Era il 1986, e sulle Grandes Jorasses il tempo è sembrato piegarsi alla volontà di un uomo. Jean-Marc Boivin non era solo un alpinista: era un visionario, un pioniere che sfidava le montagne con l’anima di chi cercava qualcosa di più della semplice vetta. In quell’impresa solitaria, la sua è stata una danza con l’altitudine, un’epopea scritta nel vento e sulla roccia.
In appena 17 ore, Boivin scala tre delle vette più temibili del massiccio del Monte Bianco. La sua avventura inizia con la salita della Goulotte Grassi-Comino sull’Aiguille Verte, prosegue con la via Cornuau-Davaille sulle Droites, la via degli Svizzeri sulle Courtes e si concluse con il Linceul sulle Grandes Jorasses. Per gli spostamenti tra queste imponenti cime, Boivin utilizza sia il parapendio che il deltaplano, dimostrando una maestria unica nell’integrare diverse discipline sportive
La sua era un’idea rivoluzionaria: l’unione perfetta tra l’alpinismo estremo e il volo libero. Mentre altri scendevano con fatica, lui apriva le ali e si lasciava portare dalle correnti, sfruttando la montagna in un modo mai visto prima. Era velocità, era grazia, era pura innovazione.
Boivin non è stato solo un grande scalatore, ma un esploratore dell’impossibile. E’ stato il primo a scendere l’Aconcagua con gli sci, il primo a volare con il parapendio dall’Everest, un funambolo tra cielo e terra che ha datto della montagna un campo di gioco per l’immaginazione umana. Il suo nome era già leggenda già prima di quell’impresa sulle Grandes Jorasses. Tra le sue imprese più celebri si annoverano la prima salita del Supercouloir sul Mont Blanc du Tacul nel 1975 con Patrick Gabarrou.
L’Ultimo volo
L’11 febbraio 1990 trova la morte nel modo che aveva sempre vissuto: all’inseguimento dell’avventura estrema. Questa volta, il teatro non sono le cime innevate delle Alpi, ma le vertiginose pareti del Salto Angel, la cascata più alta del mondo, immersa nella giungla venezuelana.
Boivin è lì per un’impresa che solo la sua mente poteva concepire: discendere in parapendio dopo un BASE jump dalla cima della cascata. Il salto è perfetto. Sono incerte le motivazioni per cui la traiettoria del volo è modificata. Alcuni sostengono che volesse aiutare una donna che, saltando prima di lui, aveva sfiorato le rocce e si era ferita a terra, altri pensano che sia stata una raffica di vento che lo spinge contro la parete. Plana su alberi e rocce e resta ferito. All’elicottero accorso a salvarlo intima di salvare prima la donna. Quando i soccorritori tornano per prenderlo lo trovano morto per emorragia interna.
Aveva solo 38 anni ma lascia dietro di sé una leggenda. Boivin non è stato solo un alpinista, non solo un pioniere del volo libero: ma un sognatore che ha sfidato gravità e luoghi comuni, un uomo che non si è mai accontentato di salire, ma ha sempre cercato di volare.
