Mer, 18 Febbraio 2026
Viaggiare in biciclettaLa via italiana al cicloturismo: una rivoluzione gentile e disordinata

La via italiana al cicloturismo: una rivoluzione gentile e disordinata

Rivoluzione perché nasce dal basso ed esprime una esigenza sempre più comune sul territorio. Disordinata, come solo le vere rivoluzioni possono essere che, una volta avviate, non si fermano.

Il 1° giugno si è svolta a Lucca la premiazione dell’Oscar del Cicloturismo 2024. Un appuntamento ricco di contenuti, idee, spunti e suggestioni per il mondo della bicicletta. Ludovica Casellati, ideatrice dell’Oscar e infaticabile padrona di casa, ha allestito nel week end, insieme al suo gruppo di lavoro, un programma in grado di fare il punto sul cicloturismo in Italia. E’ stata anche l’occasione per pedalare sulla ciclo-pedonale Puccini, l’itinerario ciclabile disegnato tra Lucca e Viareggio che ha permesso alla regione Toscana di vincere l’Oscar lo scorso anno.

Lungo la ciclopedonale Puccini con sguardo sulle Alpi Apuane

In occasione del forum organizzato nella giornata di venerdì Sebastiano Venneri di Legambiente ha illustrato in sintesi i dati sul cicloturismo 2023 elaborati da Isnart (qui report completo) che ci dicono in particolare tre cose. Il turismo in bicicletta è trasversale e non finalizzato a se stesso: si viaggia in bici per conoscere arte, cucina, costumi, ambiente; lo fanno soprattutto i millennials con cultura e reddito medio alto; è la forma di turismo che più velocemente è uscita dalla crisi della pandemia.

Riguardo questo, Pierpaolo Romio, di Girolibero (uno dei tour operator di settore storici) precisa: “Il post-pandemia ha sì generato una ripresa drastica del turismo in bicicletta, ma ha aumentato il fai da te a scapito del viaggio organizzato. Il rapporto, ormai, è di 9 a 1. Il cicloviaggiatore è estemporaneo, fantasioso, autonomo..”.

Un dato, quello della estemporaneità, che sembra confermato anche da un’altra tendenza, sintetizzata da Sebastiano Venneri: “La via italiana al cicloturismo è l’individuazione di itinerari che collegano strade già esistenti, a basso scorrimento, ormai quasi completamente abbandonate dalle auto”.

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Il fatto che dal punto di vista strutturale il nostro Paese è dietro rispetto ad altri più evoluti ha stimolato la fantasia dei piccoli enti locali e, soprattutto, dell’associazionismo di base, recuperando quello che non viene più utilizzato: che siano vecchie strade comunali o provinciali, strade bianche come quelle nelle Terre Eroiche, ferrovie dismesse oppure tratturi. Di esempi in questi anni ne sono sorti diversi; ci limitiamo a citarne tre: l’Appennino Bike Tour, la via Silente e la Sicily Divide. Tutti itinerari premiati negli ultimi due anni dall’Oscar del Cicloturismo che ha l’indubbio merito di portare alla ribalta nazionale esperienze che altrimenti rischierebbero di rimanere relegate nell’ambito degli appassionati.

Enrico Della Torre, ideatore dell’Appenino Bike Tour: “Le strade erano lì, bastava solo che qualcuno le legasse insieme e che riportasse le persone, questa volta in bici, in paesi e comunità che rischiavano di sparire”.

Appennino Bike Tour, Gubbio. La dorsale appenninica, dalla Liguria alla Sicilia, legata da un itinerario ciclabile che insiste su strade a bassa percorrenza e che, da luglio di quest’anno, è completamente segnata con una segnaletica uguale lungo tutta la Penisola. Lunghezza circa 3000 chilometri. Tocca 300 comuni e alcuni dei luoghi più suggestivi d’Italia.

Se vi è una costante comune nei mille borghi che compongono il nostro Paese è la presenza di una stazione del treno. Per questo motivo un contributo alla riscoperta del territorio in bicicletta lo può dare Trenitalia con la sua rete regionale. Maria Giaconia, Direttore Business Regionale e Sviluppo Intermodale di Trenitalia: “Trenitalia ha avviato da anni un processo di ammodernamento della rete regionale con treni in grado di trasportare le biciclette. Sono in previsione ulteriori investimenti (circa 10 miliardi, ndr), in modo da riuscire a coprire tutta la penisola. Il nostro obiettivo è quello di rendere il binomio bicicletta + treno una concreta alternativa non solo per il pendolarismo ma anche per il turismo lento”.

La Via Silente è un itinerario di circa 600 chilometri su strade asfaltate a bassa percorrenza nel Parco Nazionale del Cilento, Vallo di Diano e Alburni, uno dei parchi nazionali più grandi d’Italia. È un percorso ad anello – con partenza e arrivo a Castelnuovo Cilento – che percorre tratti costieri e si inoltra tra le montagne in 15 tappe. Promossa dall’omonima associazione, La Via Silente nasce proprio 10 anni fa dall’amore e dal desiderio di Simona Ridolfi e Carla Passarelli. Vincitrice di numerosi premi, quest’anno ha avuto il premio speciale della stampa all’Oscar del Cicloturismo.

Il forum ha offerto anche ulteriori spunti di riflessione e permesso di conoscere case history che rappresentano un punto di riferimento. Suggestiva, per esempio, l’opera messa in atto da RFI, la rete ferroviaria nazionale, e raccontata da Alberto Fiorillo: “Il 30% deli utilizzatori dei treni regionali sono studenti universitari. La maggioranza delle università italiane sono in prossimità di nostre stazioni. Da qui l’idea di legare i due ambiti con piste ciclabili stazione-università. Un progetto che ha già realizzato 200 km di piste e che dovrà realizzarne più del doppio in futuro, finanziato con fondi del PNRR”.

Il Cammino Minerario di Santa Barbara è un percorso ad anello di oltre 600 km che parte e arriva a Iglesias, nella Sardegna Sud Occidentale. La Green Road già tabellata è di circa 360 km – un circuito a fondo misto di asfalto, strade bianche carrabili e non, tratti di ferrovia dismessa – attraverso le aree minerarie delle regioni storiche dell’Inglesiente, Sulcis e Arburese-Guspinese e rappresenta un ulteriore sviluppo del progetto di mobilità sostenibile nato con il Cammino.

Giovanna Sainaghi, responsabile di Visit Flanders Italia ha portato l’esempio di una delle realtà europee virtuose, in cui ciclismo e la bicicletta si intrecciano in un rapporto che va dallo sport alla vita di tutti i giorni: “La bicicletta è il mezzo di locomozione quotidiano per i Belgi. Per questo l’offerta turistica che offriamo è quella di immergere il visitatore nella quotidianità delle Fiandre, in sella ad una bicicletta”. Guardando la ramificazione di piste ciclabili ad uso esclusivo dei ciclisti delle Fiandre, pari quasi al nostro dedalo di strade e stradine di un centro storico, ci chiediamo se saremo mai in grado di riuscire a realizzare lo stesso in Italia.

Per alimentare il nostro ottimismo della volontà culliamo una slide del rapporto Isnart che parla di una rivoluzione gentile e disordinata già in atto. Rivoluzione perché nasce dal basso ed esprime una esigenza sempre più comune sul territorio. Disordinata, come solo le vere rivoluzioni possono essere che, una volta avviate, non si fermano. Ed è questa la cosa che ci dà maggiormente fiducia.

Antonio Ungaro
Antonio Ungaro
Giornalista sportivo e blogger. I primi ricordi sportivi sono le imprese di Gimondi al Giro d'Italia e il 5 Nazioni raccontato da Paolo Rosi. Dietro ad ogni sportivo c'è una storia da raccontare; tutte insieme raccontano un Paese che cambia. Sono convinto, parafrasando Mourinho, che chi sa solo di uno sport non sa nulla di sport.

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