“Facciamo un piano!” dicevamo spesso da piccoli quando volevamo affrontare un’impresa con gli amici. Si iniziava a ragionare: “Io faccio così, tu fai cosà, poi loro fanno cosù.. e alla fine succede questo” che quasi mai accadeva.

Il grande Lasker diceva: “meglio avere un cattivo piano che non averlo”. Petr A. Romanovskij ha scritto nel suo memorabile Il centro di partita (libro che consiglio vivamente per capire il motivo della grande tradizione russa negli scacchi): “nessuna mossa va eseguita senza uno scopo”.

Il neofita, che si avvicina agli scacchi pensando di essere Fischer solo perché ha imparato le mosse, si distingue perché immancabilmente, dopo la seconda mossa, esclama “non so che cosa fare..”. La differenza tra i neofita e un giocatore è proprio questa: il primo non ha mai un piano.

Ma cos’è un piano? E’ una sequenza di mosse che ha uno scopo ben preciso; di solito di portare ad un vantaggio, grande o piccolo. Intendiamoci, spesso i piani non sono precisi, né esatti. Restano, però, la parte fondamentale del gioco. Senza di esso non ha senso quello che stiamo facendo e, siccome negli scacchi non esiste la fortuna o l’imponderabile (come negli altri sport), porta dritto alla sconfitta.

Un piano può essere strategico, se mira a farci guadagnare una posizione favorevole, oppure tattico, se punta ad un vantaggio immediato, che però non ha la certezza di essere vincente.

La questione diventa interessante se giochiamo con la logica: esistono piani corretti e piani sbagliati; poi esistono modi sbagliati per realizzare un piano corretto e modi corretti per realizzare un piano sbagliato. Insomma, non basta avere un motivo per fare una cosa, bisogna che sia giusto e poi metterlo in pratica nel modo corretto.

Se negli scacchi la cosa è complessa, nella vita reale lo è anche di più. Spesso non sappiamo, ad un certo punto del nostro cammino, perchè facciamo quello che facciamo. Ci troviamo travolti, immersi in una grande scacchiera nella quale ripetiamo le stesse mosse, tutti i giorni, senza capire il perché.

Forse c’era, un piano, tanto tempo fa, ma si è perso tra i ricordi. E’ arrivato il momento, allora, di formularne uno nuovo.

Un piano si fonde con altri due elementi fondamentali del gioco: l’obiettivo e la strategia. Il primo è il risultato che vogliamo raggiungere, il secondo è il modo per raggiungerlo.

Durante una partita di scacchi ci troviamo di fronte a numerosi obiettivi intermedi, la somma dei quali dovrebbe condurci al successo. L’obiettivo finale, però, ovvero la meta ultima di tutti i piani, è quello di mettere il re avversario sotto scacco irreversibile… “scacco matto!”.

I neofiti pensano che la cosa più importante del gioco sia mangiare tutti i pezzi della scacchiera e quando si ritrovano con il solo re avversario, non sanno chiudere la partita. Spesso finisce in stallo, ovvero l’avversario non ha più mosse valide ma non ha il proprio re sotto scacco.

C’è una bella metafora tratta di un film in cui è protagonista Michael Douglas (o era Tom Cruise?) in cui, rivolgendosi ad un amico lo apostrofa dicendogli: “Svegliati, ti stanno lanciando una palla di fango!” che, traendo ispirazione dal baseball, vorrebbe dire: “sei concentrato su un falso obiettivo“. Ecco, mangiare tutti i pezzi dell’avversario, senza sapere come chiudere la partita, è la classica “palla di fango“.

Per questo motivo tutti i migliori libri di scacchi prevedono, dopo l’illustrazione delle mosse dei pezzi, il capitolo sui “matti tematici”, ovvero come fare scacco matto con i diversi pezzi.

Il modo più semplice per fare scacco matto è Re e Regina contro Re avversario. E’ però anche il sistema più facile di cadere in stallo (patta, quindi nessun vincitore = obiettivo fallito). Piccola lezione di vita anche in questo caso: mai pensare di aver raggiunto l’obiettivo solo per il fatto che questo appare di facile realizzazione. Mi viene in mente al riguardo Virgilio e la sua sesta bucolica con il verso satis est potuisse videri (è già abbastanza sembrare di aver potuto). Succede che ci accontentiamo solo del sembrare di aver potuto. Se vogliamo invece vincere, dobbiamo chiudere la partita.

Ci sono anche altri matti tematici: Re e Torre contro Re; Re + Cavallo e Alfiere contro Re (molto difficile da realizzare); Re+Torre+Cavallo contro Re+Cavallo.. e via dicendo. Quello che ogni giocatore dovrebbe sapere è che Re+Cavallo e Re+Alfiere non possono mai dare scacco matto da soli.

Logicamente in partita si possono verificare numerosi diversi tipi di scacco matto, legati anche alle presenza degli altri pezzi che rendono impossibile la fuga del Re. Quindi l’obiettivo finale è un elemento estremamente complesso da individuare, però deve restare sempre presente nei nostri pensieri.

Altro elemento interessante di un piano è la sua dimensione dinamica. Potremmo addirittura affermare che si tratta della componente dinamica di un obiettivo. Negli scacchi una volta che abbiamo bene in mente cosa vogliamo ottenere, dobbiamo iniziare a lavorare per questo. Restare fermi, immobili è il modo migliore per andare inevitabilmente verso la sconfitta.

Se vogliamo allargare lo sguardo alla nostra vita, escogitare un piano per se stessi è un esercizio divertente, addirittura stimolante. Ci aiuta ad immaginare, a tornare bambini, quando giocavamo, oppure a riscoprire le aspirazioni dei 20 anni. Ci aiuta anche a fare il punto su dove siamo arrivati e verso dove andiamo. Evitiamo, però, di fissare la “palla di fango”, ovvero di mangiare tutti i pezzi della scacchiera perdendo di vista il fine ultimo.

Evitiamo, inoltre, di attendere che le cose accadano, ma proviamo sempre ad escogitare un piano per raggiungere il nostro obiettivo. Ricordate cosa ha detto Lasker (un cattivo piano è sempre meglio di nessun piano)?

Pensateci bene, spesso accumuliamo successi, vantaggi, cose, oggetti, denaro, ecc.., però alla fine non sappiamo cosa farne. Rimaniamo in stallo, con la vaga sensazione di vuoto e inadeguatezza. Come quando pareggi una partita vinta.

Solo a quel punto realizzi di aver colpito una palla di fango.

Gli altri capitoli

Capitolo 1: introduzione
Capitolo 2: il tempo
Capitolo 3: il piano
Capitolo 4: la strategia
Capitolo 5: la tattica
Capitolo 6: difesa e controattacco
Capitolo 7: le fasi di una partita
Capitolo 8: capire la posizione
Capitolo 9: la tensione
Capitolo 10: conclusioni

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