Accade spesso di incontrare qualche neofita di scacchi che, conoscendo i rudimenti del gioco, pensa di saper giocare. Accade poi che, scoprendoti giocatore, chieda di giocare una partita.

“Ok, giochiamo!”, ogni scacchista è contento di giocare, soprattutto per la maledetta ambizione di misurare se stessi in rapporto all’altro. Reuben Fine ha scritto a proposito; sicuramente più competente di me per quanto riguarda la psicoanalisi (per non parlare del gioco..) rimando al suo bel libro per capire le recondite motivazioni che spingono ogni giocatore.

Una volta accettata la sfida, mentre cerchiamo scacchiera, scacchi e orologio, accade sempre che ci sentiamo dire: “Ma io non gioco a tempo.. a me gli scacchi piace giocarli in tranquillità, senza assilli, prendendomi il tempo che mi serve…”.

Diciamolo subito a tutti i neofiti che ci leggono: non esiste il gioco degli scacchi senza la misurazione del tempo! Giocare a scacchi senza tempo è come giocare a pallone senza campo, in un prato infinito dove tutto è valido. Stiamo parlando di un’altra cosa ma non degli scacchi. Il tempo fissa le regole per i due giocatori e gli ambiti entro i quali si devono muovere. La “cadenza” (non importa quale) è il recinto entro il quale esiste il gioco.

Chi finisce il tempo ha perso. Non vi ricorda qualcosa?

Il tempo è l’essenza stessa di ciò che vive. La consapevolezza del tempo che passa è l’essenza prima dell’uomo rispetto agli altri esseri viventi. Insomma, tanta roba.

Negli scacchi ci sono tante cadenze (così tante che è difficile seguirle tutte): bullet (2′ a disposizione per ogni singolo giocatore per finire una partita), blitz (5′), rapid (10′), cadenze maggiori… Ci sono anche varianti che assegnano tot secondi dopo ogni mossa, partendo sempre da una base di tempo a disposizione. Insomma basta mettersi d’accordo tra giocatori e poi è tutto valido: però il tempo ci deve essere!

Quello che gli scacchi possono insegnare è la gestione del proprio tempo. Se perdiamo malamente, ma non abbiamo utilizzato neanche la metà del tempo, succede che ci rimproveriamo: “avrei potuto pensare di più e magari non avrei commesso quell’errore…”. Altre volte accade invece che siamo in netto vantaggio di materiale, ma il tempo è tiranno, sta per finire, e muoviamo a caso. In entrambi i casi abbiamo utilizzato male la risorsa che avevamo a disposizione.

C’è qualcosa di più umano di questa condizione? Nella vita reale, quando affrontiamo un problema, il primo grande errore è quello di non dedicargli il tempo che merita ma troppo o troppo poco. Nel primo caso bruciamo energie utili per altre cose; nel secondo sorvoliamo sopra le tante sfaccettature che una questione propone.

Sì, va bene, ma qual è il tempo giusto da dedicare ad un problema?

Anche in questo caso gli scacchi ci corrono in aiuto. L’esperienza del gioco ci insegna che quello che conta non è solo il tempo trascorso, ma anche il tempo che resta. Bisogna ragionare velocemente e prima di muovere valutare se il tempo che abbiamo poi a nostra disposizione sarà sufficiente per fare tutto quello che pensiamo di voler fare.

A 20 anni si fanno tanti sogni e si immaginano tante cose. Sarebbe giusto (e bello) che questi progetti restassero impressi nella nostra testa anche con il passare degli anni e che ogni tanto ci chiedessimo, come in una partita di scacchi, “quanto tempo ho ancora a disposizione?”. Che sia un viaggio, un libro, una rivoluzione, quello che conta è cercare di capire se stiamo concentrando le nostre energie (e il nostro tempo) in maniera adeguata o se invece non stiamo lasciandoci distrarre da altre cose.

Évariste Galois è stato un genio precoce della matematica, morto a soli 20 anni in duello. La notte prima, quasi certo del suo destino, la passò a sistemare tutti i suoi lavori, risolvendo problemi fino ad allora irrisolti e segnando questa disciplina in modo indelebile. Sul bordo di uno dei manoscritti, scrisse: “non ho più tempo per un’esposizione più completa e chiara…”.

A noi scacchisti (anche scarsi come il sottoscritto), è successo spesso di vivere la stessa sensazione, perché ogni volta che cade la bandierina (dell’orologio) è la fine.

Gli altri capitoli

Capitolo 1: introduzione
Capitolo 2: il tempo
Capitolo 3: il piano
Capitolo 4: la strategia
Capitolo 5: la tattica
Capitolo 6: difesa e controattacco
Capitolo 7: le fasi di una partita
Capitolo 8: capire la posizione
Capitolo 9: la tensione
Capitolo 10: conclusioni

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