
Il giorno della presa della Bastiglia, simbolo di una rivoluzione che ha rovesciato la monarchia francese, non è stata certo onorata dalla tappa odierna, nella quale lo strapotere assoluto del monarca del ciclismo ha chiarito definitivamente che c’è solo un sovrano. Un avvertimento non solo agli altri nobili del gruppo Vingegaard, Evenepoel, Lipowitz, Ayuso, ma anche alla borghesia rampante, ovvero i giovani Del Toro e Seixas.
“Ci tenevo a vincere qui, perché due anni fa Vingegaard mi aveva ripreso dopo lo scatto e poi battuto. Dovevo rimettere le cose a posto ed anche onorare la maglia gialla”. Per rimettere le cose a posto nella sua testa, però, Tadej questa volta l’ha combinata grossa. Sul Col de Pertus, la penultima salita, infatti, mentre la UAE si squagliava come neve al caldo francese, probabilmente per i postumi di una sosta che ha tagliato le gambe, Pogacar ha pensato bene di attaccare con un unico effetto, quello di mettere in crisi il suo compagno di squadra, e secondo in classifica, Del Toro. Il messicano accusa l’accelerazione sul Col de Pertus più degli altri. Perde in poco tempo un minuto, mentre gli altri navigano a 20″. Alla fine, tagliato il traguardo di Le Lioran, rimbalza improvvisamente al settimo posto e perde anche la maglia bianca a favore del francese Seixas.
Ma tutto questo è secondario in casa UAE che non vuole commettere l’errore (ma con Pogacar è difficile) della Bora, che si trova dilaniata dalla lotta tra Evenepoel e Lipowitz. Il duello tra i due meriterebbe una cronaca a parte. Allo scatto di Pogacar, infatti, rispondono entrambi, poi in salita si sfila il belga, che recupera in discesa e sul piano. Quando Remco mostra una leggera sofferenza, Florian si fa trovare in testa al gruppo degli inseguitori a tirare. Quando poi infine rientra il belga, negli ultimi metri, sprinta proprio in faccia al compagno di squadra e gli ruba due secondi. “Questa sera saprete chi è il capitano” aveva detto al via della tappa il tedesco. Crediamo che la cosa non si risolverà certo oggi, ma sulle prossime salite, dove è evidente che il belga ne ha di meno. Se saprà gestirsi, Remco può sperare di finire il Tour davanti a Lipowitz; in qualsiasi caso la loro lotta li distrae sul vero obiettivo che dovrebbe essere mettere in difficoltà il sovrano Pogacar, magari con attacchi alternati. Nulla di tutto ciò si è visto.
Neanche un aiuto, che sarebbe stato gradito, a Vingegaard nell’inseguimento, andato in scena sull’ultima asperità di giornata, il Col de Font de Cère. Il danese sembra l’unico in questo Tour che prova a resistere allo sloveno, ma anche oggi ha mostrato di avere meno quarti di nobiltà dell’avversario. Se continuerà a pensare alla maglia gialla, visto come è arrivato sul traguardo, rischia di perdere anche il secondo posto.
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Sul traguardo la Maglia gialla guadagna una manciata di secondi sul secondo Evenepoel (32″ per l’esattezza) e circa 40″ sul danese. Un’azione pertanto, alla prova dei fatti, utile solo a ribadire che nessuno è in grado di resistergli, anche quando il percorso non si adatta ai grandi distacchi. Secondi di cui probabilmente non saprà che farci; poteva anche risparmiare le forze e rispondere solo agli eventuali attacchi, magari lasciando la vittoria al coraggioso Carapaz. Ma i sovrani, si sa, voglio affermare il loro dominio e con la vittoria, la 24^ al Tour e la 124^ in carriera, anche oggi la Rivoluzione è rimandata a domani.
Si spera.
Classifica generale
- Tadej Pogačar (UAE Emirates-XRG) — 36:15:02
- Jonas Vingegaard (Visma-Lease a Bike) — +3:36
- Remco Evenepoel (Red Bull-Bora-Hansgrohe) — +4:06
- Juan Ayuso (Lidl-Trek) — +4:22
- Paul Seixas (Decathlon CMA CGM) — +4:35
- Florian Lipowitz (Red Bull-Bora-Hansgrohe) — +4:44
- Isaac del Toro (UAE Emirates-XRG) — +5:08
- Lenny Martínez (Lidl-Trek) — +5:45
- Mattias Skjelmose (Bahrain-Victorious) — +6:34
- Tom Pidcock (Pinarello Q36.5) — +11:49
