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La prima Sanremo non si scorda più… chiedilo a Stuyven e a Dagnoni

La prima Milano Sanremo non si scorda più. Lo sa bene Jasper Stuyven che  ha vinto quella numero 112, prima Classica Monumento della stagione, che ha dato spettacolo dal primo metro di corsa. Ed è anche stata la prima volta con la diretta tv integrale e la prima classica del debutto di Cordiano Dagnoni alla presidenza della Fci.

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La prima Milano Sanremo non si scorda più. Lo sa bene Jasper Stuyven (Trek – Segafredo) che  ha vinto quella numero 112, una Milano-Sanremo presented by Eolo, prima Classica Monumento della stagione, che ha dato spettacolo dal primo metro di corsa, fino alla fine dei suoi quasi 300 km di gara senza tregua. Stuyven ha vinto davanti a Caleb Ewan (Lotto Soudal) e Wout van Aert (Jumbo-Visma). Ed è anche stata la prima volta con la diretta tv integrale e la prima classica del debutto di Cordiano Dagnoni alla presidenza della Fci.

La prima Sanremo non scorda più, questa si ricorderà di certo per tanti motivi. Per averla vissuta dall’inizio, dal primo chilometro di una lunga maratona televisiva, inedita e capace senza fronzoli di evidenziare le qualità di una squadra, Raisport by Auro Bulbarelli, che ha funzionato dal primo all’ultimo metro della 112ma Milano-Sanremo teletrasmessa dal primo minuto.

Con tutti gli ingredienti che si potevano usare per sfornare un fumante traguardo che merita questa signora classica di Primavera. Racconto, storia, interviste, protagonisti, agonismo, emozione e quelle immagini, sempre bellissime, che hanno reso persino belli alcuni attraversamenti che di solito non rendono così bene.

Se il pubblico non poteva andare a seguire la corsa, per strategie anti Covid e distanziamenti vari, è la corsa che è arrivata al pubblico, anche quello che forse oggi non l’avrebbe incontrata! Bravi bene bis.

Un viaggio da Milano a Sanremo da vivere un po’ in moto, un po’ in treno, un po’ in aereo: ma soprattutto con finestrini spalancati sul grande ciclismo. Un amico di ciclismo ci ha scritto emozionato dal finale totalmente imprevedibile (come …. previsto): ma hai visto che bella Acqui Terme e poi il Sassello? Bellissimo tutto, anche quei passaggi inediti (come la città de La bollente Acqui Terme), che sono capitati sulla scia magica di questo viaggio italiano a due ruote e lo hanno fatto per caso poiché il Turchino era inagibile.

A Sanremo ci siamo arrivati tutti con una fretta di vincere (a quel punto, dopo 300 km nelle gambe!) che più non si può: quello che ha colto l’attimo e ancora non si capacita si chiama Jasper Stuyven che ammette: “Non riesco ancora a credere di aver vinto la Milano-Sanremo! All’ultimo km, proprio prima dell’ultima curva, ho provato a recuperare un attimo, poi ho lanciato la mia volata. Dopo la discesa del Poggio avevo visto che c’erano ancora dei velocisti, ho capito che dovevo provare ad anticiparli e così ho fatto. Non è stata una strategia pensata prima della partenza ma piuttosto il mio istinto. È incredibile, non riesco a trovare le parole!”

Jasper ha vinto alla maniera del corridorone belga,  trentenne, nel pieno della sua carriera di specialista di corse di un giorno, ha vinto da finisseur come si dice in gergo. Stuyven, cacciatore di classiche e non di aquiloni, è stato capace di cogliere il momento giusto e approfittare della solitudine dei tre mostri della vigilia, il cui testa a testa (parliamo di Van Aert, Van der Poel e Alaphilippe) ha finito per favorire un corridore perfetto per questi finali. Uno che aveva ancora le energie per approfittarne e sapeva che dovevo fare così in quel momento o mai più  come ha detto al microfono in diretta televisiva.

Nella partita a scacchi della Sanremo, combattuta dal primo chilometro, e velocissima forse la più veloce della sua lunga storia, i tre mostri non hanno nulla da recriminare anche perché avevano lì tra le … ruote, un certo Caleb Ewan, (uno capace di vincere in modo superbo il prestigioso Palio del Recioto segno che… non sa solo volare), e se anche avessero avuto un uomo per ciascuno da amministrare nel finale, con quello lì in volata non avrebbero avuto vita facile. Non hanno sbagliato i mostri sacri del momento, nulla da eccepire sulla regia degli attesi protagonisti che nel finale c’erano eccome.

L’unica strategia discutibile resta, a parere di tutti, quella di Filippo Ganna, lavoratore non autonomo, che è parso sacrificarsi per i due compagni di squadra, a scapito delle proprie chances. Peccato. Come dice il nuovo presidente della Federciclismo, Cordiano Dagnoni, che abbiamo raggiunto al telefono subito dopo la corsa, il quale si concede un commento tecnico, da appassionato prima che da presidente:

“Non ho capito il sacrifico che hanno imposto a Ganna di tirare sul Poggio, perché l’azione che poi ha fatto Stuyven avrebbe potuto benissimo farla Ganna, perché ce l’aveva nelle sue corde, e non lo capisco a maggior ragione a favore di chi della sua squadra visto che nessuno di loro è arrivato poi nei primi dieci. Da italiano mi sarei aspettato un Ganna risparmiato sul Poggio per poi attaccare nel finale e vincere la Sanremo.”

Tentiamo una spiegazione: è un ciclismo moderno che forse pecca un po’ di eccessiva programmazione. Dagnoni, tuttavia, applaude l’ottavo posto di Sonny Colbrelli, primo degli italiani, evidenziando un posto nella top ten di grandissimi campioni.

La giornata della Sanremo, per il presidente è stata dunque davvero speciale. “Che Sanremo! È stata un’emozione in crescendo, – dice il presidente della Fci, alla sua prima corsa da “primo ministro del ciclismo” – ho percepito l’atmosfera della prima classica di primavera, che c’è sempre anche senza pubblico, certamente vivere l’avvio da Milano con la bandiera ufficiale del via è qualcosa di speciale.

Oggi ho potuto dare il via alla Sanremo e simbolicamente con quella bandiera dello starter che Rcs mi ha regalato facendomi molto piacere. Un gesto dei vertici Cairo e Bellino che ho molto apprezzato. Ho così simbolicamente anche avviato i lavori del nuovo Consiglio direttivo con un segnale forte e importante, è stato bello e credo che i lavori della mia Squadra che si è riunita a Milano subito dopo la partenza della Milano Sanremo si sono mossi nel migliore dei modi.”

Il Consiglio federale riparte da aspetti tecnici-gestionali, come spiega Cordiano Dagnoni: “Abbiamo la fortuna di avere 6 mesi di avvicinamento alle Olimpiadi dove tutto resta invariato dal punto di vista tecnico, avremo il tempo per fare qualche inserimento e qualche modifica, per il resto ci stiamo strutturando per gestire bene tutte le varie commissioni oggi abbiamo dato le deleghe per me delegare vuol dire coinvolgere i consiglieri, motivarli e gratificarli, una strategia gestionale molto apprezzata.”

La metafora dell’uomo solo al comando non esiste più in questa Fci: “A me piace il lavoro di squadra e l’idea che ognuno si prenda la responsabilità del proprio settore. Mi dedicherò così di più ad aspetti relazionali e siccome mi hanno insegnato delega tutto tranne il controllo ho messo in pratica questa filosofia.”

Bella e quasi scontata come accade nel Mondiale la fuga da lontano: “me la sono vista in casa con la mia famiglia – conclude Dagnoni – e ho spiegato a mia moglie, che si è appassionata solo da poco al ciclismo, che a volte la fuga da lontano va anche in fondo, a volte arriva…”

il podcast con la intervista integrale al presidente della FCI Cordiano Dagnoni

112ma edizione Milano – Sanremo by Eolo
RISULTATO FINALE
1. Jasper Stuyven (Trek – Segafredo)- 299 km in 6h38’06” alla media di 45.064 km/h
2. Caleb Ewan (Lotto Soudal) s.t.
3. Wout van Aert (Jumbo-Visma) s.t.
4. Peter Sagan (Bora – Hansgrohe) s.t.
5. Mathieu van der Poel (Alpecin-Fenix) s.t.

Cresciuta alla scuola del giornalismo della gavetta, quella dei Rota nello sport, con papà Franco (firma de La Notte) e con zio Nino (firma de La Gazzetta dello Sport) è contributor di diverse testate e scrive soprattutto di sport di endurance, turismo attivo, vino, salute e anche di benessere. Ha maturato una lunga esperienza nel mondo dello sport olimpico, anche come consulente di alcune Federazioni (Federciclismo, Federazione Italiana Sport Equestri), ma ha seguito anche Pugilato, Sci Nautico, Triathlon e Scherma. Ama tutto il mondo dello sport all’aria aperta e la cultura della fatica, anche quella che ci porta a guardare con rispetto alla montagna. Ha una vera passione per la storia dello sport e del ciclismo in particolare.

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