Internazionali di Roma, Sinner soffre e batte Paul in rimonta 1-6, 6-0, 6-3

Jannik Sinner supera in tre set Tommy Paul e raggiunge la finale di Roma che non vedeva un italiano da 47 anni. Una partita dai due volti.

Jannik Sinner supera in tre difficili set Tommy Paul 1-6, 6-0, 6-3 e raggiunge la finale degli Internazionali di Roma a distanza di 47 anni da quella persa da Panatta contro Borg (1978). Per capire per quale motivo non è stata una passeggiata come molte anime belle avevano immaginato bisogna tornare indietro di qualche giorno, alle parole di Sasha Zverev dopo la sconfitta con Musetti: “Le palle a Roma sono pesanti e più grosse, per un giocatore di attacco, che cerca sempre il punto, è molto più difficile, perché le palle viaggiano molto più lente”. A distanza di poche ore, lo stesso Sinner, dopo la vittoria al fulmicotone su Ruud, aveva detto: “Il piano era chiudere la partita il prima possibile perché verso le 20 scende l’umidità sul campo e le palle diventano più lente”.

Crediamo che in queste due frasi si nasconda il 6 a 1 iniziale con il quale Tommy Paul ha annichilito il ragazzo di San Candido. Sinner nella stessa occasione, prima del match, aveva anche detto: “Ogni giorno è una sensazione diversa, oggi – riferendosi alla vittoria con Ruune – mi sentivo molto bene, ma domani chissà. Quando si torna è sempre difficile, prendiamo quello che viene”.

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Nella saggezza che non è di un ragazzo di 23 anni sapeva, Sinner, che la partita sarebbe stata diversa. Non si aspettava così dura. Ha resistito, mostrato segni di affaticamento muscolare che solo nelle prossime ore sapremo se è cosa seria oppure no. Ha mostrato resilienza (termina usato ormai troppo spesso), facendo di necessità virtù, ed è venuto capo di una partita complicata. Per la prima volta entra in finale a Roma. Domenica lo aspetta Alcaraz, che non è Paul e non è Ruud. Per fortuna si giocherà di giorno.

La partita

Il match inizia male per Sinner. L’azzurro appare contratto, lento negli spostamenti e stranamente impreciso. Paul, al contrario, entra in campo determinato e aggressivo. L’americano, che avrebbe potuto diventare il primo statunitense a battere un numero 1 del mondo sulla terra dal lontano 1998, approfitta del momento: gioca profondo, varia i colpi e manda fuori giri Sinner, che chiude il primo set con un preoccupante 6-1 in appena 28 minuti, condito da 13 errori gratuiti.

Il risveglio del campione

Ma proprio quando il pubblico inizia a temere il peggio, ecco il cambio di marcia. Sinner si scuote, ritrova ritmo e lucidità, si affida al servizio e torna a comandare lo scambio. Il secondo set è un monologo: 6-0 secco, con tre break consecutivi e un Paul visibilmente destabilizzato. Il Centrale esplode. Il vento è cambiato, e ora è Jannik a far ballare l’avversario.

Il terzo set e l’allungo decisivo

Il set decisivo si apre come era finito il secondo: con un Sinner centrato e dominante. Break immediato, servizio tenuto a zero, e Paul costretto a inseguire. L’americano prova a reagire, recupera il break, ma l’inerzia è ormai tutta dalla parte dell’azzurro. Sul 3-2, con l’aiuto di un passante di rovescio da applausi, Sinner strappa di nuovo il servizio. Il pubblico si alza in piedi, sente che il momento è arrivato. Paul annulla due match point sul 5-3, ma è solo un ritardo dell’inevitabile: al turno di battuta successivo, Jannik chiude la pratica dopo un’ora e 43 minuti di gioco.

La vittoria spalanca le porte della 25ª finale in carriera per Sinner, ma questa ha un sapore unico. Non solo per la storicità del traguardo – l’Italia non vedeva un finalista maschile al Foro Italico dal 1978 – ma per la qualità della reazione mostrata dopo un primo set così negativo. A rendere tutto più epico ci sarà l’ultimo atto contro Carlos Alcaraz, in una sfida che promette spettacolo e tensione, tra i due giovani dominatori del tennis mondiale.

Jules Elysard
Nato in una cittadina semisconosciuta tra Mosca e San Pietroburgo (non chiedetemi perché, è una storia lunga), di padre francese e madre italiana, mi occupo di sport fin da piccolo. Amo guardare le cose da un punto di vista diverso, a volte anche problematico, ma mai dogmatico. Ho collaborato con diversi quotidiani.

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