TREVISO – Italia Argentina 16 a 37. Se qualcuno si aspettava sorprese è stato deluso. La linea tracciata sulla sabbia, per citare il CT della Nazionale italiana Crowley, è stata già cancellata per essere spostata ancora più indietro. I timidi progressi fatti vedere contro la Nuova Zelanda una settimana sono subito spariti. La distanza dai Pumas è ormai siderale e sul campo di Treviso si è visto.

Siamo sinceri, a parte le parole di facciata, già otto giorni fa, vedendo la formazione schierata per la partita contro gli All Blacks in molti si sono guardati attoniti chiedendosi: “E’ questo il nuovo corso?”

Al coach neozelandese dobbiamo dare credito almeno per il prossimo anno. Forse nei prossimi test match autunnali potremmo capire se quella linea è stata spostata in avanti oppure è rimasta lì. Però alcune valutazioni è giusto che si facciano, invitando dirigenza tecnica e politica a non perdere ancora tempo dietro progetti sbagliati. Invitiamo anche la comunicazione complessiva della Federazione a costruire una nuova narrazione, che lascia ormai completamente da parte la terribile esperienza dell’Accademia Nazionale. Via, pertanto, tutti quegli asterischi in occasione delle convocazioni. Via, soprattutto, dalla testa dei tecnici, l’idea che il materiale umano sul quale hanno lavorato le precedenti gestioni sia il meglio a disposizione nel nostro Paese. Questo per dire che non crediamo proprio si possa costruire il nostro futuro con i vari Garbisi, Lucchesi e Mori, per citare quelli che a nostro avviso rappresentano, più degli altri, il retaggio di un vecchio modo di intendere il rugby.

Sarebbe utile, invece, studiare l’esempio proprio della nazionale argentina, che in pochi anni, dopo l’ingresso nell’esclusivo club del sud del mondo, è stata capace di scavare un fossato tra loro e il resto del mondo. Il gap con noi è ormai incolmabile. La partita di oggi ne è la dimostrazione.

LA CRONACA – Al 10′ l’Argentina è già in vantaggio. Dopo aver fallito un calcio di punizione con Boffelli (alla fine il migliore in campo), va in meta con Kremer, inarrestabile. Boffelli trasforma.

Al 15′ fuorigioco azzurro e questa stavolta Boffelli non sbaglia il piazzato: 10-0 Argentina.

Al 28′ i Pumas mettono il ghiaccio (per quanto questo sia possibile nel rugby) la partita con la seconda meta, che è un regalo azzurro: pallone perso su tentativo di contrattacco, Gonzalez calcia lungo e schiaccia in meta. Siamo 17 a zero. L’Italia a questo punto inizia a reagire. Al 31′ arrivano tre punti di Garbisi e allo scadere una nuova trasformazione fissa il punteggio del primo tempo 17 a 6 per gli argentini.

Neanche il tempo di risedersi in tribuna per il secondo tempo, che l’Argentina trova la terza meta, al 43°. Passaggio al largo e Moroni che schiaccia oltre la linea di meta. Italia completamente sbilanciata in difesa non copre sull’ala argentina. Boffelli non sbaglia la trasformazione.

Reazione azzurra al 48° con un lungo contrattacco nei 22 avversari, alla fine è bravo Varney a partire dalla base della mischia e schiacciare. Garbisi trasforma: 24-13. La partita entra in una fase di cambi di fronte. Garbisi centra ancora i pali al 51°, ma i Pumas marcano ancora dopo tre minuti. Anche questa volta per un’amnesia difensiva azzurra. L’Italia è piazzata malissimo, Santiago Cordero al largo trova tutto lo spazio per realizzare la quarta meta che Bofelli non trasforma. Al 63° sudamericano vanno oltre il doppio break: Sanchez (al posto di Boffelli) porta l’Argentina 32-16. A tre minuti dalla fine, dopo una una meta annullata dal TMO, Bosch fissa il punteggio 37-16.

Nato in una cittadina semisconosciuta tra Mosca e San Pietroburgo (non chiedetemi perché, è una storia lunga), di padre francese e madre italiana, mi occupo di sport fin da piccolo. Amo guardare le cose da un punto di vista diverso, a volte anche problematico, ma mai dogmatico. Ho collaborato con diversi quotidiani.

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