Giro d’Italia 2021: se volessimo ragionare solo da tecnici, indicheremmo subito favoriti e tappe decisive. Ma il Giro per il nostro paese è qualcosa di più di una semplice gara a tappe. E’ un rito, che si ripete e che fa tanto Primavera: la scuola che si avvia alla fine e l’estate che inizia a fare capolino.

Cominciamo da qui, ovvero da quello che questa manifestazione ha rappresentato nella storia dell’Italia e che improvvisamente, un anno fa, come nei periodi più bui, non è più stato.

Nel 2020 il Giro si è corso, è vero, ma ad ottobre, dopo il Tour e il mondiale. Un Giro forse anche bello (che ha visto vincere, lo ricordiamo, Tao Geoghegan Hart) ma non dallo stesso sapore. E’ sembrato, ad ottobre, che si dovesse correre più per dovere che per voglia; tra le polemiche sulle bolle violate e le scorte positive, in una pandemia che stava riprendendo forza mentre i girino attraversavano l’Italia, con due formazioni che hanno salutato la carovana e se ne sono tornate a casa. Quel Giro è stato un miracolo concluderlo. Di questo possiamo anche rendere omaggio agli organizzatori, ma per il resto c’è ben poco da ricordare.

Invece sabato da Torino riparte nella sua collocazione tradizionale. Certo il sapore della normalità che tanto manca ancora non c’è. La ripartenza della corsa rosa coincide con le riaperture ancora incerte e dubbiose, tra zone gialle-arancioni-rosse, del Paese.

In più, rispetto allo scorso anno, abbiamo le vaccinazioni, un monitoraggio della situazione generale più accurato, protocolli più collaudati, tamponi veloci e per tutti. Quindi la sicurezza appare superiore e su queste basi si intravede anche un barlume di normalità.

Siamo certi, addirittura, che il pubblico tornerà sulle strade. L’ha fatto per uno scudetto vinto nel calcio, figuriamoci se non lo farà per questa processione laica che accomuna tutto il paese.

Però ci sono cose che ancora non tornano. La prima riguarda il percorso. Il sud è sfiorato, le isole neanche considerate, la fine, come sempre, a Milano e Roma… non pervenuta. Altri prima di noi hanno ricordato la necessità di considerare la capitale nel Giro, in ogni Giro. Il Tour finisce a Parigi, che la corsa rosa non faccia altrettanto con l’Eterna priva entrambe (corsa e città) di qualcosa. Non ci abitueremo mai.

C’è poi quel sentimento generale che non è proprio di festa: per i lutti, perché la scuola è ancora in dad e se questa finirà a giugno oppure prima, diciamolo sinceramente, non se n’è accorgerà nessuno, neanche gli stessi alunni.

L’estate sembra ancora lontana, più del solito. In ritardo, con le piogge e il freddo che tempestano ancora buona parte dell’Italia. Soprattutto perché non sappiamo cosa potremo fare, questa Estate: mare o montagna, Italia o Estero, passaporto vaccinale oppure no?

Arriviamo quindi all’aspetto tecnico. Chi è favorito di questo Giro?

I bookmakers dicono Egan Bernal, nome importante, perché già vincitore del Tour, ma ancora alle prese con una condizione incerta e problemi alla schiena. Dietro di lui si staglia la figura di Simon Yates, già vincitore del Tour of the Alps ma sul quale campeggia un enorme punto interrogativo riguardo la sua tenuta per tre settimane.

In gara anche Remco Evenepoel, il predestinato, il nuovo Merckx. Che però lo scorso anno al Giro di Lombardia per inseguire il “vecchietto” Nibali è finito in un fosso. Sarà tornato ai livelli pre caduta? Cosa gli è rimasto, nella testa prima ancora che nel fisico, di quel terribile volo? Saprà affrontare le tante discese di questa corsa con lo stesso piglio sbarazzino di un giovane di venti anni?

In attesa di una risposta volgiamo gli occhi su altri giovani possibili outsiders. Ne indichiamo tre: Joao Almeida, Pavel Sivakov e Pello Bilbao, a voi la scelta.

E gli italiani? Per la classifica finale, poca roba. Ci affidiamo ancora una volta allo Squalo dello Stretto, Vincenzo Nibali, incerto se partecipare o meno fino ad oggi. Ha sciolto le riserve, ci sarà. La caduta, il polso e, soprattutto, l’età non ci permettono di cullare illusioni.

Nel gruppo anche Filippo Ganna, che sicuramente punterà alle crono e magari anche a qualche altra tappa. Se non avesse in squadra gente da classifica finale probabilmente ci potrebbe provare anche lui, ma le salite sono tante e la condizione è quella che è.. perché il vero obiettivo di Pippo, almeno per quest’anno, sono le Olimpiadi.

Quindi attendiamo qualche bel colpo di mano di gente come un ritrovato Moscon, il sempre collaudato Caruso, l’indomito Ciccone, il solare e garbato Viviani. Se anche battessero un colpo a testa, portando a casa qualche vittoria di tappa, sarebbe un bel segnale per il CT Cassani e per tutto il movimento. Ma, detto tra noi, la vediamo dura…

Tutte le info del Giro su il Garibaldi

Giornalista sportivo e blogger, i miei primi ricordi sportivi sono le imprese di Gimondi al Giro d'Italia e il 5 Nazioni raccontato da Paolo Rosi. Ho iniziato a scrivere battendo i campi gara di ciclismo per TuttoCiclismo per pagarmi gli studi e alla fine mi sono trovato a farlo per oltre 30 anni. Credo che dietro ad ogni sportivo c'è una storia da raccontare e che tutte insieme raccontano un Paese che cambia. Sono anche convinto, parafrasando Mourinho, che chi sa solo di uno sport non sa nulla di sport.

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