EditorialiJannik Sinner è tornato: tra speranze, illusioni e la realtà del rientro

Jannik Sinner è tornato: tra speranze, illusioni e la realtà del rientro

Il n. 1 torna ad allenarsi in vista degli Internazionali di Roma. Tra ottimismo, dichiarazioni di Piatti e rischi del rientro dopo lo stop, ecco cosa aspettarsi davvero.

Jannik Sinner è tornato ad allenarsi anche in modo ufficiale. Un’affermazione che non è mia, ma di tutti i media e giornali di queste ore. La parola ‘anche’ nasconde una speranza, ovvero che il ragazzo di San Candido non sia rimasto con le mani in mano in questi mesi, come lui stesso ha dichiarato in una recente intervista (‘ho staccato completamente dal tennis e ho scoperto che ci sono altre cose…’).

Puntuale come un orologio, in ossequio al personaggio sempre pronto a rispettare tempi e modi, Sinner è sceso in campo ieri fa per scambiare colpi con il suo amico-rivale Draper nella loro Montecarlo. Oggi il suo ex allenatore Piatti rilascia un’intervista a SuperTennis che è insieme un incoraggiamento e un endorsement: “Questa situazione è stata spiacevole per Sinner, ma sicuramente la trasformerà in qualcosa di positivo. Credo che, nei prossimi mesi, abbia le carte in regola per vincere il Roland Garros, Wimbledon e gli US Open. Sono sicuro che, in tutti questi mesi, non si sia fermato. La pandemia, ad esempio, è stata uno dei periodi di sviluppo più importanti per lui. Si allenava fisicamente tre volte a settimana e giocava a tennis tutti i giorni.”

Dichiarazioni che però mi sembrano vogliano esorcizzare qualcosa di non detto ma temuto da molti. Il problema del ritorno alle gare dopo un periodo di inattività esiste ed è reale soprattutto in uno sport individuale come il tennis. Se facciamo un piccolo salto di disciplina, per esempio, sono curioso di vedere cosa farà oggi Evenepoel nel suo ritorno alla Freccia del Brabante e poi domenica alla Amstel Gold Race, a distanza di sei mesi, dopo il brutto incidente di dicembre. Una gara singola, però, non è, per difficoltà, paragonabile ad un torneo, come potrà essere quello di Roma, che saluterà il rientro all’attività di Sinner.

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Con lo scadere delle restrizioni legate alla questione clostebol, leggo propositi pindarici, anche da parte degli addetti ai lavori e non solo dei tifosi, sulle reali chance di successo di Jannik agli Internazionali di Roma. Alcuni hanno ricordato che l’ultimo italiano a vincerli è stato un tal Adriano Panatta: altra terra, altri giocatori, immagini in bianco e nero, un’era sportiva passata.

Credo che il peggior servizio che si possa fare al nostro giocatore sia proprio quello di chiedergli di performare subito, al rientro dopo un lungo periodo lontano dalle competizioni. Ammesso e non concesso che Sinner in questi mesi si sia allenato, quello che dovrà ritrovare è il ritmo della partita, che è qualcosa di completamente diverso. L’intensità degli scambi, infatti, non sarà mai simile a quella che potrebbe incontrare se non nei turni iniziali, quando il campo degli avversari si restringerà e il livello si alzerà. Questo sport è caratterizzato fortemente dal giusto equilibrio tra forma fisica e self-confidence. La storia è piena di innumerevoli alti e bassi per tanti giocatori. Quello che ha caratterizzato i grandi (e tra questi ci metto anche Sinner) è stata la capacità di conservare un elevato standard di rendimento per un lungo periodo. Cosa che fino ad oggi, per esempio, non sono stati in grado di fare Zverev e Alcaraz.

Interrompere questo ‘stato di grazia’ è un’operazione rischiosa, perché condizione e tenuta mentale non sempre viaggiano, nei loro ritmi di ‘up&down’, insieme. Un esempio indicativo dei danni provocati da una sosta anche breve è sotto gli occhi di tutti e riguarda Iga Swiatek. La polacca prima della sosta era n. 1 indiscussa ed invincibile; dopo non appare più lei e ancora non si è ritrovata.

Quindi per concludere, pensare che Sinner una volta tornato possa vincere Roma e poi Parigi e poi Wimbledon e poi, e poi, e poi.. è uno sfoggio di ottimismo che non fa bene prima di tutto al giocatore stesso. Crea, soprattutto, aspettative che rischiano, se disattese, di arrecare danni.

foto BrigitteGrassotti

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Antonio Ungaro
Antonio Ungaro
Giornalista sportivo e blogger. I primi ricordi sportivi sono le imprese di Gimondi al Giro d'Italia e il 5 Nazioni raccontato da Paolo Rosi. Dietro ad ogni sportivo c'è una storia da raccontare; tutte insieme raccontano un Paese che cambia. Sono convinto, parafrasando Mourinho, che chi sa solo di uno sport non sa nulla di sport.

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