TennisInternazionali di Roma, Prizmic firma l’impresa. Il tramonto di Nole è vicino?

Internazionali di Roma, Prizmic firma l’impresa. Il tramonto di Nole è vicino?

Internazionali di Roma
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Finisce subito l’avventura di Novak Djokovic agli Internazionali d’Italia. Il sei volte campione del torneo romano è stato eliminato al debutto da Dino Prizmic, qualificato croato classe 2005, capace di imporsi in rimonta con il punteggio di 2-6, 6-2, 6-4 e di conquistare così la vittoria più importante della sua giovane carriera.

Per Djokovic sembrava una giornata avviata senza particolari problemi. Il primo set, chiuso 6-2, aveva restituito l’immagine abituale del campione serbo: controllo degli scambi, gestione dei momenti, superiorità tecnica evidente. Poi però la partita è cambiata. Nel secondo parziale Nole ha iniziato a mostrare segnali fisici preoccupanti: pause più lunghe tra un punto e l’altro, mani sulle ginocchia, rientri lenti verso la panchina nei cambi campo. Prizmic ha capito il momento e ha aumentato ritmo e aggressività, ribaltando l’inerzia del match.

Nel terzo set Djokovic ha provato a restare dentro la partita con l’esperienza e con qualche lampo dei suoi, ma non ha avuto la continuità fisica per sostenere gli scambi più duri da fondo campo. Prizmic, già capace nel 2024 di metterlo in difficoltà all’Australian Open, quando da diciottenne gli strappò un set, questa volta ha completato l’opera. Ha tenuto mentalmente, ha spinto nei momenti decisivi e ha chiuso una vittoria che vale il terzo turno a Roma e la seconda affermazione in carriera contro un Top 10, dopo quella ottenuta a Madrid contro Ben Shelton.

Il dato storico pesa: è la prima volta che Djokovic perde il match d’esordio agli Internazionali d’Italia. Il suo bilancio al debutto romano era di 18 vittorie e nessuna sconfitta. Anche per questo il ko contro Prizmic non può essere letto come una semplice giornata storta. Il serbo arrivava a Roma senza giocare da Indian Wells, dove si era fermato contro Jack Draper, e la sua condizione è apparsa lontana da quella necessaria per competere ad alto livello in un Masters 1000 sulla terra.

La domanda, a questo punto, diventa inevitabile. La vittoria in semifinale contro Jannik Sinner agli Australian Open è stata il canto del cigno? In Australia Djokovic aveva sfoderato una delle sue partite da grande campione, costruita sulla tenuta mentale, sulla capacità di leggere i momenti e su quella superiorità competitiva che per vent’anni lo ha reso quasi inattaccabile.

Djokovic resta Djoker; sarebbe imprudente considerarlo finito alla vigilia del Roland Garros, dove andrà a caccia del 25° titolo Slam su un campo che gli ha regalato forse la vittoria più bella degli ultimi due anni (Olimpiade contro Alcaraz). Ma Roma consegna un segnale chiaro: contro avversari giovani, solidi e disposti a prolungare ogni scambio, il serbo deve ora fare i conti con una variabile che non può più governare come prima: il tempo.

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