A caldo avevamo avanzato un dubbio, ovvero che il tecnico azzurro Franco Smith fosse in confusione, viste le scelte operate prima e dopo la disfatta contro al Francia. Dopo aver assistito alla conferenza stampa post partita, la sensazione è diventata certezza.

Di seguito alcune perle.

“Per chi guarda solo il risultato questa partita è andata male, ma io ho visto ottime cose soprattutto quando avevamo la palla. Con un po’ di esperienza avremmo potuto fare anche qualche altra meta.”

A proposito dei cambi della prima linea al 25′ del primo tempo? “Era tutto programmato”, sono seguiti mugugni e mezze frasi che hanno reso il resto del concetto incomprensibile.

Come valuti il lavoro in difesa? “Abbiamo preso meta da nostri errori… quando hai la palla puoi anche sbagliare un placcaggio, ma quando devi difendere no. Il problema è che i nostri ragazzi non sono abituati allo scontro fisico in partita, giocano poco e non vi sono occasioni di confronto che permettono di abituarsi. E’ successo anche nelle precedenti edizioni del Sei Nazioni e questo autunno: la prima partita molto male, poi le cose sono migliorate.” In realtà poi le abbiamo sempre prese..

Inevitabile quindi che il discorso cada sulle franchigie che utilizzano con il contagocce gli azzurri: “Lavoriamo in perfetta sintonia con le franchigie. Purtroppo covid e scelte tecniche spesso non permettono ai ragazzi di giocare. Del resto posso utilizzare solo i ragazzi che vengono dalla U20 e dalle due franchigie, che hanno poche occasioni di confronto internazionale.”

In generale il linguaggio del corpo, per tutta la durata della conferenza stampa, ci dice di un uomo in forte imbarazzo per il risultato finale. Smith ha cercato, nella mascherina poggiata sul tavolo alla sua sinistra, con lo sguardo ed anche con le mani, rifugio.

In tutte le parti del mondo avrebbe voluto essere tranne che davanti a uno sparuto gruppo di giornalisti che per la verità hanno avuto poca voglia di mettere sulla graticola il rugby italiano, già cotto a cottura lenta da solo.

Una cosa vogliamo ricordare a Smith. Non ci sono solo i giocatori dell’Under 20 e delle due franchigie. Se questi non giocano nelle loro squadre e non hanno il ritmo partita, forse è meglio volgere lo sguardo verso quelli che giocano, magari in Top10. E se la Federazione colpevolmente non avesse abbandonato anche gli altri campionati, anche in Serie A.

Avevamo consigliato allo staff azzurro, all’inizio del suo mandato, di farsi qualche passeggiata per i campi di tutta Italia, invece di consumare il pasto apparecchiato da Benetton, Zebre (i cui risultati fallimentari sono sotto gli occhi di tutti) e Accademie. Se non l’hanno fatto e adesso sono costretti a utilizzare giocatori non abituati al clima partita, che non sono allenati, che non sono abituati a giocare, di chi è la colpa?

Siamo sicuri che farebbero peggio di questi?

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