OlimpiadiLa problematica ambientale completamente scomparsa dalla narrazione di Milano Cortina 2026

La problematica ambientale completamente scomparsa dalla narrazione di Milano Cortina 2026

Infografica rapporto

Il racconto mediatico della sostenibilità per le Olimpiadi Milano Cortina 2026 emerge come una narrazione a due velocità, caratterizzata da una profonda marginalità nei canali tradizionali e da una vivace, seppur circoscritta, polarizzazione sui social media. Questo il risultato del rapporto commissionato da Greenpeace Italia all’Osservatorio di Pavia e diffuso oggi. Ecco una sintesi strutturata di come questo tema viene costruito e percepito nel discorso pubblico:

1. La marginalità nel racconto televisivo

Nei telegiornali nazionali di prima serata, la sostenibilità non è una cornice strutturale, ma un elemento accessorio e spesso reattivo. Su 188 servizi analizzati, solo il 3% (6 servizi) cita o approfondisce la questione ambientale. Il tema emerge principalmente in risposta a critiche della stampa estera (come Le Monde o il New York Times) o in relazione a singole polemiche locali, anziché essere oggetto di analisi sistematica.

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Quando presente, la sostenibilità è spesso declinata come “sostenibilità differita”: il riuso di strutture esistenti o la promessa di un lascito positivo (legacy) servono a neutralizzare la percezione dei costi ambientali immediati.

2. La polarizzazione del dibattito su Facebook

Sullo spazio social, pur rimanendo una tematica minoritaria (4% dei post), si osserva una maggiore pluralità di voci e una netta divisione tra due schieramenti. Dominata da testate come Report, questa narrazione denuncia uno scollamento tra le promesse “green” del dossier olimpico e la realtà dei cantieri. I temi caldi sono la deforestazione (il caso dei larici a Cortina), il consumo di suolo e l’impatto dei cantieri sulla biodiversità. Focalizzata sul progresso tecnologico, celebra soluzioni d’avanguardia come la torcia a bio-carburanti, gli sci elettrici (“e-Skimo”) o iniziative di tutela faunistica come il “Piano marmotte” a Livigno.

Le denunce ambientali generano un engagement molto superiore rispetto ai post celebrativi, dimostrando che il tema dello “scempio ambientale” è capace di mobilitare l’opinione pubblica digitale.

Le criticità specifiche sollevate

Il racconto mediatico ha individuato alcuni nodi critici ricorrenti. L’utilizzo della neve artificiale, problema sollevato soprattutto dalla stampa estera (Le Monde) è presentata come simbolo della tensione tra crisi climatica e necessità organizzative, a causa dell’ingente consumo di acqua ed energia. Altro argomento caldo riguarda la pista da bob di Cortina, diventata l’emblema dell’impatto territoriale, criticata per l’abbattimento di oltre 200 alberi e per i dubbi sulla sua utilità futura. Ultima, ma non meno importante, la logistica “insostenibile” (New York Times) con la frammentazione delle sedi è stata descritta come un “incubo logistico”, dove la distanza tra le località contraddice l’idea di un evento a basso impatto.

4. Le “Assenze Significative”

Il rapporto, inoltre, rileva totale assenza di alcuni elementi che invece GreenPeace, fin dall’inizio dell’evento, ha ricordato. Il primo riguarda in qualche modo l’antinomia tra le olimpiadi della neve e la crisi climatica che potrebbe, tra non molto, rendere quasi impossibile lo svolgimento delle Olimpiadi invernali. Un aspetto quasi del tutto assente sui media (0,5% nei TG, 0,1% su Facebook). Altro argomento scomparso totalmente è quello degli sponsor Oil & Gas. Non esiste alcuna problematizzazione riguardo alla presenza di aziende del settore fossile (come Eni) tra i partner olimpici. I media riportano queste collaborazioni in modo puramente celebrativo, ignorando le critiche delle organizzazioni ambientaliste che denunciano operazioni di “sportwashing”.

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Redazione
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