Sab, 7 Febbraio 2026
TennisLa resurrezione di Alcaraz e la rabbia di Djokovic: AO 2026 cambia...

La resurrezione di Alcaraz e la rabbia di Djokovic: AO 2026 cambia padrone

Djokovic Molourne
Nole Djokovic si inginocchia dopo la vittoria nella semifinale degli Australian Open 2026 (foto Brigitte Grassotti)

Quello che sicuramente non è mancato nelle semifinali di oggi agli Australian Open è stato lo spettacolo. Spettacolo per la discesa agli inferi e poi la resurrezione di Carlos Alcaraz contro il miglior Zverev da qualche anno a questa parte. Spettacolo per il miracolo di cocoon Djokovic che, tra smorfie, perdite di tempo e colpi di classe pura, torna a prendersi una finale dello Slam annichilendo, al quinto, il vincitore delle ultime due edizioni, Jannik Sinner.

Il pubblico nostrano non può essere contento di come sono andate le cose in questi Australian Open che, dopo due anni di dominio italiano, si apprestano a cambiare padrone. Nei quarti di finale Djoker “era pronto ad andare a casa”, incantato dall’estro di Musetti. Poi la sorte o qualcos’altro hanno interrotto il sogno di una possibile semifinale tutta italiana e riportato in piazza il giocoliere serbo. Quindi, nello scontro che tutti pensavano segnato tra Alcaraz e Zverev, abbiamo sperato, sinceramente, che il tedesco, complice anche la salute fisica, potesse togliere di mezzo quello che fino alle 11 di oggi, ora italiana, appariva l’ostacolo più ostico verso il tris del nostro.

Sport24h su Telegram
Entra nel canale ufficiale
Notizie essenziali, risultati in tempo reale e analisi selezionate. Niente spam. Solo sport.
Iscriviti al canale

“Vabbé – ci siamo detti quando Carlitos ha infilato il passante di dritto che gli ha aperto le porte della finale – speriamo che Jannik regoli la formalità Djokovic in fretta, in modo da risparmiare energie”. Perché, diciamocelo sinceramente, tutti pensavamo che fosse una formalità, visto che nel 2025 il serbo non aveva più vinto un match con Sinner. La vittoria del primo set ha dato la convinzione che fossimo sulla strada giusta. Quando Nole ha vinto il secondo set ci siamo detti: “solo un attimo di riposo…”, ma il tennis dei due ormai da qualche game stava dicendo il contrario: Sinner timoroso e impreciso, Djokovic freddo e coraggioso. È andata come tutti non pensavano ma temevano: 4-6, 6-3, 4-6, 6-4, 6-4 per il serbo. Le due sole palle break sfruttate dall’italiano sulle 18 avute a disposizione (otto nell’ultimo set, spalmate su ben tre giochi) ci dicono che Sinner oggi non era la micidiale macchina da guerra dello scorso anno.

Nei giorni scorsi un giornalista, forse particolarmente eccitato dalla lotta tra Alcaraz e Sinner, ha chiesto a Djokovic pressappoco questo: “Hai inseguito Federer e Nadal e adesso insegui Alcaraz e Sinner, cosa provi?”. Nole l’ha guardato, ha trattenuto a stento dal mandarlo a quel paese, gli ha solo ricordato che fare una domanda del genere a un giocatore che ha vinto 24 Slam è quanto meno irrispettosa e ha chiuso il discorso. Adesso sappiamo che si è arrabbiato veramente. Lo ha detto oggi, subito dopo la vittoria: “Dedicato a tutti quelli che pensavano fossi finito, a quelli che mi hanno dichiarato morto in questi due anni, a coloro che pensavano dovessi smettere da tempo…”. Nole come il “cavaliere nero” della barzelletta: “meglio non farlo arrabbiare”.

Chissà se il pubblico di Melbourne, che ha da tempo adottato come beniamino Alcaraz, domenica si dimenticherà del vaccino non fatto, dell’espulsione, delle parole dure e degli scambi dei tempi che furono e decida invece di rendere omaggio all’uomo che ha riscritto la storia del tennis. Se mai Djokovic dovesse vincere, si tratterebbe del record dei record, di quelli che in qualche modo fanno chiudere il libro del racconto ed esclamare “non ci sarà mai più nessuno come lui”. Il problema, però, è che qualora questo dovesse accadere, e tutto lo stadio tifasse per il vecchio leone, verrebbe a mancare al “cavaliere nero” la più potente delle motivazioni: la rabbia.

LEGGI ANCHE

Jules Elysard
Jules Elysard
Nato in una cittadina semisconosciuta tra Mosca e San Pietroburgo (non chiedetemi perché, è una storia lunga), di padre francese e madre italiana, mi occupo di sport fin da piccolo. Amo guardare le cose da un punto di vista diverso, a volte anche problematico, ma mai dogmatico. Ho collaborato con diversi quotidiani.

Calendario sportivo 2026

Ultimi articoli

LASCIA UN COMMENTO

Per favore inserisci il tuo commento!
Per favore inserisci il tuo nome qui