EditorialiIntervista a Sinner al TG1: tra innocenza, poker e WADA

Intervista a Sinner al TG1: tra innocenza, poker e WADA

Intervista di Jannik Sinner al TG1: tra dubbi sull'antidoping e riflessioni personali. Limiti e pregi di un racconto durato oltre 20 minuti

Le reazioni all’intervista integrale a Jannik Sinner trasmessa ieri sera dal TG1 sono diverse e a volte contrastanti, come del resto tutta la vicenda sportiva di quello che è, da qualsiasi parte si voglia guardare, il più forte tennista italiano di sempre. Personalmente non mi allineo alla schiera di entusiasti adulatori di Sinner e meno che mai del direttore Gian Marco Chiocci, passato alla storia della tv italiana per l’intervista al fu ministro Sangiuliano che doveva chiudere il caso Boccia e che invece alla fine ne accelerò le dimissioni. Penso che nel racconto di ieri vi siano elementi forse un po’ scontati ed altri, invece, di una profondità disarmante, nascosti però nelle pieghe di una narrazione nel complesso mainstream.

Per raccontare le personali considerazioni tratte da quanto visto ieri sera e che è ancora visibile su Raiplay, parto dal tweet di Paolo Bertolucci che la definisce ‘imprecisa’.

Effettivamente il passaggio sul tema è apparso approssimativo anche a me. Non solo per la confusione tra ‘patteggiato’ e ‘concordato’ (il primo termine presuppone una ammissione di colpa, il secondo si riferisce solo ad una soluzione transattiva) ma per come entrambi, Chiocci e Sinner, hanno girato attorno all’argomento. Da parte di Chiocci è evidente la poca conoscenza della materia. In particolare quando chiede se possa esserci la possibilità che cambino le regole dell’antidoping ‘nel tennis’. Cambieranno, e non solo nel tennis. La domanda corretta, quindi, avrebbe potuto essere: “dal 2027 cambieranno le regole relative al doping involontario nello sport, tu cosa ne pensi?”

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D’altra parte Sinner sull’argomento continua a professare la propria innocenza, considerandosi vittima di una ingiustizia quando invece è evidente che la WADA l’ha considerato colpevole in base alle regole attuali, che essa stessa considera obsolete e quindi da rivedere.

Sorvolo, per quanto riguarda le domande del direttore, su alcune piccole sfumature che però a mio avviso danno la cifra complessiva dell’approssimazione, come il ‘tu’ dato al giocatore, aver chiamato Djokovic con una pronuncia mai sentita (Jokovic?) e la sviolinata al presidente Binaghi, forse il vero king-maker di questa operazione.

Preferisco concentrarmi sul alcune risposte di Sinner, alcune banali altre invece profonde. Tra le prime annovero la frase ‘ognuno può pensare quello che vuole, io sono innocente’, che richiama a quanto esposto sopra. Illuminante, invece, la frase: “Una partita di tennis è come una mano a poker. Cerchi di capire il tuo avversario da piccoli segni e devi mascherare le tue emozioni e debolezze per non lasciargli il vantaggio.” Una bella risposta alla domanda: “Sei sempre imperturbabile, non come noi (sic!)”.

Credo che ci sia da riflettere invece riguardo la risposta: “I momenti di difficoltà in alcune partite sono nati da fatti personali. Abbiamo una vita fuori dal campo che è anche più importante di quella dentro che è l’unica che conoscete e che, come tifosi, vi interessa.” Il che mi fa pensare, soprattutto in questi giorni in cui i giornali sono pieni di indiscrezioni riguardo la presunta nuova storia sentimentale con una modella, ‘ma lasciamolo stare!’.

Chiudo con una risposta che danno solo i grandi. Quale è il segreto per diventare campioni oltre al talento? “Lavoro e fortuna”. Un altro avrebbe risposto solo ‘lavoro’.

Bentornato Jannik!

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Antonio Ungaro
Antonio Ungaro
Giornalista sportivo e blogger. I primi ricordi sportivi sono le imprese di Gimondi al Giro d'Italia e il 5 Nazioni raccontato da Paolo Rosi. Dietro ad ogni sportivo c'è una storia da raccontare; tutte insieme raccontano un Paese che cambia. Sono convinto, parafrasando Mourinho, che chi sa solo di uno sport non sa nulla di sport.

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