Tuo padre ti ha tirata su con questa massima: «fai quello che vuoi nella vita, ma se lo fai nello sport sarà sempre meglio di tutto il resto». Hai imparato così che i valori dello sport possono guidare ad una vita migliore, non per forza per vincere anzi molto di più per saper perdere, o arrivare quarta, quinta, maglia nera. Che bello! Sarà sempre meglio della politica, anche. E lo è. Meglio della politica, soprattutto di quella importante, internazionale, mondiale, di una super potenza, anche, che ha un super presidente. Ogni santo giorno sui giornali di tutto il mondo.
Per un attimo hai pensato, guardando quel video rimbalzare sui social, dai, è una fake news, è un delirio irriverente dell’intelligenza artificiale (deficiente), dai, non può essere vero. E per un momento hai anche pensato, no, noi non lo commentiamo, non gli diamo la soddisfazione di replicare e farsi sentire da tutte e da tutti, a volte ignorare fa più male. Invece no, non si può tacere, questa volta no, perché si tratta del presidente degli Stati Uniti, mica di uno qualsiasi infoiato di cattiverie da bar social (benedetto era quello che chiamavamo Bar Sport, molto ma molto meglio di tutto questo).
Ecco, ci sono momenti in cui il mondo dello sport, e chi ne racconta i valori ogni giorno, non può voltarsi dall’altra parte. Non si tratta di geopolitica giocata come a Risiko, «Gli Stati Uniti attaccano la Groenlandia e l’Australia settentrionale»…. Tiri i dadi e giochi. Nossignori, non è neanche una partita alla PlayStation recitata davanti alle telecamere, chit compresi. Qui non siamo nel campo della provocazione leggera o della battuta fuori luogo da bar sport, fumo nel locale e qualche cicchetto di troppo. Qui è in discussione il rispetto stesso dello sport come spazio culturale, educativo e inclusivo.
Le immagini e le parole pronunciate da Donald Trump, durante un intervento davanti ai deputati repubblicani della Camera, ci hanno colpito profondamente. Il presidente degli Stati Uniti ha ironizzato sulle atlete transgender utilizzando imitazioni, cambi di voce e una mimica caricaturale, citando esempi tratti dal sollevamento pesi e dalla boxe per ribadire la sua contrarietà alla partecipazione delle persone transgender nelle competizioni sportive femminili. Una scena ripresa e rilanciata da numerosi media internazionali, dai social network e anche da La7, che ha dedicato un servizio televisivo al caso (Guarda il servizio di La7).
«Mia moglie odia quando faccio queste cose. Vorrei essere più diretto, ma so che mi stanno osservando», ha detto Trump, accompagnando le parole con una rappresentazione che ha trasformato la fatica, la competizione e persino la sconfitta sportiva in una caricatura. Un linguaggio che non è solo inappropriato, ma che risulta offensivo verso chi vive lo sport come diritto, percorso e possibilità, a ogni livello e senza distinzioni di genere o di condizioni. (La7.it)
Sport24h non può ignorare quanto visto e ascoltato. Perché non si può usare lo sport come strumento di derisione. È un linguaggio universale che dovrebbe unire, educare, includere. È un modo interessante per studiare storia, geografia, educazione civica, scienza, fisiologia, buone maniere, salute e benessere, eccetera eccetera. Ed è proprio per questo che le parole pronunciate da chi ricopre una delle cariche più alte al mondo assumono un peso diseducativo enorme.
Sul tema è arrivato un commento forte e determinato da Luisa Rizzitelli, presidente di Assist, da anni impegnata nella difesa dei diritti e della parità nello sport: «È sconvolgente come Trump irrida le atlete transgender dimenticando non solo che meritano rispetto come persone, ma ignorando quanto doloroso sia il percorso di inclusione che stanno affrontando. E non parlo solo delle atlete di alto livello, ma banalmente del diritto che le persone trans hanno, in quanto esseri umani, di far parte della meravigliosa esperienza sportiva. Il presidente degli Stati Uniti sta dando un esempio terribile, contravvenendo a ogni forma di valore consacrato dalla Carta Olimpica e dal valore culturale e sociale che lo sport ha e deve avere. Spero che si levi presto la voce del CIO per condannare questo atteggiamento sprezzante e bullizzante».
Parole che chiamano in causa direttamente il Comitato Olimpico Internazionale e l’intero sistema sportivo mondiale. Perché la Carta Olimpica parla chiaro: rispetto, dignità, non discriminazione sono pilastri fondanti. Ogni deroga, ogni ironia fuori luogo, ogni atto di bullismo istituzionale mina la credibilità dello sport come strumento di crescita sociale. Difendere lo sport significa anche difendere chi lo pratica, chi lo vive come spazio di libertà e chi, ogni giorno, combatte battaglie personali per poterne fare parte. Tacere, in questi casi, non è neutralità o razionale reazione di denuncia silente. È una rinuncia ai valori. Sport24h sceglie di non farlo.

