ROUBAIX (FRA) – Fantastici mondiali di ciclismo su pista! L’Italia delle meraviglie continua a stupire.. e vincere. Anche nel secondo giorno si è raccolto più di quanto ci si aspettasse.

Perché se l’oro del quartetto dell’inseguimento appariva scolpito nel pavé di questi posti, quello di Letizia Paternoster era un sogno che solo pochi osavano fare. Aggiungici anche l’argento del quartetto femminile ed improvvisamente da queste lande un po’ grigie e piovose vien fuori un sole splendente, che più splendente non si può.

Non ce ne vogliano i fantastici ragazzi dell’inseguimento se il racconto di oggi lo dedichiamo a Letizia e Liam. Siamo stati tra i testimoni del successo di Elisa Balsamo, un mese fa a Lovanio (non molto distante da qui): appena tagliato il traguardo la piemontese non riuscì a trattenere le lacrime. Scoppiò in un pianto disperato mentre si chiedeva, e ci chiedeva a tutti noi attorno a lei a festeggiarla, “..ma ho vinto io? Ho vinto proprio io?”.

Oggi, allo Stab Velodrome abbiamo vissuto la stessa situazione. Letizia Paternoster ha appena annichilito la belga Kopecki con una volata di testa frutto di sapienza tattica e soprattutto freschezza atletica. Dopo il meritato giro d’onore si appresta all’uscita. Gli corrono incontro meccanici, massaggiatori, tecnici, collaboratori. Letizia si rende conto di quello che ha fatto.. o forse no. Si scioglie, anche lei, in un pianto disperato. Si guarda attorno e esclama, incredula: “Sono tornata! Sono tornata!”.

Lo dice al sottoscritto, ma avrebbe potuto dirlo a mille altre persone vestite con i colori dell’Italia. E’ forte, Letizia, quando si tratta di correre. E’ una ragazza di 22 anni quando si tratta di affrontare le grandi emozioni della vita. Piange a dirotto. Cerca di recuperare dallo sforzo. Si appresta alle interviste ma non riesce a smettere di ripetere: “sono tornata”. Poi si calma, si aggiusta il casco, si sistema i capelli.. e affronta il mondo, quello fuori dai campi di gara, che può fare anche più paura.

E’ evidente che la generazione delle olandesi, fantastiche dominatrici sia su strada che su pista, sta pian piano passando la mano. A raccogliere il testimone c’è un gruppo di ragazze terribili, vestite di azzurro, con le unghie colorate, attente al look come è giusto che sia alla loro età ma, soprattutto, forti. Così forti che neanche loro sanno di esserlo. E che quando vincono si guardano attorno e chiedono: “ma sono veramente io?”.

Liam Bertazzo oggi ha vestito una maglia iridata che ha inseguito per anni. Sei o sette, per esattezza, quando ancora era uno dei migliori (ed anche dei pochi) su pista, insieme ad Elia Viviani, nella Madison. Gliela portarono via dei francesi, che adesso non ricordiamo neanche più chi. Poi Liam pian piano si è trovato circondato da ragazzi sempre più forti e sempre più numerosi. Ha tenuto duro, ma negli ultimi due anni problemi alla schiena lo hanno visto scalare di posizione, nel quartetto e nelle altre prove. A Tokyo è andato come riserva. Non ha toccato pista. Non ha vinto quella fantastica sfida. Si è improvvisamente trovato ai margini.. anzi si è sentito ai margini, perché nessuno, nel gruppo, l’ha mai considerato tale. Poi accade che nella giornata di ieri Villa vede qualcosa che non va con Lamon. Dopo le qualificazioni decide il cambio: “Liam entri tu al posto di Francesco”.

Liam torna così improvvisamente in pista. Contribuisce all’approdo in finale e oggi è partito per il suo mondiale. Vinto grazie anche all’aiuto di altri tre splendidi amici. Un quarto, Francesco, ha gioito dai box. Liam, in lacrime: “E’ stata dura, in questi anni… ho pensato di non farcela. Ho stretto i denti, e sono tornato. Ringrazio tutti, che mi hanno permesso di vivere questa esperienza e mi hanno dimostrato che adesso sono più forte di prima.”

La vittoria è un premio per chi ha il coraggio e la voglia di prenderla, acciuffarla per i capelli anche quando sembra che sia ormai passata e stia sfuggendo. Ne sanno qualcosa Liam Bertazzo, anche lui in maglia iridata dopo anni di sofferenza, e Letizia Paternoster. Loro oggi sono tornati!

foto FCI/Bettini

Giornalista sportivo e blogger. I primi ricordi sportivi sono le imprese di Gimondi al Giro d'Italia e il 5 Nazioni raccontato da Paolo Rosi. Dietro ad ogni sportivo c'è una storia da raccontare; tutte insieme raccontano un Paese che cambia. Sono convinto, parafrasando Mourinho, che chi sa solo di uno sport non sa nulla di sport.

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