John Degenkolb, il tedesco torna di moda anche a Roubaix

John Degenkolb, il tedesco torna di moda anche a Roubaix
John Degenkolb, Parigi Roubaix, Josef Fisher

Josef Fisher, il primo vincitore della Roubaix, tedesco come John Degenkolb

John Degenkolb è il primo tedesco a vincere la Parigi Roubaix dal lontano 1896, ovvero da quando Josef Fischer, evitando cavalli imbizzarriti e mandrie di mucche impazzite, chiuse in oltre 9 ore il percorso che separava Parigi dal neonato velodromo di Roubaix. Fu lui il primo vincitore della classicissima: tedesco e bavarese. A distanza di circa 120 anni John evita un treno, recupera su un gruppetto di fuggitivi e porta a casa la seconda classica monumento di questo 2015. Sanremo-Roubaix è un bel colpo, di quelli che bastano per vivere di rendita per i prossimi anni. Ti puoi mettere davanti il camino e aspettare di avere i nipotini per raccontare come hai domato Turchino, Poggio e pietre dell’Inferno del Nord.
Con un simile bottino il giovanotto della Turingia può anche preparare con calma il mondiale di Richmond, senza assilli e affanni. Il percorso, infondo, non è così duro… proprio come la Sanremo. Eppoi se vinci la Roubaix, come ha fatto lui questa domenica primaverile, nulla ti è precluso.
Così la lingua tedesca torna di moda in questo scampolo di stagione ciclistica che si è fermata per salutare degnamente un suddito di sua Maestà che lascia la scena, almeno su strada. Wiggo non c’è la fatta a vincere e non può neanche recriminare per la sfortuna, che in questa corsa ci mette sempre lo zampino. Ci ha provato, ma non c’è stato nulla da fare. Gli avversari, a cominciare dal vincitore, ma senza dimenticare i vari Stybar, Van Avermaet, Boom e compagnia cantante, erano sicuramente più forti e in forma di lui. Non gli hanno permesso di festeggiare come avrebbe voluto e quando, ad una trentina di chilometri dalla conclusione, ha messo fuori il naso, nessuno ci ha pensato a lasciarlo andare.
Dicevamo che la lingua di Hegel e Marx è tornata a far da padrone nel gruppo, mentre metaforicamente per qualche giorno l’inglese perde la leadership (non solo Wiggins, ma gli australiani… dove sono finiti gli australiani?). Non accadeva da tempo, da quando le classiche era affare per i vari Ullrich e Zabel. Altri tempi… inutile ripetersi. Però questo ragazzotto del 1989 è senza dubbio uno dei più forti cacciatori di classiche attualmente in circolazione. Ha vinto la Roubaix come i grandi campioni sanno fare. Ha atteso che si superassero i fatidici 230 chilometri, quelli per intenderci che dividono i grandi dal resto del gruppo, poi è entrato in azione. Ha prima mandato in avanscoperta il compagno De Backer, poi ha lasciato il gruppo, ha utilizzato il suo fido scudiero come elastico per raggiungere, in meno di 4 chilometri, Van Avermaet e Lampaert in fuga. Quindi ha tirato come un mulo. Si sentiva forte… oggi era il più forte. Quando sono rientrati Stybar, Elmiger, Boom e Keuleire John sapeva di non temere. Il vento della Roubaix sbatte in faccia con la stessa forza (e con la stessa forza fa male) sia ai fuggitivi che agli inseguitori. Insomma tutti stanchi alla stessa maniera e nel velodromo più bello del mondo (parole di Wiggins) il tedesco non ha avuto problemi.
Josef Fisher amava misurarsi con i cavalli, spesso vincendo. Di cavalli qui in torno a Roubaix non ne abbiamo visto, a parte un purosangue di 26 anni originario di Gera, nato nel 1989 e che come un certo Sean Kelly in grado di vincere nello stesso anno Sanremo e Roubaix…

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