte).

Vengono da percorsi diversi: se da un lato il serbo ha avuto un percorso tutto sommato agevole, dove gli unici ostacoli veri sono stati il greco Tsitsipas e il nostro Lorenzo Sonego (protagonista di un grande torneo n.d.r.), il tennista maiorchino, invece, ha rischiato l’eliminazione con Shapovalov agli ottavi, per poi crescere partita dopo partita, eliminando Zverev e la rivelazione Opelka, prima di arrivare in finale.

Il primo set è un tipico inizio di finale: entrambi perdono un servizio e lo recuperano. Poi è sostanziale parità. Si susseguono scambi rapidi prima, e lunghi poi. Nole alterna bene le palle lunghe e quelle corte: i due si studiano in profondità. Le smorzate con il dritto hanno messo più di una volta in difficoltà lo spagnolo, ma Nole concede un agile punto sul secondo set point, cedendo sotto i potenti colpi dell’avversario. Nadal chiude un primo set (5-7) combattutissimo, superando molti momenti di difficoltà contro un Djokovic molto tenace che non ha mai concesso punti facili.

Il secondo set inizia con il serbo al servizio. Si conferma una statistica: Nadal domina sugli scambi corti, Djokovic su quelli prolungati. Nole sembra molto nervoso e gli scambi lunghi sembrano rassicurarlo. La paura di non sbagliare, tipica di un secondo set al meglio dei tre, si fa sentire. Ciò che risalta sono le qualità fisiche e psicologiche dei due, una spanna sopra ai migliori talenti di oggi. Nole continua a usare l’arma delle palle corte che sembra essere efficace: al quarto game lo spagnolo perde il servizio e Djokovic ha l’occasione di staccarlo. Si porta così sul 4-1.

Nadal va in difficoltà, dando la possibilità all’avversario di servire per il set: in meno di un quarto d’ora Djokovic si prende con rabbia il set del pareggio. È 1-1.
Nelle ultime 24 finali giocate dallo spagnolo, quando ha vinto il primo set, ha poi trionfato.

Dopo una sostanziale parità, sul 2-2 un errore incredibile di Nadal sembra incoraggiare il serbo, che sa sempre piazzare dei lungo linea precisi e, spesso, vincenti. Lo spagnolo tiene il turno di battuta dopo aver salvato due palle break e si porta sul 3-2. Da questo momento in poi è dominio psicologico. Il pubblico del Centrale inizia a sostenere lo spagnolo che sfodera dei colpi da campione assoluto. Sul 5-3, serve per il match: è con un largo rovescio del serbo che si chiude l’incontro.

Per la decima volta, sedici anni dopo la prima vittoria, è Rafa Nadal il re dell’Open di Roma. Una finale fra due grandi campioni, ma a Roma, il più forte è lui. La vera grande notizia del torneo romano è il ritorno del pubblico, seppur dimezzato, sugli spalti: un barlume di normalità al quale vogliamo riabituarci.

BENVENUTO MARCO – Con questo articolo fa il suo esordio Marco Pauletti nel team di Sport24h.it. Chi è lo potete vedere dal profilo pubblicato di seguito. Quello che non dice, e che invece per noi è fondamentale, è l’entusiasmo con il quale ha accettato la nostra proposta e la determinazione che è in grado di mettere nelle avventure che affronta. Caratteristica, questa, proprie delle prime linee di rugby: i tallonatori (come Marco) e i piloni è vero che portano il piano, ma sanno anche suonarlo, soprattutto quando smettono di giocare. (AU)

Nato a Roma il 17/03/1998, studente di giurisprudenza e direttore del giornale universitario "360gradi - Il giornale con l'università intorno". Giocatore seniores della Unione Rugby Capitolina e allenatore. Mi piace scrivere, soprattutto di sport, in particolare tennis, basket, rugby, nuoto e, più in generale, di storie di sport.

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