
All’ATP 500 di Rotterdam è presente anche Richard Krajicek, figura centrale del tennis olandese e direttore del torneo, oltre che ex numero 4 del mondo e campione di Wimbledon Championships nel 1996. Krajicek è stato uno dei protagonisti dell’epoca di transizione tra gli anni Novanta e il nuovo millennio, ricordato per il servizio potente e per aver interrotto la striscia dominante di Pete Sampras sull’erba londinese. Oggi, oltre al ruolo organizzativo nel torneo di Rotterdam, resta una voce autorevole quando si parla dell’evoluzione del tennis mondiale.
In un’intervista concessa a Bolavip — testata sportiva internazionale — l’ex campione olandese ha commentato l’attuale panorama del circuito maschile, soffermandosi in particolare su Jannik Sinner, Carlos Alcaraz e sul confronto con i grandi campioni della precedente generazione.
Secondo Krajicek, la crescita dello spagnolo è evidente e continua: «Quello che mi piace di Alcaraz è che migliora continuamente quando capisce di doverlo fare. Ha migliorato il servizio perché aveva la sensazione di inseguire Sinner e sentiva il bisogno di farlo. Questo mi impressiona molto. In questo senso mi ricorda Djokovic, Federer e Nadal, perché hanno sempre trovato un modo per migliorarsi e superarsi a vicenda».
L’ex numero 4 del mondo vede in entrambi i giovani leader del circuito il potenziale per raggiungere traguardi storici, ma con una precisazione legata alla durata delle carriere: «Entrambi hanno il potenziale per battere il record di Slam di Novak Djokovic, ma la grande domanda è se avranno carriere lunghe 15 anni o più. Questa è l’unica vera incognita, perché a livello tecnico e mentale sono entrambi in grado di riuscirci. La cosa speciale di Djokovic, Federer e Nadal è stata la capacità di restare al vertice per oltre 15 anni, e non sappiamo ancora se loro riusciranno a fare lo stesso».
Le dichiarazioni di Krajicek si sono poi spostate sul tema più discusso del tennis moderno: il dibattito sul GOAT. L’olandese propone una distinzione netta tra il concetto di “più grande” e quello di “migliore”: «C’è una grande differenza tra essere il più grande e il migliore. Se parliamo solo di tennis, essere il più grande è qualcosa in più. Riguarda ciò che un giocatore ha rappresentato per questo sport e, per me, il più grande tennista di tutti i tempi è Roger Federer».
Al tempo stesso, però, riconosce la superiorità numerica e competitiva del serbo: «Quello che Federer ha fatto per il tennis e la sua popolarità parlano da soli, ma il miglior tennista della storia è Novak Djokovic. Senza alcun dubbio, credo che su questo il dibattito sia molto chiaro».
Le parole di Krajicek arrivano in un momento in cui la rivalità tra Sinner e Alcaraz continua a catalizzare l’attenzione del circuito e degli appassionati, con la nuova generazione chiamata a raccogliere l’eredità dei “Big Three”. Rotterdam, da sempre torneo sensibile alle evoluzioni del tennis moderno, diventa così anche un luogo di riflessione sul passaggio di testimone tra epoche diverse, con protagonisti che non si limitano al campo ma contribuiscono al dibattito sull’identità stessa di questo sport.
