Mar, 10 Febbraio 2026
CiclismoLa favola tricolore di Conca e della Swatt: il ciclismo come ultima...

La favola tricolore di Conca e della Swatt: il ciclismo come ultima gara della vita

C’è un tricolore che vale quanto una medaglia olimpica. Una favola. È quello conquistato da Filippo Conca, lecchese, classe 1998, a Gorizia, dove ha sbaragliato la concorrenza ai campionati italiani professionistici. Ma la vera notizia non è questa volta la maglia. È la squadra. O meglio, la filosofia che c’è dietro. Conca ha vinto con un team amatoriale, l’ASD Swatt, che amatoriale lo è solo per definizione. Perché dentro ci sono watt, idee, visione. E soprattutto cuore. Per questo se non troverà squadra fra i pro quella maglia non la vedremo in gruppo nelle gare di serie A del ciclismo. 

SWAT Team

A raccontarcelo è Carlo Beretta, presidente di Swatt Club da sempre ma “a tempo pieno” da due anni al servizio, insieme ad altri tre sognatori, di un modo diverso di intendere il ciclismo: «Siamo nati come squadra amatoriale, un po’ per follia. A gennaio abbiamo lanciato il progetto Elite e questa stagione è stata qualcosa di incredibile. Una super prestazione. Sapevamo che Conca poteva arrivare in top ten, magari anche in top five… ma vincere? Una follia. Ma stiamo parlando di un corridore che due anni fa all’Italiano era arrivato ottavo».

Non era un caso. Il livello era altissimo, ma stavolta Conca e la Swatt hanno potuto preparare la gara come si deve, senza pressioni esterne, con un’idea precisa in testa: dare tutto. Che è alla base di questa squadra – follia.
«La nostra filosofia è questa: correre ogni gara come se fosse l’ultima della vita. E quando lo fai davvero, qualcosa succede. Non corriamo 60 gare l’anno come certi team dilettantistici. Ma per noi ogni corsa è la finale di Champions League».

Solo watt, ma al massimo – Il nome Swatt non è un acronimo americano. È molto più “provinciale”, ma in senso positivo come dice lui. «Swatt è solo watt, wattaggio puro. Molti pensano sia uno sponsor internazionale. Invece è solo il nostro modo di vivere il ciclismo: dare tutto, sempre, senza mezze misure».

Sport24h su Telegram
Entra nel canale ufficiale
Notizie essenziali, risultati in tempo reale e analisi selezionate. Niente spam. Solo sport.
Iscriviti al canale

Niente stipendi, niente obblighi. Ma tutto il possibile dal punto di vista tecnico: materiali da squadra World Tour, preparatori come Mattia Gaffuri (quinto al tricolore) e Luca Vergallito, professionista della Alpecin-Deceuninck, soprannominato “il bandito”. Tutto per creare l’ambiente ideale. «Abbiamo attratto tanti ragazzi con sprazzi di talento. Nessuna pressione, si motivano da soli. E così tirano fuori il meglio. È anche un vantaggio morale e psicologico. Qui si torna a divertirsi, come ci ha detto Carollo dopo una gara in Grecia: “Non mi divertivo in bici da tempo”. Questo è il senso del progetto».

Anche esteticamente nulla è lasciato al caso: «I body bianchi? Sì, sono belli. Ma il primo obiettivo era contenere la temperatura corporea. Tutto ha una logica. La nostra è una favola, sì. Ma concreta. È un pensiero nuovo di ciclismo. Non serve cambiare i valori – quelli sono sempre la fatica e il sacrificio – ma serve cambiare approccio».

Davide Conca: dalla Serie A all’Eccellenza, e ritorno – Conca, classe 2000, ha alle spalle quattro stagioni da professionista. Poi il salto indietro. O forse no. «È come scendere dalla Serie A all’Eccellenza e vincere lo scudetto. Era demotivato. Ma dentro ha qualcosa in più e l’ha dimostrato non solo al tricolore». E così è tornato a correre, a vincere, a emozionarsi. Come tutta la gente che lo ha sostenuto a Gorizia: «Sulla salita finale del tricolore, il 90% del pubblico tifava per noi. Un’emozione unica».

Ma non è l’unico successo di questa piccola-grande squadra: «Già lo scorso anno abbiamo partecipato con il danese Hellemose alle gare del Gravel World Tour e al Giro di Romandia. Non siamo improvvisati. C’è tanta passione e grandi fornitori tecnici, come Giant, che ha creduto nel nostro progetto. E oggi contiamo oltre mille tesserati».

Dallo sci al ciclismo. E-commerce, sogni e Corea del Sud – Beretta arriva dallo sci alpino: «Ho fatto tre anni in Coppa Europa, vicino a campioni come Innerhofer e Paris. Non ero forte, ma ho imparato tanto. Da lì è nata l’idea di Swatt: un modo per non perdere talenti nello sport, per non sprecarli. Oggi non si ha più pazienza, non si aspetta, non si parla con i ragazzi. Noi proviamo a farlo».

E non solo in bici. Swatt è diventata anche un piccolo brand, con e-commerce e merchandising: «Vogliamo che il nostro body bianco valga come una maglia di calcio, che te la cuci addosso. E guarda caso, stamattina è arrivato un ordine dalla Corea del Sud. Forse hanno visto la gara di ieri…».

Un futuro da scrivere (magari in rosa) – Swatt è una realtà maschile per il 90%, ma le donne ci sono e fanno la differenza: «Le ragazze sono molto più competitive degli uomini, ma i mondi si mischiano. A Lainate, dove fanno i test dell’Alfa Romeo, hanno corso insieme. E correranno ancora. Anzi si avvicina il momento del 16 luglio quando si gareggia e forse debutterà Conca col tricolore… a meno che non trovi una squadra prima. E glielo auguriamo, di cuore».

Perché alla fine, da Swatt si viene perché si crede in qualcosa. Solo talenti al massimo. E da qui si riparte. A tutta. Come se fosse l’ultima corsa della vita. Questa tricolore è una favola molto più vera dell’immaginazione.

LEGGI ANCHE

Luciana Rota
Luciana Rota
Cresciuta alla scuola del giornalismo della gavetta, quella dei Rota nello sport, con papà Franco (firma de La Notte) e con zio Nino (firma de La Gazzetta dello Sport) è contributor di diverse testate e scrive soprattutto di sport di endurance, turismo attivo, vino, salute e anche di benessere. Ha maturato una lunga esperienza nel mondo dello sport olimpico, anche come consulente di alcune Federazioni (Federciclismo, Federazione Italiana Sport Equestri), ma ha seguito anche Pugilato, Sci Nautico, Triathlon e Scherma. Ama tutto il mondo dello sport all’aria aperta e la cultura della fatica, anche quella che ci porta a guardare con rispetto alla montagna. Ha una vera passione per la storia dello sport e del ciclismo in particolare.

Calendario sportivo 2026

Ultimi articoli

LASCIA UN COMMENTO

Per favore inserisci il tuo commento!
Per favore inserisci il tuo nome qui