Due leggende sull’origine degli scacchi: Caissa e Palamede

Chi era Caissa e quando è stato inventato il mito? Perché si dice che invece il gioco l'abbia inventato Palamede e, infine, chi è la protettrice dei giocatori?

Due leggende sull’origine degli scacchi. In quasi tutto il mondo gli appassionati del gioco degli scacchi sono chiamati ‘figli di Caissa’. Parafrasando Manzoni, viene da chiedersi: “Caissa, chi era costei?”

Diciamo subito che era una driade, ovvero una ninfa degli alberi, di rara bellezza. Aggiungiamo che, anche se nel corso dei secoli si è sempre cercato di attribuire l’ideazione del gioco a qualche personaggio ben definito, Caissa non viene indicata tra gli ideatori del gioco, ma sarebbe stata la causa indiretta della sua ideazione.

Il racconto, poi vedremo chi ne fu l’autore, dice che di Caissa si era innamorato Marte, il ben noto dio dell’Olimpo. Ma la fanciulla non lo ricambiava; una Naiade, ninfa delle acque sorgive, amica di Caissa, dice a Marte che a Caissa piacciono gli uomini intelligenti e gli suggerisce di inventare qualcosa che possa coinvolgerla in tal senso: “Prova a inventare qualcosa, anche un gioco,  che sia particolarmente intelligente e ti renda accetto agli occhi della fanciulla.” E poi per un eventuale aiuto gli consigliò di rivolgersi ad Eufrone (o Sport), fratello di Amore. E infatti con l’aiuto di Eufrone Marte potè inventare gli scacchi, e così riuscì a conquistare la fanciulla. Il gioco prese nome da quello della ninfa stessa ed è evidente la assonanza tra Caissa e  il termine inglese ‘chess’ che significa appunto scacchi. Ora possiamo dire che nonostante ci sia di mezzo un dio dell’Olimpo il racconto risale solo a poco più di duecentocinquanta anni fa!

L’autore è  infatti l’inglese sir William Jones (1746-1794), studioso di cultura orientale, che raccontò la vicenda in un poemetto nel 1763, intitolato appunto “Caissa”, la cui prima pubblicazione avvenne però solo nove anni dopo ad Oxford. Vediamo come Jones descrisse Caissa.

A lovely Driad rang’d the Tracian wild,
her air enchanting, and her aspect mild:
to chase the bounding hart was all her joy,
adverse from Hymen and the Cyprian boy:
òer hills and valleys her beauty fam’d
and fair Caissa was the damsel nam’d.

Ecco una delle più comuni traduzioni in italiano dei versi inglesi.

Una amabile driade corre per le foreste della Tracia
il suo viso è incantevole, il suo aspetto dolce:
il suo passatempo è la caccia del saltante cervo,
insidiata da Imene e dal figlio di Ciprigna:
per monti e per valli la sua bellezza è famosa
e il nome della vezzosa fanciulla è Caissa.

Il poemetto di Jones non ebbe al momento una grande fortuna, ma in seguito venne riprodotto da Peter Pratt nei suoi “Studies of Chess” (Londra 1803) e si diffuse in modo inatteso nel mondo degli appassionati. Ma la sua definitiva affermazione si ebbe quando George Walker accennò nel suo “Chess and Chessplayers” (1850) all’ “altare di Caissa” e ai “devoti di Caissa”, facendo sì che la ninfa fosse ufficialmente consacrata da tutti gli appassionati come musa protettrice degli scacchi.

Restando in tema di dei dell’Olimpo, possiamo dire che molti secoli prima l’ideazione degli scacchi era stata attribuita, ma sempre indirettamente, alla dea Pallade Atena, altrimenti nota come Minerva. In questo caso il racconto risale nientemeno che a Omero!

Stando alla sua testimonianza, Minerva avrebbe dato l’idea al mitico Palamede, l’eroe greco che è ricordato per avere ‘inventato’ tre pasti al giorno e che smascherò Ulisse con uno stratagemma quando quest’ultimo si finse pazzo per non prendere parte alla guerra di Troia.

Minerva, nata secondo la teogonia di Esiodo direttamente dal cervello di Zeus, ovvero Giove, era una dea di splendida bellezza fisica, guerriera ma anche saggia e prudente. Con la sua intelligenza dirigeva gli eserciti non in una guerra brutale, ma con movimenti ragionevoli e con i più accorti stratagemmi. Secondo Omero fu proprio Minerva ad insegnare agli uomini ad aggiogare i cavalli e ad usare i cocchi, ad aiutarli ad inventare la tromba di guerra ed il flauto, l’aratro e il telaio.

E a Palamede avrebbe dato l’idea degli scacchi e anche del gioco della dama perché potesse illustrare la strategia della battaglia ai guerrieri greci.

Va notato che la attribuzione dell’ideazione di scacchi e dama a Palamede durò a lungo, arrivando fino alla fine del Cinquecento, tanto che ne parlò anche Torquato Tasso ne “Il Gonzaga secondo, ovvero del Giuoco”.

Concludiamo ricordando che se Caissa è la ‘protettrice’ degli scacchi e degli scacchisti, la santa ‘patrona’ è Teresa d’Avila (28.3.1515 – 15.10.1582)  che fu consacrata appunto patrona degli scacchisti il 14 ottobre 1944 dal vescovo di Madrid. Santa Teresa aveva aperto la strada verso la “riabilitazione” del gioco da parte della Chiesa quando aveva parlato positivamente degli scacchi nella sua opera “Il cammino alla perfezione”, scritta tra il 1564 e il 1566,  nel capitolo 16, ai paragrafi 1, 2, 3, 4.

Adolivio Capece

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