
Questa sera, alle 21.10 al Ferraris di Genova Italia-Cile chiude le Quilter Nations Series. Una sfida che segna il ritorno in campo di Michele Lamaro, fermo dal Sei Nazioni e rimasto ai box nelle prime due uscite di novembre. Il capitano azzurro arriva alla vigilia con un misto di impazienza, consapevolezza e senso di responsabilità, elementi che plasmano il tono di un match tutt’altro che banale.
Lamaro lo dice senza giri di parole: per lui tornare in gruppo è quasi una liberazione. L’emozione non è solo personale. Ha guardato Australia e Sudafrica da fuori, e il modo in cui la squadra ha affrontato due colossi del rugby mondiale gli ha dato ulteriore fiducia nel percorso che Quesada sta costruendo. La maturità mostrata contro gli Springboks, sottolinea, è un segnale forte. Ma la crescita va confermata proprio nelle partite dove il rischio di sottovalutare l’avversario è più alto.
Ed è qui che il discorso si sposta sul Cile. Lamaro è netto: queste sono le gare più insidiose, perché ti mettono davanti a un avversario che conosci meno e che ha tutto da guadagnare. Lui stesso non ha mai incrociato i sudamericani, e nella storia recente non sono mancate le difficoltà contro squadre di questo profilo. Cita l’Uruguay, Parma, qualche anno fa: un promemoria di quanto l’orgoglio delle nazionali emergenti possa diventare un fattore.
La chiave, allora, non è il Cile. È l’Italia. “Dobbiamo impedire loro di entrare in partita”, dice il capitano. Tradotto: intensità nei fondamentali, disciplina, capacità di controllare il ritmo e di non lasciare che la gara si sporchi. È un match che si vince nel modo in cui ci si presenta mentalmente, prima ancora che nei duelli individuali.
L’obiettivo dichiarato è semplice e ambizioso allo stesso tempo: fare meglio delle ultime due partite, continuare a crescere, costruire qualcosa di più solido e duraturo. Il resto — l’avversario, il ranking, il contesto — è rumore di fondo. L’Italia vuole chiudere il mese con una prova di identità, e le parole di Lamaro indicano la strada: concentrazione, umiltà e controllo del proprio rugby.
