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Cosa succederebbe se un paese attaccasse deliberatamente gli USA e, come primo atto, bombardasse la Casa Bianca uccidendo il suo presidente? Sono consapevole che l’ipotesi, stante l’enorme quantità di sistemi d’arma e di difesa messi in campo dagli Stati uniti, resta nel campo dell’irrealizzabile. Però proviamo comunque a immaginarlo.
Non mi metto a descrivere qualcosa che ogni lettore potrà immaginare ognuno con le proprie sensibilità. Su una cosa, però, possiamo stare certi. Gli USA, al primo appuntamento sportivo internazionale organizzato nel paese aggressore, non parteciperebbero; nessuno si sognerebbe di chiederglielo e nessun organismo internazionale sportivo proverebbe a fargli cambiare idea.
Comprensibile, quindi, che l’Iran oggi abbia dichiarato che non andrà ai Mondiali di calcio che si svolgeranno negli USA. L’invito di Trump risulta beffardo e offensivo, dopo che poco meno di due settimane fa lui, insieme al ricercato per crimini di guerra Netanyahu, ha colpito il Paese e ucciso il loro leader. Stesso discorso per le suppliche di Infantino.
La differenza, in questo gioco di specchi, è che — ne sono certo, anche perché circolano già i primi rumors — la FIFA di Infantino, qualora l’Iran confermasse di non partecipare, potrebbe sanzionare la Federazione che, con il boicottaggio, violerebbe una qualche regola. Tutta questa storia sarebbe da cartoon, tipo i Simpson, se non ci fossero morti e feriti e una guerra che non sembra destinata a finire.
Trump e il suo sodale Netanyahu non hanno solo distrutto quel poco che restava del diritto internazionale, ma hanno anche cambiato radicalmente il mondo dello sport. Emblematica, da questo punto di vista, è stata la scelta di scatenare la guerra nonostante fossero in corso le Paralimpiadi, facendo strame perfino della tregua olimpica. Aggiungiamo anche la storia dei visti negati alla nazionale U20 etiope di cross country e le perplessità del mondo civile (che non coincide necessariamente con tutto l’Occidente) riguardo ai criteri per il rilascio dei visti dei Mondiali e delle prossime Olimpiadi.
Tutti elementi che dimostrano come la grottesca amministrazione americana abbia minato le fondamenta anche dello sport.
