Leonardo Ghiraldini: “Dovevo tornare, non poteva finire in quel modo”

Il tallonatore azzurro è tornato a giocare in Nazionale dopo il brutto incidente di un anno fa, nonostante il tifone Hagibis e il Covid-19 hanno reso la cosa più difficile.

Leonardo Ghiraldini: “Dovevo tornare, non poteva finire in quel modo”

Roma – Giornata di allenamento tra campo – con seduta collettiva – e lavoro in palestra diviso per reparti per la Nazionale Italiana Rugby che prosegue la marcia di avvicinamento verso il terzo match della Autumn Nations Cup in programma sabato 28 novembre alle 21.10 contro la Francia allo Stade de France di Parigi. La partita sarà trasmessa in diretta su Mediaset Canale 20 con telecronaca di Gianluca Barca e commento tecnico di Mauro Bergamasco.

Sul campo del CPO Giulio Onesti di Roma – in una giornata dal sapore primaverile – al gruppo dell’Italrugby si sono aggregati la seconda linea David Sisi – già presente nella rosa dell’Italia e di ritorno dal match disputato con le Zebre in Guinness PRO14 – il flanker del Benetton Rugby Michele Lamaro, convocato e già presente nei raduni estivi della Nazionale, e Monty Ioane, ala in forza alla franchigia trevigiana e invitato a partecipare al raduno romano.

Nonostante il risultato non positivo all’esordio, contro la Scozia, nella prima edizione della Autumn Nations Cup, non è passato inosservato il ritorno in Nazionale di una icona del rugby italiano come Leonardo Ghiraldini. Tallonatore più presente nella storia dell’Italrugby con i suoi 105 caps, nel corso del raduno Leo – o “Ghira”, per staff e giocatori azzurri – si è mostrato come un vero valore aggiunto con la sua esperienza al servizio sia di giocatori più esperti che dei ragazzi che hanno avuto modo di esordire in Nazionale nel recente passato.

Un ritorno e un recupero non semplice raccontato ai microfoni di Italrugby: “Venti mesi sono molto lunghi. Sono successe tante cose nel mentre da quell’infortunio contro la Francia nell’ultimo match del Sei Nazioni 2019. Quel giorno ho pensato che sarebbe stato difficile ritornare in campo. A mente un po’ più lucida, il giorno dopo, mi ero messo in testa di provare a recuperare per il Mondiale: ho lasciato ogni altro pensiero da parte e l’unico obiettivo per me era salire su quell’aereo.

La Rugby World Cup, il possibile recupero e il tifone Hagibis che in Giappone spazza via le chances di Ghiraldini di poter scendere in campo al Mondiale: “Con la cancellazione dell’ultimo match del nostro girone, contro la Nuova Zelanda a causa del tifone, sul momento ho pensato a tutti i momenti e ai sacrifici fatti da me – e dal supporto che mi ha dato la mia famiglia – per tornare in campo. E’ stato un nuovo stop importante, duro: ho pensato “probabilmente era scritto che doveva finire così”.

Gli allenamenti, una nuova avventura con Bordeaux e il Covid-19: “Dopo il Mondiale sono tornato ad allenarmi, a pensare di riprendere e rientrare nel miglior modo possibile. Purtroppo l’arrivo del Covid-19 ha bloccato tutto prima che rientrassi in campo con la mia nuova squadra. Lì è stato un nuovo momento difficile”.

“Nella mia carriera ho cercato sempre un equilibrio che non mi esaltasse troppo nei momenti positivi ma che al tempo stesso non mi buttasse giù nei momenti difficili. Quello che posso controllare è nelle mie mani e devo svilupparlo nel miglior modo possibile. Tutto ciò che sfugge al mio controllo… è un qualcosa che va accettato e ci devo convivere. In questo caso, ciò che potevo fare è farmi trovare pronto. Non è stato semplice, ma il fuoco che avevo dentro di poter dimostrare ancora quello che posso fare… mi ha aiutato – insieme alla mia famiglia – ad andare avanti. Mi svegliavo la mattina alle sei, mi allenavo da solo posizionando i conetti in mezzo al campo. Non avrei mai accettato un ritorno al rugby di alto livello in condizioni non ottimali. Sono felicissimo ora di poter fare ancora parte della rosa dell’Italia” ha sottolineato il tallonatore azzurro.

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