Una delle più entusiasmanti lezioni di vita che ho ricevuto dagli scacchi è quella relativa la strategia e la tattica.

Molti confondono i due concetti. I meno avveduti pensano siano sinonimi e li usano, anche nel linguaggio, indifferentemente. La maggior parte, però, ha una visione sfocata dei confini dove finisce una e inizia l’altra. Un buon giocatore di scacchi, invece, ha ben presente quali sono gli elementi strategici e li sa distinguere rispetto a quelli tattici. Partendo dal particolare impara a riconoscere anche i confini e a fissare i principi generali.

“La strategia è un piano d’azione di lungo termine usato per impostare e coordinare azioni tese al raggiungimento di uno scopo od obiettivo predeterminato.” (da wikipedia). Negli scacchi, come ricordato parlando del piano, si confonde con esso ed è l’insieme di azioni che portano al raggiungimento dell’obiettivo finale. Detto così appare, però, ancora troppo teorico e non aiuta a capire.

Proviamo utilizzando il processo deduttivo proprio di ogni scacchista. Gli elementi strategici del gioco di scacchi sono quegli elementi che non cambiano in modo repentino. In alcuni casi sono immutabili una volta raggiunti. Per esempio una colonna aperta (le colonne sono tutte le caselle identificate con la stessa lettera, mentre le traverse sono le caselle identificate con lo stesso numero, un po’ come in una battaglia navale).

Una volta aperta una colonna, questa si richiude con molta difficoltà e chi la presidia con un pezzo “pesante” (Torre o Regina) sovente ha un vantaggio decisivo.

Altro elemento strategico è la struttura dei pedoni. Se, durante una partita, togliamo dalla scacchiera tutti i pezzi e osserviamo la struttura dei pedoni di entrambi i colori noteremo se vi sono colonne aperte, semiaperte, catene forti di pedoni (se per esempio si sostengono tutti sopra caselle dello stesso colore), oppure pedoni isolati che, a gioco corretto, sono destinati a cadere.

Vedremo anche se esiste un pedone “passato” (ovvero che ha superato indenne lo schieramento dei pedoni avversari) e se è in grado di raggiungere la promozione. Sono elementi strategici anche quelli legati all’occupazione o il controllo di alcuni settori della scacchiera, a cominciare dal centro della stessa.

Questi elementi strategici ci aiutano a capire meglio il concetto di strategia in generale. Essa è l’impianto complessivo di azioni che ci permettono di raggiungere vantaggi duraturi, spesso decisivi. L’elemento determinante della strategia è legato quindi alla durata dell’obiettivo raggiunto. Più questo è permanente, in grado di resistere durante tutta la partita, più la strategia scelta ha valore.

Ai fini del risultato, quindi, la dimensione strategica ha un peso sicuramente maggiore rispetto a quella tattica. Rappresenta il quadro generale delle nostre azioni quel “è tutto un complesso di cose…” che cantava Conte nella canzone Bartali.

Essendo legata in modo chiaro al piano, la strategia ha due caratteristiche uguali: la dimensione dinamica e la possibilità di essere fallace.

Trasportiamo questo insegnamento nella vita di tutti i giorni. Il vero elemento difficile è quello di distinguere un elemento strategico da uno tattico. Nel lavoro, soprattutto, pensiamo che una parola, una frase, un’email, possano cambiare il nostro destino.

In realtà la maggior parte delle volte si tratta di elementi tattici, legati al contingente e che producono effetti di durata limitata nel tempo. Non sono in grado di guardare nelle realtà di tutti e pertanto ognuno, in cuor suo, può provare ad applicare questa distinzione nelle sua storia personale lavorativa, magari riducendo l’analisi agli ultimi mesi.

Personalmente gli scacchi mi hanno aiutato ad avere una visione più chiara di quello che accade. Ogni volta che sono davanti ad una situazione, mi chiedo: avrà effetti immediati oppure si tratta di qualcosa che lavora nel tempo? Nel primo caso, probabilmente, sono davanti ad un tatticismo della vita (passatemi questa perifrasi), nel secondo caso a momenti di importanza strategica.

Grazie agli scacchi so che nel primo caso potrò acquisire un vantaggio (o uno svantaggio) non decisivo (se non supportato da azioni adeguate in seguito); nel secondo caso, invece, potrebbero permettermi alla fine di raggiungere l’obiettivo prefissato.

Mi aiuta, anche, provare a “togliere tutti i pezzi dalla scacchiera” per guardare la situazione valutando solo gli elementi che mutano molto lentamente, perché più difficili da “spostare”. Sovente si rivelano essere anche gli aspetti di maggior valore.

Come sempre (è bene avvertire) non è una regola ferrea: la pratica insegna che alcuni vantaggi tattici alla fine sono talmente forti che portano inevitabilmente alla vittoria, così come vi sono stati successi strategici che non sono serviti ad evitare la sconfitta.

Gli scacchi non seguono un processo deterministico, così come le nostre esistenze. In ogni momento dobbiamo-possiamo sottoporre a revisione le nostre scelte. Valutarne l’efficacia e avere il coraggio, in presenza di evidenze, di modificarle, magari aiutati da piccoli intuizioni tattiche.

Accade che sei riuscito ad aprire la colonna e posizionarci tutte e due le Torri, in modo da presidiare uno spazio in grado di irrompere nel campo avversario e provare danni irreparabili. Accade, però, che preso dalla foga di attaccare, sistemi le stesse Torri su caselle dello stesso colore e ti esponi al classico attacco di cavallo detto occhiello.

A quel punto ti accorgi che nessuna strategia vincente ti può salvare davanti ad un errore commesso per imprudenza.

Quante volte ci è successo anche a lavoro?

Gli altri capitoli

Capitolo 1: introduzione
Capitolo 2: il tempo
Capitolo 3: il piano
Capitolo 4: la strategia
Capitolo 5: la tattica
Capitolo 6: difesa e controattacco
Capitolo 7: le fasi di una partita
Capitolo 8: capire la posizione
Capitolo 9: la tensione
Capitolo 10: conclusioni

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