Gli scacchi come strumento di libertà. Almeno interiore, per chi è costretto a passare una buona parte della sua vita, se non tutta, dietro le sbarre. E’ con questa filosofia che la Federazione internazionale degli scacchi (Fide), nell’ambito del suo progetto “Chess for Freedom” ha organizzato il primo Torneo intercontinentale di scacchi riservato ai carcerati, che si svolgerà il 13 e il 14 ottobre prossimi.

Una data significativa, perché il 13 ottobre è la Giornata internazionale dedicata all’educazione nelle prigioni. E l’Italia sarà protagonista, con una squadra di detenuti del carcere di Spoleto, in provincia di Perugia, dove da anni si svolgono attività scacchistiche, e dove, in passato, si è svolto anche un vero e proprio torneo.

L’evento, organizzato per iniziativa dell’Ufficio dello sceriffo di Cook County, a Chicago, vedrà la partecipazione di almeno 29nazioni di tutti i continenti, meritandosi così l’appellativo di “Torneo intercontinentale”. Ecco, oltre all’Italia, i Paesi coinvolti: Regno Unito, Armenia, Argentina, Spagna, Palestina, Iran, Germania, Repubblica Ceca, Russia, Emirati Arabi Uniti, Olanda, Zimbabwe, Cipro, Giamaica, Serbia, Croazia, Portogallo, Colombia, Trinidad e Tobago, Turks Island, Filippine, Australia, Norvegia, Ecuador, Uruguay, Mongolia, Ucraina e Stati Uniti. Le squadre saranno composte da 4 giocatori attualmente detenuti, che potranno essere uomini, donne o minorenni. Le partite saranno giocate ovviamente on line, sulla piattaforma Chess.com, sulla distanza di tempo di 10 minuti per giocatore più 5 secondi per ogni mossa. Nella prima giornata ogni squadra sarà impegnata in un girone “all’italiana” da otto, e quindi in sette match da quattro partite con altre squadre da ogni parte del mondo. Nella seconda resteranno le migliori a contendersi la vittoria.

Si tratta, come si diceva, della prima manifestazione ufficiale organizzata in collaborazione con la Fide, ma già due anni fa, prima della pandemia, si era svolto un torneo ufficioso, dalle caratteristiche simili, e anche in quella occasione aveva partecipato per l’Italia la squadra del carcere di Spoleto, ottenendo un eccellente secondo posto. Che ora si sogna di migliorare.

Per l’occasione la casa di reclusione di Spoleto, che è un carcere di massima sicsurezza dove scontano la pena 450 detenuti circa, con 90 persone sottoposte al regime del 41 bis, e un’ottantina di ergastolani, aprirà le sue porte a telecamere e giornalisti, previa autorizzazione da richiedere alla direzione del carcere. Sarà quasi certamente presente anche il Presidente della Federazione scacchistica italiana, Luigi Maggi, per assistere a un momento importante in cui gli scacchi rivelano e anzi rafforzano la loro vocazione sociale. Perché, come specifica la Fide nel suo comunicato di presentazione dell’iniziativa: «Gli scacchi sono un gioco che non solo consente ai detenuti di trascorrere del tempo di qualità e socializzare in modo intelligente e sicuro, ma possono anche servire a ridurre sintomi comuni nelle prigioni, come depressione, stress e ansia. Lo sviluppo della memoria e del pensiero logico, il miglioramento delle capacità di concentrazione e dell’immaginazione possono favorire la loro reintegrazione dopo la liberazione. Gli scacchi ispirano l’automotivazione, sviluppano la capacità di prevedere le conseguenze e dimostrano che il successo è una ricompensa per il duro lavoro».

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