La “Freccia dei Vini”, gara nazionale per Elite e Under 23, ha più di mezzo secolo di vita e ha cambiato più volte percorso e faccia negli ultimi vent’anni. Eppure, conserva un fascino che non passa. È il fascino della storia del ciclismo, che fra tutti gli sport è quello con la memoria più lunga e allenata.
Per l’edizione 2025 la corsa adotta un percorso che ben rispecchia la morfologia del territorio e il contrasto tra pianura e salita, vista la prima parte che corre a 60km/h nella pianura vogherese, passando per Corana, Cervesina, Pancarana e Oriolo, per poi assaggiare i mangia e bevi di Torrazza Coste (la salita del Maresco) e riprendere la pianura, sino a Stradella, da dove inizia la parte più impegnativa, che culmina con la salita del Passo del Carmine, per poi scendere in Valle Staffora dopo la selvaggia Valle Ardivestra e, da Godiasco, raggiungere il circuito finale con la salita a gradoni di Alta Collina, da affrontare due volte da Rivanazzano Terme per poi catapultarsi in discesa verso il magia e bevi di Montalfeo e così raggiungere il traguardo.

Vederla srotolarsi su e giù per le colline dell’Oltrepò Pavese significa rivedere in controluce una pagina di storia: le ammiraglie piene di direttori sportivi ex professionisti amatissimi – fra questi Gabriele Rampollo, che corse nella mitica Motorola e oggi vive a Salice Terme (direttore sportivo della Rime Drali di Bruno Leali), Paolo Rosola e naturalmente il suo ex team manager Emanuele Bombini, che è l’attuale organizzatore della corsa. E molti altri come “Coppino” Franco Chioccioli, Francesco Chicchi e qualche figlio d’arte come Kevin Pezzo Rosola o il nipote di Palmiro Maciarelli e quello di Luca Guercilena, nel parterre di 33 squadre per 198 corridori delle categorie Élite e Under 23: tutte facce felici di chi sa di trovarsi in un teatro vero.

Spettacolo di biciclette e di ragazzi spericolati molti dei quali da qui in poi si faranno strada nel ciclismo che conta. Da Voghera a Rivanazzano Terme, 157 km, dove una volta si correva il mitico Trofeo Bulova e nell’ultima domenica di sole di agosto si è chiusa la “Freccia”, la premiazione è stata resa ancor più memorabile dalla presenza di assi come Berzin, Bugno e Chiappucci.
Quest’ultimo, “El Diablo”, seduto a lungo sul palco dopo le foto, a parlare coi tifosi fino a quando non hanno smontato la struttura. Campione generoso da sempre anche con le parole. Immagini che raccontano con vere fotografie da archiviare nel cuore. Con loro anche Cordiano Dagnoni, presidente FCI, sorridente e ammirato per la bellezza dei posti “comprese le cantine con la loro speciale ospitalità”.
Claudio Chiappucci non perde l’occasione per un commento sincero sul movimento. «Questi posti per me sono bellissimi e sono anche del cuore, soprattutto Stradella. Bello esserci e tornare. Quanto al ciclismo di oggi dico la verità non mi piace troppo. Ma non perché il nostro era più bello. Bisogna fare un passo indietro, ma nessuno vorrà farlo. Il ciclismo moderno è snaturato: copia i motori ma non ha la ricchezza di quel mondo. Ha perso l’umanità e la capacità di fare sacrifici, a volte anche l’umiltà».
La corsa e il sigillo di Lock
La cronaca sportiva dice che il danese Dennis Lock (General Store Essegibi F.lli Curia) ha vinto la 53ª edizione della Freccia dei Vini, scattando in solitaria a 50 chilometri dal traguardo. Sul Passo del Carmine ha piazzato lo strappo decisivo, arrivando a Rivanazzano dopo 157 km con 1’32’’ di vantaggio. Sul podio con lui Filippo Agostinacchio (Biesse Carrera) e Riccardo Lorello (Hopplà Petroli Firenze). Ai piedi del podio Marco Palomba, vincitore del Gran Premio Colli Rovescalesi.
È la prima vittoria da dilettante di un giovane che “teme un po’ la discesa – come ci dice ds Paolo Rosola, proprio lui, “Cavallo Pazzo” delle volate che furono e poi grande discesista con la Downhill MTB. Forse anche per questo ha deciso di anticipare la bagarre che dal Passo del Carmine ha visto i giovani e impavidi corridori lanciarsi a oltre 70Km/h, realizzando anche acrobatiche serpentine tra le ammiraglie per rifornirsi o per rientrare nel gruppo. “Non ero in ammiraglia perché ho preferito dedicarmi ai rifornimenti – dice Rosola – è una bella vittoria perché ha saputo crederci ed è importante vincere così. «sono felice per il successo del nostro ragazzo e voglio fare i complimenti all’organizzazione di Bomba: sembrava di essere al Giro d’Italia».
Atmosfera da Giro
Sembrava di essere al Giro d’Italia anche se salivi su un’ammiraglia in corsa, complice la voce della cronaca di Radiocorsa il servizio che informa le auto delle squadre al seguito. Con Miriam Nordeman a trasmettere informazioni con la professionalità “dolce” di sempre, capace di restituire l’atmosfera della corsa come fosse la Corsa Rosa, alla quale Miriam ha dedicato una vita ed erano gli anni d’oro per il ciclismo italiano!
Il ciclismo è famiglia e circo in movimento con i tempi della vita. Allena la memoria e si gode da sempre lo spettacolo della nostra bella Italia. Come in questo percorso “di provincia” e bellissimo: i “mangia e bevi” delle colline dell’Oltrepò Pavese, pettinate dalle vigne, i paesi attraversati dove il tempo sembra si sia fermato, le piccole piazze che si riempiono di pubblico. Dalla partenza della domenica mattina, lenta e quasi assonnata, nella grande e bella piazza del Duomo di Voghera, finalmente invasa da bici e non da auto, fino all’arrivo intimo e raccolto alle Terme di Rivanazzano, porta di ingresso della Valle Staffora.
Una terra che respira ciclismo e vino: la “Freccia dei Vini”, si chiama così non a caso. Qui ogni strada porta a un vigneto e quindi ad un calice di tradizionale Bonarda o di bollicine da Metodo Classico o di elegante Riesling (a proposito viva lo sponsor locale Losito e Guarini vini!).
È una corsa – questa – che racconta una terra, con il suo calore e la sua ospitalità, talvolta timida, ma speciale. Meriterebbe di fare un salto in avanti e non solo indietro nel tempo.
Dopo 53 edizioni, la “Freccia” continua a essere il teatro di prova di domani per giovani campioni del futuro, una corsa che disegna strade e mette frecce qua e là su un territorio ancora tutto da scoprire. E da raccontare. In bicicletta, certo, ma anche con la voglia di fermarsi a cena per un brindisi con i sapori unici e ancora autentici di queste colline. Pane, vino buono, e ciclismo: un menù tipico.
