Testa a testa e spunta Jonas Vingegaard. Tadej Pogacar arriva secondo di un nulla alla fine di una undicesima tappa del Tour, da Evaux Les Bain a Le Lorian, da incorniciare. Duecento e undici chilometri di spettacolo che raccontano che il campione danese, che fino a qualche mese fa era nella corsia di un ospedale, è venuto qui per vincere; che Pogacar è un fuoriclasse assoluto e resta il favorito; che Remco Evenepoel, al suo debutto, non è per nulla fuori dai giochi e che Primoz Roglic, anche se tra i quattro è quello più in difficoltà, comunque è sempre lì…
Ciò detto ci aspettano più o meno due settimane di grande ciclismo da leccarsi i baffi. Con un solo dubbio: chi tifare tra Pogacar e Vingegaard? Difficile quasi impossibile scegliere per chi ama il ciclismo. Non si fanno mai pregare questi due ragazzi che però sono talmente forti, talmente coraggiosi, talmente amici che non si sa chi scegliere. E allora uno si esalta quando scatta Tadej, resta affascinato dalle sue progressioni ma allo stesso tempo dà un occhio a Jonas perchè non vorrebbe che si staccasse, non lo vorrebbe sconfitto, non lo vorrebbe vedere naufragare. E ovviamente viceversa. Che poi i due sono sono avversari ma tutto fanno per non sembrarlo. Si abbracciano al traguardo, si salutano dandosi il pugno ( il “first bump” dicono quelli che sanno le lingue) e due anni fa, mentre erano in fuga si sono addirittura aspettati quando uno è caduto. Peggio di così…
Sarebbe meglio si “odiassero”, sarebbe meglio si facessero qualche sgarro in corsa, che litigassero nelle conferenza stampa del dopo gara, che si incrociassero guardandosi torvi senza neppure salutarsi. Invece nulla, nessun aiuto che possa indirizzare la passione. E così tocca fare il tifo per tutti e due, tocca gioire per chi vince ma un po’ dispiacersi per chi perde, tocca sperare che uno vinca ma che l’latro non perda troppo. Che poi è la meraviglia che rende magico il ciclismo sport crudele dove non c’è pareggio.
Altrochè regole, regoline, gironi, gironcini, fuorigioco, biscotti e chissà cos’altro. Nel ciclismo bisogna solo pedalare forte e arrivare davanti, senza trucco e senza inganno, in una legge antica che santifica uno sport dove tutti faticano allo stesso identico modo, dove tutti lottano con il vento e con la pioggia, dove tutti sognano ma poi alla fine uno solo vince anche se , per una strana legge del contrappasso, la voglia ti porta spesso a celebrare chi arriva dietro. Salvo rivoluzioni improbabil a Parigi in giallo arriverà uno tra Tadej e Jonas ma sarebbe fantastico farli vincere tutti e due, come nel pugilato quando sul ring dove spesso capita che l’arbitro alzi le mani di chi se l’è date e le ha prese senza far torto a nessuno. Ex aequo si dice in latino, anche se purtroppo il ciclismo non traduce.
Oggi sulle vette del Massiccio Centrale il Tour ha applaudito la vittoria del suo re danese che significa anche un sacco di altre cose. Domani, dopomani e nei prossimi giorni ancora si vedrà. Perchè Tadej resta più che mai in giallo e il suo colore non pare per nulla sbiadito.
