Il 2 e 3 ottobre si è celebrata l’Eroica, la ciclostorica più famosa del mondo, giunta quest’anno alla 24^ edizione. E’ tornata dopo un anno di sosta a causa della pandemia, anche se nel 2020 in molti si sono ritrovati sulle strade di Gaiole in forma privata per rinnovare un rito che ha cementato una comunità ben più ampia dei soli abitanti del piccolo centro senese.

Pensando a quanto vissuto ieri, mi viene in mente il film The Rocky Horror Picture Show e la sua incredibile storia. Il film, uscito in maniera quasi semiclandestina nel 1975, godette di una diffusione particolare, mai accettata dai mainstream. Nel corso degli anni, grazie ad una musica che incarnava lo spirito dei tempi e ad una forza comunicativa travolgente, è diventato un appuntamento fisso, quotidiano, per un numero sempre crescente di persone che fanno la fila davanti ai pochi cinema che lo proiettano, travestiti come i personaggi e pronti a ripetere a memoria tutte le battute del film. Si è creata una fusione completa tra personaggi e fruitori, al punto che ognuno è protagonista e spettatore della pellicola, contribuendo alla fama e forza dello spettacolo.

Mi sembra che con l’Eroica si sia materializzata la stessa alchimia. Ogni singolo partecipante (ed anche quest’anno siamo stati oltre 7000) non solo partecipa con la sua fantasia, il suo copione recitato di bici e abbigliamento d’epoca, la forza delle sue gambe fin dove lo portano e la sua voglia di stare insieme, ma è anche spettatore e testimone di un rito, che si arricchisce ogni anno di sempre nuovi adepti.

Il segreto del successo dell’Eroica, a mio avviso, non può risiedere soltanto nell’amore per un ciclismo che francamente non esiste più. Non è solo ancorato ad un gruppo di nostalgici della bicicletta con freni che non funzionano, nomi improbabili (quasi tutti italiani), sellini in cuoio e telai in ferro. C’è una dimensione comunicativa e sociale più profonda. Che parte dalla vision del suo geniale creatore, Giancarlo Brocci (“la bellezza della fatica e il gusto dell’impresa”), ma si allarga ad un universo di valori di profonda attualità: contatto con la natura, salute, ricerca del bello, condivisione di emozioni e esperienze, testimonianza…

E’, soprattutto, un elemento fortemente identificativo in grado di caratterizzare chi vi partecipa, fornendo un’identità perduta in altre comunità più ampie e indistinte, forgiate in questi anni dai social network. Partecipare all’Eroica anno dopo anno, quindi, è come vedere lo stesso film tutti i giovedì nello stesso cinema e con le stesse persone, ripetendo ad alta voce le battute dei protagonisti ed ogni volta dando alle stesse un significato diverso.

Aldilà del valore economico di una simile avventura (non irrilevante per la comunità del posto) la forza dell’Eroica si esplica soprattutto nella dimensione culturale e sociale. Da una parte la riscoperta (prima) e conservazione (poi) delle strade bianche come elemento qualificante di un territorio. Aspetto, questo, non solo urbanistico o ambientale, che ma che ha a che fare con la dimensione estetico-esistenziale, proprio della campagna toscana. Un paesaggio che mi appare più come punto di arrivo di un mondo da costruire che un retaggio del passato, per riuscire a liberare le energie proprie dell’uomo quando immerso in un ambiente adeguato.

La dimensione sociale dell’Eroica è nascosta in piccoli particolari. Il lunedì precedente lo svolgimento della manifestazione il sindaco di Gaiole consegna le chiavi della città e trasferisce tutti i poteri al responsabile dell’organizzazione. Il lunedì successivo, poi, c’è il nuovo trasferimento dei poteri al primo cittadino. Per una settimana gli organizzatori dell’Eroica diventano gli amministratori di spazio e tempo della comunità senese, con poteri che si allargano oltre il piccolo comune, per toccare tutti i territori interessati.

Da quest’anno i partecipanti alla ciclostorica hanno pedalato fino a piazza del Campo, a Siena. Per la prima volta il capoluogo viene attraversato e non solo sfiorato dalla manifestazione. Lo racconta con una punta di orgoglio l’assessore al turismo di Siena Alberto Tirelli, che in questi pochi anni di mandato ha cercato di allacciare un rapporto più stretto con l’universo legato alla bicicletta.

Prova ne è anche il legame con RCS organizzazioni sportive e la classica delle Strade Bianche, quest’anno vinta da Van der Poel davanti al campione del mondo Julian Alaphilippe. “Il successo dell’olandese – ha raccontato l’assessore Tirelli – dopo quello dello scorso anno di Van Aert ci ha permesso di entrare nelle case degli appassionati olandesi e belgi, un mercato attento al ciclismo e per noi molto importante”. 

La magia di quei giorni si è ripetuta sabato e domenica, quando migliaia di eroici provenienti da tutte le parti del mondo hanno attraversato una piazza del Campo deserta alle prime luci dell’alba per vivere un’esperienza unica e magica, che ha lasciato senza fiato i fortunati attori-spettatori “lost in time, and lost in space… and meaning”.

foto L’Eroica/Guido Rubino: il passaggio a Siena

Giornalista sportivo e blogger. I primi ricordi sportivi sono le imprese di Gimondi al Giro d'Italia e il 5 Nazioni raccontato da Paolo Rosi. Dietro ad ogni sportivo c'è una storia da raccontare; tutte insieme raccontano un Paese che cambia. Sono convinto, parafrasando Mourinho, che chi sa solo di uno sport non sa nulla di sport.

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