Investire nello sport e soprattutto necessario

Investire nello sport e soprattutto necessario

Investimento nello sportSono due le battute sicuramente più belle del convegno: “Investimento nello Sport, investimento anticiclico” che si è tenuto oggi a Roma, presso il Salone d’Onore del CONI.
La prima è di Nerio Alessandri, visionario come sempre: “La creatività è la nuova tecnologia…”. La seconda è del Sottosegretario Graziano Del Rio: “Lo sport non è un’opportunità, è un obbligo”.
Si tratta per certi versi dell’alfa e omega di questa giornata, voluta dal CONI e che ha goduto di interventi, almeno dal punto di vista politico, di sicuro impatto. Hanno partecipato infatti ai lavori, tra gli altri, il Sottosegretario alla Presidenza del Consiglio Graziano Del Rio, il Ministro della Salute Beatrice Lorenzin, il presidente del CONI Giovanni Malagò ed imprenditori di successo come il citato Nerio Alessandri, fondatore di Tecnogym.
Dal punto di vista economico una politica anticiclica è quella che contrasta il normale agire in una data contingenza. Per capirci, con la crisi che morde si tende a diminuire spesa corrente ed investimenti a causa di una diminuzione della domanda. Una politica anticiclica è quella che, invece, tende ad immettere circolante nel sistema per aumentare la domanda di beni e servizi. Da questo punto di vi sta, perché l’investimento nello sport sia da considerare “anticiclico” sinceramente nessuno l’ha spiegato veramente. Ci sembra da questo punto di vista più illuminante la presentazione del libro bianco dello sport, fatta a dicembre del 2012 (leggi qui).
Ma non fossilizziamoci sugli aspetti formali, rimane la sostanza: investire sullo sport vuol dire investire sul futuro. Questo si è capito perfettamente e dobbiamo dare atto ad alcuni interventi illuminanti, come quello di Nerio Alessandri, per esempio, che hanno portato esempi concreti e numeri per capire i motivi di una tale affermazione.
Cominciamo per dire che questi discorsi, da quando esiste lo sport moderno, ovvero dalla seconda metà dell’800 circa, non sono una novità. Lo spirito del barone De Coubertin aleggiava sul convegno di oggi, anche se nessuno è stato capace di citarlo direttamente. Il geniale inventore delle Olimpiadi moderne era convito che la forza e ricchezza di una nazione dipendessero dal sistema educativo e da quanto sport, questo, prevedesse: “I successi degli eserciti britannici in tutto il mondo – diceva – nascono sui campi sportivi dei college inglesi…”. Insomma nulla di nuovo. Ma nel nostro paese ripetere aiuta, soprattutto se in presenza di chi dovrebbe decidere.
Investire nello sport conviene allo Stato – ha esordito Nerio Alessandri – perché risparmia in spese sanitarie ma conviene anche alle imprese. Una popolazione sana è una popolazione che ha una visione ottimistica del futuro, che sviluppa la creatività, la vera ricchezza di una Nazione. Le aziende che prevedono nelle loro strutture anche palestre hanno un assenteismo ridotto drasticamente e attirano le migliori risorse umane.
Ridurre del 10% le malattie legate alla sedentarietà aumenta dell’1% il PIL. Tecnogym lavora per il 90% con l’estero e il nostro osservatorio ci dice che l’Italia è agli ultimi posti per questo tipo di soluzioni aziendali. Ma non siamo all’anno zero. Abbiamo grandi potenzialità, legate soprattutto al concetto di benessere, che fonda insieme sport, mangiare sano, bellezze artistiche. In Romagna abbiamo messo a sistema tutto questo e abbiamo realizzato il primo polo mondiale del “benessere”. L’Italia può diventare il primo produttore di “benessere” al mondo…
Un discorso fatto anche di numeri reali che trova ideale prosecuzione nel quadro delineato dal presidente del CONI Malagò nel suo intervento: “Per quanto riguarda la nostra gioventù, siamo in una situazione limite. L’Italia è il secondo paese al mondo per percentuale di adolescenti sovrappeso. Ci precede solo la Grecia, mentre abbiamo dietro paesi come USA e Messico nei quali questo aspetto è un’emergenza sociale. Un interessante studio australiano ci dice che le attuali generazioni compiono, in media, un miglio di corsa 60” più lentamente dei pari età di 30 anni fa. Insomma l’uomo tende a diventare sedentario a causa del progresso tecnologico e delle diverse condizioni di vita. Siamo ad un punto di svolta epocale. CONI e Federazioni potrebbero anche pensare che questo non sia un problema di competenza, non avendo nella propria mission l’obiettivo di aumentare la pratica di base e imporre un corretto stile di vita. Ma non possiamo girarci dall’altra parte. Sentiamo la responsabilità di chi è chiamato in prima persona a far si che lo sport di livello sia sempre portatore di valori positivi.”
Il Ministro della Salute Lorenzin ha citato come esempio il diabete di secondo tipo; fino a qualche anno fa una patologia caratteristica della terza età, adesso invece frequente anche tra i 50enni. “Sugli stili di vita si gioca la partita della sostenibilità dei sistemi sanitari europei – ha detto il Ministro -. Se non diminuiamo l’insorgenza delle patologie, il sistema economico non tiene. Lo sport è il miglior deterrente perché ci si ammali.”.
Ciclico o anticiclico, investire sullo sport è un passaggio obbligato. L’ha ricordato lucidamente il Sottosegretario Del Rio: “C’è più facilità a convincere le persone ad una corretta prevenzione nei confronti di malattie come il tumore che a far passare il concetto che lo sport e l’attività fisica sono obblighi sociali, oltre che diritti inalienabili.
Il Governo considera la pratica sportiva scolastica una priorità. Stiamo incentivando l’attività di alfabetizzazione motoria, vogliamo attivare, soprattutto nel sud, i fondi europei e i fondi previsti per investimenti in strutture. Il nostro obiettivo è realizzare 1000 impianti nei prossimi 1000 giorni. Lo sport è formazione. La formazione è il nostro futuro.”
Per magia, quasi senza che se ne accorgessero, gli interventi sono tornati così al buon caro e vecchio Barone, passando anche per Adam Smith e un pizzico di Keynes…
C’è ancora qualcuno che è convinto che sia finito quel tempo?
AU

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