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James Harden fa 28.290 e diventa il decimo marcatore di sempre nella NBA

james Harden

Il calabrone si dice voli anche se le leggi della fisica direbbero il contrario. Qualcosa di simile possiamo dire di James Harden che nella notte di sabato 6 dicembre, con il punto numero 28.290 ha superato Carmelo Anthony, diventando il decimo marcatore di sempre nella storia della NBA. Contro i Minnesota Timberwolves alla fine ha segnato 34 punti ma ha mancato il tiro del pareggio. E’ finita 109-106 per Minnesota. Ora a 307 lunghezze c’è Shaquille O’Neal e possiamo immaginare che nella stagione, se le cose dovessero andare bene per i suoi Clippers, possa raggiungere quanto prima anche l’iconico centro dei Lakers.

Come ha ricordato Shaun Powell sul sito nba.com, ‘Barba’ non era destinato, al via della sua carriera 17 anni fa, a seguire le orme di predestinati come MJ, Kobe o il Prescelto LeBron. Questo per una serie di motivi, che vengono elencati sinteticamente: i primi tre anni di carriera James è partito dalla panca, sicuramente non il posto migliore per segnare a ripetizione. Non è mai stato un giocatore ‘air’ ovvero di quelli che volano e schiacciano come dannati a causa di fisico che per molti si sarebbe usurato prima. Invece il ragazzo della città degli angeli è riuscito a rimanere sulla cresta per tutto il tempo necessario ad entrare nella top 10 e, nonostante un fisico appesantito che non fa proprio figo, ci sembra in grado di portare a termine anche altre stagioni.

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E’ stato per tre stagioni il miglior marcatore della Lega con oltre 30 punti di media. La sua capacità di creare spazio, tirare da tre, entrare in area per appoggi e floater, e attirare contatti in modo astuto lo hanno reso uno dei più grandi marcatori di questa — e ora di qualsiasi — generazione. E’ il secondo giocatore nella classifica all time dei tiri da tre, alle spalle di Stephen Curry. Quando il fisico lo teneva, all’apice della carriera, tra il 2017 e il 2020 era praticamente impossibile marcarlo nell’uno contro uno. Quegli anni a Houston furono devastanti per i suoi avversari. Coach D’Antoni gli aveva dato le chiavi dell’attacco, lasciandolo libero di fare quello che voleva. Eppure, come ricordato, era partito in sordina. Nei primi tre anni di carriera, a Oklahoma City, segnò 2795 punti. Per capirci, solo nel 2018-19 ne fece 2818.

Poi fu ceduto a Huston di Mike D’Antoni e questo gli cambiò la vita. Nel citato articolo, alla domanda “se non avesse mai lasciato OKC?” ha risposto: “Ci pensi, a volte. Probabilmente non sarei mai diventato quello che sono. Non avrei creato una linea ‘James Harden’, ora sono alla mia decima scarpa firmata. E probabilmente avrei un titolo NBA, però. Chi lo sa?

Come il calabrone per il volo, Harden non era fisicamente costruito per la top 10 all-time. È 1,96, struttura massiccia. Non è mai stato leggero né capace di saltare al livello del ferro. Ha sempre schiacciato poco. Se scorrete la lista della top 10 troverete tutti giocatori più atletici e alti di Harden. Barba ha dovuto trovare il modo di segnare facendo i conti con le proprie qualità atletiche. Nel corso degli anni ha affinato il tiro da tre, il passo indietro, il crossover. Alla domanda quale movimento gli ha permesso di segnare così tanto ha risposto: “Il passo indietro. È la finta di penetrazione seguita dal rapido arretramento per creare lo spazio necessario per tirare. Così ho il vantaggio: se sei troppo distante, tiro; se ti avvicini, ti batto, segno o passo. Lo uso ancora. All’inizio dicevano: ‘Sta facendo passi, sta facendo passi’. Ora lo fanno tutti. Quando crei qualcosa ci vuole tempo, e ora lo fanno persino i ragazzini. Non dico di averlo inventato, ma l’ho portato a un altro livello.”

Harden viaggia a 27 punti di media, a 36 anni. Ha segnato circa 1.400 punti a stagione nelle ultime tre: a questo ritmo, potrebbe superare Wilt Chamberlain (settimo) e forse Dirk Nowitzki (sesto) nei prossimi anni.

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Redazione
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