La maglia rosa? Un pezzo da 90. Al Museo Egizio di Torino. Non siamo diventati matti. Tutt’altro. Siamo al tempo della bicicletta per cultura e per la partenza, anzi, la ripartenza del Giro Normale di maggio. Il Giro che parte da Torino e che vede la capitale dell’auto vestirsi di rosa e celebrare le due (anziché le quattro) ruote, abbracciando di nuovo forte la storia del ciclismo e il suo futuro.

In questa grande ripartenza del ciclismo del Giro, da Torino, che scatta con la cronometro di domani, sabato 8 maggio 2021, ci sono vari anniversari da festeggiare. E ce ne è uno molto speciale di cui abbiamo scritto già anche qui su Sport24h, ovvero i 90 anni della Maglia Rosa.

Una festa di cultura della storia del ciclismo e – a ruota – della bicicletta. Che non può prescindere, specialmente in Piemonte, dalla storia vincente – epica – del Campionissimo Fausto Coppi. A questa storia e alla biografia di un cimelio particolare, guarda caso proprio una maglia rosa, è dedicato uno spazio all’ingresso (sarebbe il foyer!) del percorso museale dell’Egizio di Torino, uno dei più importanti musei nazionali che il mondo ci invidia, un museo che in tempi normali (prima della Pandemia) realizzava anche ottomila ingressi al giorno. Se ci andate da domani sino al 31 di maggio 2021, al Museo Egizio, troverete un faro, una luce rosa, che vi indica la storia. Ed è l’allestimento di una maglia appartenuta a Fausto Coppi e donata al suo amico tortonese Giovanni Chiapuzzo. Una storia nella storia. Un cimelio che racconta anche la passione e la cura quasi maniacale dei collezionisti grazie ai quali le memorie si tramandano e raccontano un pezzo della nostra vita.

La Maglia Rosa di Fausto Coppi al Museo Egizio – Si tratta di una maglia rosa anni 50 inizio 60 regalata da Fausto Coppi a Giovanni Chiapuzzo, il massaggiatore di Tortona cresciuto alla scuola di Biagio Cavanna (il massaggiatore cieco del Campionissimo, fondatore della Accademia Siof di Pozzolo Formigaro che aveva il suo quartier generale a Novi Ligure). Non sappiamo esattamente quando e se fu indossata dal Fausto. Potrebbe essere anche una delle cosiddette maglie replica che Coppi regalò agli amici più cari. Quel cimelio è custodito normalmente nel piccolo museo AcdB di Alessandria a Palazzo Monferrato insieme ad un caschetto di Coppi.

Fa parte appunto della Collezione Chiapuzzo in dote ad AcdB. Al Museo del Ghisallo la Collezione di Maglie Rosa è composta da 60 pezzi e nella sala detta Pink Experience Room, allestita per i 90 anni della maglia rosa ve ne sono allestite in filo e… originali, una per decennio come nella mostra virtuale dedicata alla storia del primato della Rosa link https://virtualtour.linelab.net/virtuals/magliarosa90anni/

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Un po’ di numeri e una curiosità. 1931: il primo ad indossarla fu Learco Guerra. Il primo vincitore in Maglia Rosa fu – sempre nel 1931 – Francesco Camusso. Nel 1990 Gianni Bugno la vestì dalla prima all’ultima tappa. 1952: è il primo anno in cui compare la scritta della testata organizzatrice La Gazzetta dello Sport. Stando alla collezione presente al Museo del Ghisallo, la più grande al mondo aperta al pubblico.

1956: un anno interessante per il design della Maglia Rosa perché il collo diventa a zip, mentre le tasche vanno dietro nel 19711980 è Castelli (con la storia del maglificio Vittore Gianni) lo sponsor tecnico evidente sulla Maglia Rosa.

Sempre in cerca di numeri in rosa: il ciclista che ha indossato più maglie rosa è Eddy Merckx, con 77, seguito da Francesco Moser, 57, Gino Bartali 50, Giuseppe Saronni (49). Coppi 31, Indurain 29, Magni e Gimondi 24, 14 Pantani.

È la Vittore Gianni la prima fabbrica di maglieria da cui attinge il Giro per la sua maglia rosa. Questa fabbrica nasce nel 1876, anno che coincide con la prima edizione della Milano-Torino, che è la corsa ciclistica più antica del mondo.

Armando Castelli diceva dei suoi campioni da Maglia Rosa: di Guerra, «era uno cui andava bene tutto», di Binda, «era il più ricercato, forse anche per via di una leggera allergia alla lana», di Girardengo, «una volta gli portammo le maglie in albergo prima di una Sanremo», di Belloni, «che simpatico il Tano», di Di Paco, «uno sempre in doppio petto, cui piaceva la bella vita: una volta lo trovai a letto con due ballerine bellissime, una delle quali presente per diverse tappe al Giro seguente». Per Coppi realizzarono su richiesta del campionissimo il berrettino di lana e la calzamaglia.

Cresciuta alla scuola del giornalismo della gavetta, quella dei Rota nello sport, con papà Franco (firma de La Notte) e con zio Nino (firma de La Gazzetta dello Sport) è contributor di diverse testate e scrive soprattutto di sport di endurance, turismo attivo, vino, salute e anche di benessere. Ha maturato una lunga esperienza nel mondo dello sport olimpico, anche come consulente di alcune Federazioni (Federciclismo, Federazione Italiana Sport Equestri), ma ha seguito anche Pugilato, Sci Nautico, Triathlon e Scherma. Ama tutto il mondo dello sport all’aria aperta e la cultura della fatica, anche quella che ci porta a guardare con rispetto alla montagna. Ha una vera passione per la storia dello sport e del ciclismo in particolare.

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