La rosa fa novanta. E fa paura da quanto è bella: quella di ieri e quella di oggi. Stiamo parlando di maglie. La Maglia Rosa fa novanta come gli anni che porta, una storia di sport e di ciclismo, certo, ma anche una storia italiana. E certe storie non finiscono davvero mai. Se, come quando si parla del Giro d’Italia, si pensa che anno dopo anno la Rosa è una collezione che aumenta, alimenta, emoziona. E veste il leader della classifica del Giro, la corsa a tappe più dura del mondo, ma è anche il simbolo, il dress code, del primato.

Vestire la maglia rosa significa vincere e andarne fieri. Indossare la vittoria, difenderla, conquistarla, esibirla come una seconda pelle. Tutta questa storia è iniziata 90 anni fa.

E oggi c’è una mostra che la racconta. Una mostra virtuale.  Sfogliare la Rosa diventa così emozionante da coinvolgere quasi tutti i sensi. Come in questo percorso virtuale realizzato da Giro d’Italia con i Musei del Ghisallo e Acdb che insieme hanno costruito un percorso museale che è esperienza digitale, innovativo dunque, ma anche fruizione e valorizzazione della storia, nel rispetto della tradizione e della cura della raccolta dei cimeli, e dell’archivio documentale e iconografico, da  trasmettere al futuro e da condividere nel presente. Anche attraverso un link. Gratuito. Anche attraverso un linguaggio – digitale appunto – capace di coinvolgere tutti i target, anche i più giovani.

Il consiglio è dunque quello di mettersi davanti ad un pc e cliccare su inizio. Audio acceso e mouse allenato come sui… rulli. E via. Pedalare di stanza in stanza in una sequenza di camere rosa allestite per raccontare i 9 decenni della Maglia Rosa. Con immagini, testi, voce, prime pagine della Gazzetta e al centro delle Maglie Rosa, che si fanno notare girando in 3D per essere ammirate anche nei particolari (con una gallery fotografica che punta sui dettagli) per fare insieme un viaggio nella Rosa che dal 1931 ci porta al 2021. 90 anni di Maglia Rosa.

Alla fine di questo tour virtuale, promosso da musei virtualissimi e resilienti, capaci di inventarsi innovativi per forza di Covid19, dovrà venire la voglia a tutte e a tutti, nessuno si senta escluso, di andare lassù al Museo del Ghisallo e ripassare questa storia di fronte alla parete della collezione di maglie rosa, progetto avviato con il Giro e La Gazzetta dello Sport, diversi anni fa, e più che mai vivo, pronto ad accogliere nuovi vecchi cimeli di questo importante genere.

Al Ghisallo, in attesa che si possa ritornare a visite reali e non solo virtuali, la direttrice Carola Gentilini sta attrezzando la sala cinema che diventerà una Pink Room experience: dove questa mostra virtuale si arricchirà di un senso: il tatto e tutto quel ben di dio potrà non solo essere visto, ascoltato, frequentato come nella rassegna di sala in sala, ma anche toccato, perché 9 maglie rosa in rappresentanza dei 9 decenni sono lì a testimoniare in tessuto e magia tutto il valore del racconto. Che diventa così davvero infinito. Come il trofeo del Giro.

La mostra racconta gli Anni Trenta. 1931-1940. Quando il primo ad indossare la maglia rosa fu, nel 1931, Learco Guerra. Lo chiamavano La locomotiva umana. Il primo a vincere il Giro d’Italia con la Maglia Rosa fu: Francesco Camusso detto Cichìn ma anche il Camoscio di Cumiana. Scalatore! Nel 1935 il Giro lo vince Vasco Bergamaschi: 14 volte veste la Rosa. E una sua maglia è custodita al Museo del Ghisallo. Lo chiamavano Singapore (per i suoi tratti orientali). Il 1936 è l’anno del primo Giro vinto da Gino Bartali. Ginettaccio. 1939: la conquista Giovanni Valetti che già l’anno prima aveva respirato quel profumo di Rosa. E 12 mesi dopo arriva il primo Giro di Fausto Coppi il Campionissimo.

Gli Anni Quaranta. 1941-1950. 1947: la Rosa di Renzo Zanazzi è una delle maglie che sorridono di più al Museo del Ghisallo. Nel 1948, però, c’è stato il primo Giro vinto da Fiorenzo Magni e questa maglia … di seta, è magia pura anche al tatto.  L’anno successivo la Rosa è del bellissimo Adolfo Leoni e nel 1950 arriva Hugo Koblet, che segna il traguardo del primo corridore straniero a vincere il Giro.

Gli Anni Cinquanta. 1951-1960. Nel 1951 Fiorenzo Magni. Raddoppia. Sapeva già che ci voleva un altro graffio, il Leone delle Fiandre, da custodire in quello che sarebbe diventato il suo museo, la Casa dei Ciclisti, come lo chiamava lui. Nel 1954 Giuseppe Minardi detto Pipazza e la sua maglia è al Ghisallo come quella del 1958 di Giovanni Pettinati, come quella del 1956 di Pasquale Fornara e quella del 1957 Nino Defilippis, l’indimenticabile Cit.

 Gli Anni Sessanta. 1961-1970. Nel 1963 ecco la Maglia Rosa di Diego Ronchini, custodita al Ghisallo con quella del 1965 di Bruno Mealli. Gianni Motta conquista tutti con la Rosa del 1966 e della collezione è un pezzo da 90 come quella del 1968, del Giro vinto da Eddy Merckx. Cuore matto, Franco Bitossi lo succede nella collezione con la sua maglia del 1970.

Gli Anni Settanta. 1971-1980. Il 1971 vede vincitore del Giro Gosta Petterson, nel 1976 Felix de Mondi (detto anche Nuvola Rossa), Felice Gimondi vince il suo terzo Giro d’Italia (dopo quello del 1967 e 1969). Il 1979 è il Giro di Roberto Visentin e l’anno dopo arriva il primo Giro di Bernard Hinault. 1980. Il Tasso, così lo chiamavano, ne conquisterà altri due di Giri: 1982 e 1985.

Gli Anni Ottanta. 1981-1990. Il 1981 vede vincitore Giovanni Battaglin e la sua maglia è la Ghisallo. Nel 1984, vincitore Giro all’ultima tappa è Francesco Moser che quell’anno diventa più che mai Moserissimo (è l’anno del suo storico record dell’ora 51,151. E quella bici anche è al Ghisallo!). Nel 1986 vince volando Roberto Visentin. Quattro anni dopo arriva La Rosa di Gianni Bugno: 1990, il campione brianzolo la veste dalla prima all’ultima tappa. Un record fantastico.

Gli Anni Novanta. 1991-2000. 1991 vince il Giro Franco Chioccioli detto Coppino per la somiglianza con Fausto. L’anno dopo è il Giro di Miguel Indurain, Miguelon.  Nel 1993 ecco la freccia Moreno Argentin e l’anno successivo il Giro parla russo naturalizzato in Oltrepò Pavese con Eugenio – Eugeni Berzin. 1994. Quattro anni dopo Marco Pantani conquista il cuore del mondo. Nel 1999 a vincere il Giro è un ragazzo bergamasco molto forte in salita: Ivan Gotti.

Gli Anni Duemila. 2001-2010. Infilata di maglie custodite al Ghisallo: 2001 è il Giro di Gibo Gilberto Simoni, 2004 è il Giro di Damiano Cunego, 2005 quello di Paolo Bettini (pigliatutto nel mondo delle maglie e dei colori delle maglie), 2008 la rosa parla spagnolo con Alberto Contador e nel 2010 è conquistata dal varesino Ivan Basso.

Gli Anni Duemilaedieci. 2011-2020. Il Giro diventa mondiale. Lo fa ad esempio con il 2012 con la conquista di Ryder Heysedal, nel 2014 con Nairo Quintana, nel 2018 con Chris Froome e nel 2020 con Tao Geoghengan Hart. È il decennio di un siciliano, dello Lo Squalo, Vincenzo Nibali che conquista La Rosa nel 2013 e nel 2016!

L’albo d’Oro QUI https://www.giroditalia.it/albo/
La mostra virtuale QUI http://virtualtour.linelab.net/virtuals/magliarosa90anni/

Luciana Rota
Cresciuta alla scuola del giornalismo della gavetta, quella dei Rota nello sport, con papà Franco (firma de La Notte) e con zio Nino (firma de La Gazzetta dello Sport) è contributor di diverse testate e scrive soprattutto di sport di endurance, turismo attivo, vino, salute e anche di benessere. Ha maturato una lunga esperienza nel mondo dello sport olimpico, anche come consulente di alcune Federazioni (Federciclismo, Federazione Italiana Sport Equestri), ma ha seguito anche Pugilato, Sci Nautico, Triathlon e Scherma. Ama tutto il mondo dello sport all’aria aperta e la cultura della fatica, anche quella che ci porta a guardare con rispetto alla montagna. Ha una vera passione per la storia dello sport e del ciclismo in particolare.

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