Che sia un campione, anzi un campionissimo, ormai è chiaro a tutte e a tutti. Tadej Pogačar non è monumentale solo per quello che fa in bicicletta, ogni tanto, con semplicità, è monumentale anche per quello che dice e anche che non dice, ma firma con nome e cognome, vedi la Fondazione che porta il suo nome e che finanzia la ricerca sul cancro focalizzandosi sul metabolismo e i benefici dell’esercizio fisico. Monumentale per questa frase rimbalzata e riportata con tempestività dalla Fondazione Scarponi, sulla Milano-Sanremo: «È la gara più imprevedibile del mondo ed è un grande sollievo averla finalmente vinta. Rappresenta anni di allenamento, mi mancherà. Sono venuto ad allenarmi qui tante volte e ogni volta si rischia la vita perché, senza voler offendere nessuno, il traffico sulle strade italiane a volte è un po’ criminale».

Se non bastasse questo, ecco quello che Pogacar ha aggiunto prima di lasciare Sanremo, dove è riuscito a realizzare un capolavoro di sogno agonistico. «Stanno costruendo delle bellissime piste ciclabili e forse tra qualche anno ci sarà anche una splendida strada costiera, ma ci vuole molto impegno». Sembra proprio un campionissimo predestinato, Tadej Pogacar, specie dopo un sabato eroico come quello che ci ha fatto vivere, il 21 marzo di poche ore fa, mentre cacciava per trecento km la Monumento tanto desiderata – la Milano-Sanremo – vinta per una gomma nonostante una brutta caduta e una ricorsa di nervi, muscoli, testa e cuore, tanto cuore. Della Classicissima di Primavera abbiamo scritto e detto. Emozionati.

Mai come quest’anno chi scrive è stata letteralmente presa di mira da messaggi di gente emozionata e coinvolta dall’impresa dello sloveno. Come se Tadej, che è amato dal popolo del ciclismo made in Italy come se fosse un italiano, avesse risvegliato il cuore, assopito per tanti motivi, della gente che ama lo sport e le grandi imprese. E questo amore è stato documentato ampiamente dalla gente a bordo strada, non solo italiani, certo, ma tanti e nuovi applausi che fanno bene a questo sport popolare da sempre e speriamo per sempre. Dove non si paga il biglietto e speriamo ancora per un po’ di tempo, se non passano idee scellerate capaci di snaturarlo.
Il campione sloveno ha aderito a diverse campagne sulla sicurezza e ci aveva testimoniato anche: “Ho gareggiato sulle strade di tutto il mondo, e tutte hanno una cosa in comune: le condividiamo”. Parole semplici, ma importanti, che arrivano da chi vive e si allena ogni giorno su quelle strade del rischio. Dentro a questo quadro si inserisce un passaggio istituzionale significativo, che prova a dare risposta a un tema sempre più centrale. Istituzione sportiva e Comunicazione di Stato insieme. La Federazione Ciclistica Italiana e Rai Pubblica Utilità hanno infatti siglato un accordo di collaborazione finalizzato a promuovere e valorizzare la diffusione di informazioni nell’ambito dell’offerta di pubblica utilità e, più in generale, delle attività connesse al servizio pubblico radiotelevisivo, con particolare attenzione ai temi della mobilità e dell’uso della bicicletta.

L’intesa si articola lungo quattro direttrici fondamentali: sicurezza, inclusione, valorizzazione della storia e comunicazione sociale, riconoscendo nella mobilità sostenibile e nella cultura della bicicletta strumenti concreti di crescita civile e benessere collettivo. Per quanto riguarda la sicurezza, la collaborazione sarà orientata alla diffusione di contenuti e campagne informative dedicate alla mobilità responsabile, alla prevenzione degli incidenti e alla promozione di comportamenti corretti sulla strada, con un’attenzione particolare agli utenti più vulnerabili, tra cui ciclisti e pedoni. Sul piano dell’inclusione, saranno promosse iniziative finalizzate a rendere la mobilità in bicicletta sempre più accessibile, valorizzando progetti capaci di favorire la partecipazione delle persone con diverse abilità, dei giovani e delle fasce più fragili della popolazione.
Un ruolo centrale sarà inoltre riservato alla storia e alla memoria, attraverso attività editoriali e contenuti dedicati alla valorizzazione del patrimonio culturale e sportivo legato alla bicicletta, raccontandone l’impatto sullo sviluppo sociale ed economico del Paese e il suo valore simbolico di libertà e progresso. La comunicazione sociale costituirà infine un elemento chiave della collaborazione, grazie alla realizzazione di campagne e progetti capaci di sensibilizzare i cittadini sui benefici della mobilità sostenibile, promuovere stili di vita salutari e incoraggiare una maggiore attenzione all’ambiente e alla qualità della vita urbana.
«Questo accordo rappresenta un passo significativo per rafforzare il valore della bicicletta come strumento di pubblica utilità, capace di coniugare sicurezza, inclusione e sostenibilità», ha dichiarato il presidente federale Cordiano Dagnoni, «confermando al contempo la centralità della FCI anche su tutte le tematiche legate all’uso della bicicletta non specificatamente agonistico». «Attraverso una comunicazione efficace e accessibile, vogliamo contribuire a diffondere una nuova cultura della mobilità, più attenta alle persone e all’ambiente», ha concluso il direttore di Rai Pubblica Utilità, Giuseppe Sangiovanni.
Con la firma dell’intesa, FCI e Rai Pubblica Utilità confermano il proprio impegno a promuovere un’informazione responsabile e orientata al bene comune, valorizzando la bicicletta come elemento centrale delle politiche di mobilità sostenibile e nella costruzione di comunità più inclusive e consapevoli. Era ora.
Foto RCS Sport – Photo Credits: LaPresse e Angelo Giangregorio
