Italian Basketball Summit, tante parole ma sfugge il vero problema

Gli studi di Sky Italia hanno ospitato l’Italian Basketball Summit, un momento di incontro e dibattito sullo stato e sul futuro della pallacanestro italiana.

Italian Basketball Summit, tante parole ma sfugge il vero problema

Gli studi di Sky Italia hanno ospitato Italian Basketball Summit, un momento di incontro e dibattito sullo stato e sul futuro della pallacanestro italiana, all’interno del quale si sono confrontate le diversi componenti del nostro movimento e personalità illustri di altre discipline. La sintesi dell’incontro la potete leggere nel comunicato della stessa FIP che pubblichiamo integralmente.

Ci sembra, però, che il nocciolo del problema sia stato solo leggermente sfiorato: la crisi della pallacanestro italiana ha motivi semplici e facilmente identificabili. Gli interventi non sono stati in grado di identificarli. Interventi che appaiono più legati ad una logica di “show” che ad un’analisi esatta dello stato della pallacanestro.

Anche l’intervento di Petrucci, attento a bilanciare le parole (da buon democristiano) e non scomodare il potere, nulla dice sulle responsabilità di una Federazione sempre uguale a se stessa ed immobile da decenni, con un “uomo solo al comando” che non è stato capace di portare le nostre nazionali alle Olimpiadi dal 2004. Arriviamo al nocciolo del problema, ben noto a tutti coloro che hanno un figlio o una figlia che giocano a basket in Italia: la mancanza di attenzione verso i vivai. Ecco cosa succede nelle maggiori e più blasonate squadre del Paese: fino a 12 anni non si insegna basket (fondamentali, gioco, preparazione atletica), ma si lascia pascolare i ragazzi per i campi, in una sorta di doposcuola buono solo a spillare soldi alle famiglie. Dopo i 12 anni le maggiori “academy” iniziano una invereconda e scandalosa attività di scounting, alla ricerca del talento migliore o a costo marginale più basso. In Italia, ma soprattutto all’estero; soprattutto nei paesi dell’Est, dove il basket, invece, continuano ad insegnarlo. Così accade che già nelle squadre U14 i ragazzi provenienti dal minisbasket di una società si ritrovano emarginati (in paca o neanche quello) a scapito di “talenti” provenienti da fuori. Dopo essere stati parcheggiati per anni, senza insegnamenti e formazioni, nel doposcuola, vengono parcheggiati per “incapacità” tecnica. A questo punto i ragazzi di 14_16 anni che vogliono ancora giocare a basket provano a lasciare la squadra di provenienza per trovare spazio in altre franchigie, magari meno blasonate. Passare da un team all’altro, però, non è possibile senza il benestare della società di provenienza. Che spesso viene rilasciato solo sotto pagamento (in nero). La maggior parte dei ragazzi e delle ragazze lasciano il basket per non sottoporre le famiglie a questo taglieggiamento, tacitamente permesso dalle regole federali.

Così i vivai si impoveriscono. Se andiamo ad analizzare la composizione delle squadre U14 e U16 che partecipano ai Campionati Eccellenza, si scoprirà che quasi nessun ragazzo proviene dal minibasket della stessa società… molti sono stranieri. In questo caso la “società multiculturale” serve a dare una giustificazione sociale ad un mercato illegittimo e che ha l’unico effetto di depauperare il patrimonio atleti del Paese.

COSA DOVREBBE FARE LA FEDERAZIONE – Ci sono due atti che una Federazione consapevole di questo problema dovrebbe realizzare, semplici e immediati: 1. obbligare ogni società che partecipa ai campionati ufficiali U12-U14-U16 e U18 a schierare solo atleti provenienti dal proprio minibasket o tesserati per la stessa società almeno da un numero determinato di anni (2 per gli U12, 4 per gli U14 e così via); 2. abolire il vincolo societario per i minorenni, vera causa dell’abbandono di tanti.

Di tutto questo, nella tavola rotonda che leggerete, non vi è traccia.

SINTESI DEGLI INTERVENTI

Giovanni Petrucci: “In Italia gli sport professionistici per legge sono due: calcio e basket (non è vero, ci sono anche ciclismo e golf, ndr). Il calcio è lo sport popolare per eccellenza. Si parla di calcio per due motivi su tutti: per le idee che porta e per i risultati. Oggi è il momento di proporre idee. Stiamo investendo sul basket femminile, abbiamo ricevuto un numero di richieste straordinarie per il Liceo Sportivo del CONI che prevede la pratica del basket presso il Centro dell’Acqua Acetosa di Roma con il Centro di Medicina sportiva sempre a disposizione. L’idea, a cui abbiamo aderito immediatamente, è del presidente Malagò e del vice segretario Carlo Mornati. Ci andranno le ragazze del 2003 dal prossimo anno scolastico. Il 3X3? Stiamo aspettando a settimane l’annuncio ufficiale: entrerà tra le discipline olimpiche. Gli impianti? Abbiamo messo la regola dei 5000 spettatori per la serie A: se vuoi giocare nel salotto buono, devi avere un impianto dignitoso. Sappiamo che ci saranno dei problemi nell’immediato, ma come già accaduto nel calcio, possiamo dare la spinta alla risoluzione di problemi locali. Viviamo di Nazionali. È un emozione unica e le vittorie in Nazionale si ricordano nel tempo. Ho avuto la fortuna di essere a fianco di campioni come Totti, Del Piero, Buffon e di un allenatore come Lippi quando abbiamo vinto il Campionato del Mondo del 2006. In questi giorni si dicono tante cose sulle possibili assenze degli Azzurri alle qualificazione di novembre per la concomitanza dell’Eurolega. Ricordo solo una cosa: esistono già precise norme per chi non risponde alle convocazioni in Nazionali”.

Giovanni Malagò: “Sono stato uno di voi. Con la Virtus Roma ho vinto una Supercoppa Italiana da Presidente, dopo essere stato amministratore delegato. Quella degli impianti è il problema, se non uno dei maggiori problemi. In passato sono state fatte scelte che si sono rivelati errori pazzeschi: sono stati spesi tanti soldi per allungare le rose e non per creare una casa e oggi lo paghiamo. Quei presidenti non erano imprenditori, ma appassionati. Paghiamo le conseguenze di due non felici candidature disastrose: quelle all’Europeo di calcio del 2012 e quella al Mondiale di basket del 2014. Se vinte sarebbero state l’occasione per investire in impianti. Oggi sappiamo, come CONI, senza presunzione, gestire eventi. Ieri fra Internazionali di Tennis e Finale di Coppa Italia abbiamo avuto 114.000 spettatori paganti. In questo senso non mi spaventa se la Roma, un cliente per il CONI da 3 milioni di euro all’anno, costruisce un proprio stadio: dobbiamo lavorare su opportunità diverse. Utilizzo degli italiani? Nessuno ha la formula magica. Se i giocatori italiani sono cari, occorre costruire più giocatori italiani forti. Occorre lavorare sui settori giovanili al meglio, con persone competenti. Nel calcio l’Atalanta fa molto bene. È l’unico modo per avere un futuro diverso. Per femminile e 3X3 siamo sulla stessa barca. Le donne saranno sempre più importanti a livello internazionale per cui bisogna investire. Se ci muoviamo subito, possiamo essere protagonisti. Lo sport è in evoluzione continua: non si deve avere paura dei confronti. È necessario modernizzarsi e coinvolgere i giovani. Con le idee e con coraggio la fortuna vi premierà”.

Marketing e Comunicazione – Relatori: Egidio Bianchi, Paolo Bellino
Paolo Bellino, direttore generale di RCS Sport: “Lavoriamo con tante discipline ma la pallacanestro è per noi importantissima. Lo scorso anno abbiamo organizzato il torneo Preolimpico di Torino e al di là del risultato sportivo che non ci ha premiato, il riscontro di pubblico e di interesse verso gli Azzurri è stato incredibile. Sarebbe interessante spalmare la visibilità dei nostri giocatori per 12 mesi, in questo senso la finestra invernale prevista da FIBA viene incontro alle nostre esigenze. Ci aspettiamo anche una crescita importante dal movimento femminile, il progetto dedicato alle ragazze del 2003 presentato oggi dal presidente Petrucci potrebbe costituire un’altra opportunità di Comunicazione interessante, sulla scia di quanto fatto anni fa con “Ginnaste”.
Egidio Bianchi: “Abbiamo provato a ri-valorizzare il campionato di Serie A attraendo nuove generazioni di tifosi, che garantiscano una rinnovata e costante crescita del movimento in Italia. Riportare il fan al centro dell’attenzione, ascoltandolo e agendo con coerenza. Questa è la nostra missione”.

Modello NBA – Relatori: Pietro Basciano, Carlo Mornati, Umberto Zapelloni

Pietro Basciano, presidente della Lega Nazionale Pallacanestro: La nostra è una Lega dinamica e in crescita. A nostro avviso è necessaria la trasformazione di impianti sportivi in centri di aggregazione. Il nostro modello negli ultimi anni si è rivelato vincente, per tante ragioni: l’equilibrio in campo, l’incertezza delle fasi finali dei campionati, l’aumento di spettatori e incassi, l’incremento dei ricavi da sponsorizzazione, i tanti giocatori italiani in campo, l’attenzione al reclutamento e ai settori giovanili da parte di molti nostri club. Penso all’A2 come una possibile lega di sviluppo, che lavori in sinergia con la Serie A condividendo strategie e obiettivi”.

Umberto Zapelloni, vice direttore della Gazzetta dello Sport: “Il modello delle franchigie nel mondo dello sport va preso in considerazione perché spesso è sinonimo di business. Lo stesso basket europeo con l’Eurolega sta sperimentando il modello del campionato chiuso ma non sono sicuro che abbia prodotto del basket migliore. Ha prodotto più partite di cartello, più sfide tra big, ma finora alla vigilia della Final 4 non mi sento di dire che la qualità del gioco abbia avuto un salto in avanti. La NBA? A chi non farebbe gola un campionato con 18 grandi città, 18 piazze con palazzetti da oltre 5000 posti. Una risposta potrei darla leggendo l’Albo d’oro del nostro campionato. Quante favole straordinarie come quella di Cantù non avremmo potuto raccontare se avessimo ridotto la Serie A in una lega chiusa riservata solo alle grandi piazze? Il campionato stile NBA, senza retrocessioni e promozioni, non credo sia importabile. Uno sport che non voglia diventare solo un business ha bisogno di promozioni e retrocessioni. Se non ci fosse in ballo anche una retrocessione che senso avrebbe Juventus-Crotone? Quello di cui ha più bisogno il basket è il recupero delle grandi piazze che hanno fatto la storia della pallacanestro, il recupero di città come Roma e Napoli. Ma non serve annetterle per editto papale, serve che arrivino nella massima serie perché alla fine di un programma di crescita”.

Carlo Mornati, vice Segretario del CONI: “La tutela delle Nazionali è una nostra priorità, in questo senso auspichiamo formule di campionato che consentano soprattutto agli atleti italiani di esprimersi e di valorizzarsi. Il miglioramento passa attraverso la trasformazione qualitativa del prodotto: dal semplice evento sportivo è necessario passare all’entertainment favorendo la partecipazione di nuclei familiari per abbassare l’età media degli spettatori ricreando modelli societari che favoriscano una maggiore identificazione da parte degli appassionati”.

Impiantistica Sportiva – Relatori: Francesco Romussi

Francesco Romussi, amministratore delegato Coninet, ha parlato di una nuova e diversa cultura del management dell’impiantistica sportiva utilizzando le tipologie già esistenti a favore sia degli atleti che utilizzano gli impianti di base, sia degli spettatori delle strutture che possono ospitare i grandi eventi. La necessità di gestire gli impianti sportivi con manager ad hoc, anche a prescinder dell’evento sportivo e che coinvolga il pubblico in esperienze che prolunghino la presenza nella struttura sportiva, è la sfida da affrontare. “Il nostro competitor è il centro commerciale, dove gli spettatori possano rimanere a proprio agio oltre il momento sportivo”.

Tesseramento Atleti Stranieri. Relatori: Bogdan Tanjevic, Umberto Gandini, Demetrio Albertini

Umberto Gandini, Amministratore Delegato dell’A.S. Roma ha lamentato una scarsa identificazione tra tifosi e squadra di riferimento. Colpa anche delle finestre di mercato sempre aperte, a differenza del calcio. I problemi della Nazionale non possono essere risolti esclusivamente con regole restrittive nei confronti degli atleti stranieri.

Demetrio Albertini, dirigente sportivo ed ex vice-presidente della Federazione Italiana Giuoco Calcio: “Voglio sottolineare l’importanza delle seconde squadre, nel calcio come nella pallacanestro, perché così si possono allevare nel modo più efficace i migliori talenti. Lavorare forte sul Settore Giovanile incrementa il senso di appartenenza dei giocatori e del pubblico, in Italia in questo senso abbiamo ampi margini di crescita. Nel nostro campionato normalmente devi arrivare a 24-25 anni per toccare le 100 presenze, in Spagna accade a 21-22 anni”.

Bogdan Tanjevic: “Possiamo imparare tante cose dalla NBA, ad esempio la lealtà e il fatto che ci sia un solo grado di comando, ovvero il Commissioner. Negli Stati Uniti gli arbitri sono spesso ex giocatori e sono estremamente professionalizzati. In Italia vedo tanti giocatori stranieri che in campo pensano solo ai fatti propri, gente che palleggia 25 volte e poi tira. Squadre con poca identità. Mi piace più il campionato di A2 rispetto a quello di Serie A perché vedo entusiasmo e tanti giovani che in campo danno tutto. E poi ci dobbiamo mettere d’accordo sulla definizione di giovane. Sento dire che ancora lo è Amedeo Della Valle, che ha già 24 anni. Io a 24 anni ho smesso di giocare…”.

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