
I resoconti del 1° settembre partono quasi tutti dallo stesso numero: 27 rimbalzi azzurri contro 40. Il Corriere dello Sport definisce disastrosa la prova sotto i tabelloni dell’Italia e la lega al ko di Tuzla di tre giorni prima. Eurosport quantifica il dominio serbo nel pitturato: 40-27, con 18 palloni catturati in attacco. Il 64-76 di Pesaro, nella lettura dei giornali, conta meno del modo in cui è maturato.
La versione più dura arriva da Eurosport, che parla di due quarti pari di rara bruttezza offensiva. Gli azzurri chiudono a 12 punti nel secondo periodo e a 10 nell’ultimo, dove il primo canestro dal campo arriva dopo otto minuti; Mannion firma 23 punti e 7 palle perse. Il tabellino conferma il quadro: 10/27 da due, 7/22 da tre, diciassette conclusioni a segno in quaranta minuti. L’Italia resta in piedi dalla lunetta, con 23/26.
Sulla Gazzetta dello Sport, dopo la sconfitta in Bosnia, Giuseppe Nigro aveva scritto che “la classifica non piange”, segnalando però i 18 rimbalzi offensivi concessi e il 38% da due. Lo stesso dato, ripetuto identico a settantadue ore di distanza contro un avversario diverso, è ciò che trasforma il problema fisico da episodio in tendenza. OA Sport parla di una squadra che riparte da zero.
Belgrado apre sul referto medico di Jokic
La stampa serba non apre sul punteggio. In conferenza Dusan Alimpijevic ha raccontato che il capitano era malato da tre giorni e aveva ricevuto infusioni anche la mattina della partita, senza dirlo a nessuno e rifiutandosi di lasciare il ritiro. Danas, Telegraf, Kurir ed Espreso hanno costruito su quel passaggio i titoli del giorno dopo. Gli 8 punti e 8 rimbalzi del pivot dei Denver Nuggets, in questa lettura, pesano più di una doppia doppia.
B92 misura la portata del risultato con una data: l’ultimo successo serbo sull’Italia risaliva al Mondiale 2019, seguito da tre sconfitte. Arena Sport le elenca — EuroBasket 2022 e Mondiale 2023 — e parla di maledizione interrotta, ricordando che negli ultimi cinque confronti gli azzurri avevano vinto quattro volte. Sportklub attribuisce il successo alle guardie: Avramovic 20 punti con 8/20 dal campo, cinque triple sbagliate prima di infilarne quattro nel finale, Guduric 19 con 6/13. Lo stesso sito registra il dato che i giornali italiani leggono come crollo e i serbi come merito difensivo: quattro punti azzurri nei primi sei minuti e mezzo dell’ultimo quarto, nessuno su azione. Alimpijevic ha detto che la sua squadra ha giocato “come una famiglia”. Mozzart Sport titola invece sull’infortunio di Nikola Milutinov, uscito nel primo tempo dopo aver dominato l’area, e da lì nasce il rientro forzato di Jokic.
I conti verso Doha
Il Girone J chiude la finestra di agosto con la Turchia a 8-0 e già qualificata, la Serbia a 6-2, l’Italia a 5-3, la Lituania a 4-4, Bosnia e Islanda a 3-5. Passano le prime tre. Sportando indica nella Lituania la rivale diretta e ricorda che gli azzurri hanno vinto entrambi gli scontri della prima fase, l’ultimo dei quali a Klaipeda con il canestro di Mannion sulla sirena: in caso di parità di punti, l’Italia sta davanti. Il fronte scoperto è un altro, e riguarda la Bosnia, che il confronto diretto lo ha vinto: il ritorno del 26 febbraio a Bologna o dove sarà designato diventa la partita da segnare, prima della trasferta in Turchia del 1° marzo.
Il calendario di novembre non aiuta la lettura ottimistica: Turchia a Pesaro il 26, Serbia in trasferta il 29. Le assenze però ridisegnano i valori. In quella finestra la Serbia rinuncia a Jokic e Jovic, con Guduric in dubbio e Milutinov da valutare, mentre l’Italia perde Fontecchio. Banchi ha spiegato di sapere che in agosto avrebbe incontrato la versione migliore degli avversari e invita a non fare troppo affidamento sulle assenze altrui. La Lituania, nello stesso periodo, ospita la Serbia e va in Bosnia.
Il margine costruito nella prima fase, chiusa al primo posto con 5-1, oggi vale una vittoria sulla Lituania e due sulla Bosnia. La differenza tra un terzo posto amministrato e un febbraio da dentro o fuori sta in una partita di novembre.


