Basket NBA: LeBron stoppa i Warriors e riscrive la storia

Con il successo in gara 7 Cleveland conquista il primo successo sportivo nazionale e consacra LeBron James (MVP delle Finals) il più grande in attività.

Basket NBA: LeBron stoppa i Warriors e riscrive la storia

“Voglio regalare il primo titolo nazionale a Cleveland e all’Ohio” ha dichiarato prima di gara 7 The Chosen One (o King James, scegliete voi cosa preferite), restando coerente con la sua scelta di “tornare a casa”, fatta due stagioni fa, dopo il secondo anello conquistato con i Miami Heat.

C’è riuscito, nonostante la sconfitta (dura da digerire) dello scorso anno, in finale sempre contro i Golden State Warriors, nonostante Stephen Curry, che ha chiuso la stagione con il titolo di MVP, nonostante fosse andato sotto 3-1 nelle Finals; risalire da lì giù non era mai riuscito a nessuno.

C’è riuscito, non da solo, LeBron James, ma buona parte del merito è sicuramente sua. Eppure anche nella serie che ha svelato al mondo (o la poca parte di esso che ancora non lo conosceva) la forza di questo straordinario giocatore di 203 cm., si conferma che nel basket (come in qualsiasi sport di squadra) non si vince o si perde da soli. Perché nella gara decisiva, a San Francisco, contro gli avversari di sempre, King James non avrebbe potuto molto se accanto non fosse improvvisamente e miracolosamente cresciuto Kyrie Irving, autore del canestro decisivo ad 1′ dalla fine, capace soprattutto di parlare lo stesso linguaggio di LBJ nel terzo quarto, quando un po’ a tutti hanno iniziato a tremare le mani. E hanno tremato anche a sua Maestà, che proprio nei secondi finali ha sbagliato la più classica delle schiacciate, ispirato proprio da Irving, rischiando anche di farsi male. In quel momento i Cavs erano avanti di tre. La schiacciata (con conseguente fallo) avrebbe portato a +6 e fine anticipata dei giochi. Invece ha preso il ferro, cadendo poi malamente. Un attimo di panico, poi i tiri liberi. Le mani tremano per il Prescelto. Il primo è fuori. Il secondo è dentro: Cavs +4 ma non ancora a distanza di sicurezza (un gioco da 3+ fallo e si torna in parità). E’ stato quello il momento nel quale anche l’attuale più forte giocatore di basket in circolazione ha tremato. Questioni di attimi. Perché prima e dopo è tornato ad essere il LeBron James di sempre, in grado, a 1’20” dalla conclusione, di mettere la parola fine ai sogni dei Warriors con una stoppata che resterà nella storia di questo sport.

Siamo in perfetta parità: 89-89. Le squadre hanno paura, la stanchezza può più della voglia di vincere. Errori al tiro da una e l’altra parte. Si gioca sui nervi. In avanti LeBron perde palla, parte la transizione dei Warriors. Palla in velocità a Iguodala, lanciato solo verso canestro. Il suo terzo tempo è ormai destinato dentro, se non arrivasse dalle retrovie un fulmine di 203 cm e 113 kg, che sale fino in cielo, ben oltre i 3,05 m del canestro, e blocca sul tabellone la palla. Furioso e sontuoso. I Warriors si spengono in quel momento, sull’Oracle Arena cala il silenzio. Il destino è scritto.

Perché la furia di LBJ si è abbattuta, con tutta la forza di una vita da raccontare, su quel pallone, cancellando i Warriors e soprattutto consegnando a Cleveland e all’Ohio il primo titolo nazionale della sua storia? Back to home, per LeBron James è stato un atto liberatorio e un debito saldato. Nel 2003, mentre il più grande MJ si avviva verso il tramonto, lui saliva in NBA, scelto nei Draft proprio dai Cavs. Ma in quei Cavs, pur seminando record su record, non riuscirà a trovare la strada della vittoria e così, con una decisione che in molti hanno definito “vigliacca” se ne andò a giocare a Miami, con i vari Wade e Bosh, invece di batterli.. come ricordò allora MJ. Quella scelta, quella frattura, ha lasciato qualcosa nella testa e nel cuore del Prescelto che, due anni fa, altrettanto inaspettatamente, ha deciso di tornare a casa, per provare a vincere con la “sua” squadra; nella “sua” Ohio, che l’ha visto nascere e crescere da solo con la mamma (il padre?… chissà).

Quella stoppata ha rimesso le cose a posto e ricordato che per essere grandi bisogna avere qualcosa dentro che ti spinge a dare un po’ più del massimo. Il suo terzo anello e le ultime tre partite resteranno nella storia di questo sport e ci permettono di affermare, senza ombra di dubbio, che il Prescelto finalmente può sedersi nel pantheon ristretto di giocatori “overtime”, con MJ, Magic, Larry, Jerry, Kareem Abdul, Doctor J, Wilt e pochi altri. E Stephen Curry? Giusto Stephen Curry… qualcuno l’ha visto in queste finali?

Antonio Ungaro

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