Nel film “In cerca di Bobby Fischer” (tratto dal libro di Fred Waitzkin che racconta del proprio figlio, Joshua, precoce talento degli scacchi) uno straordinario Laurence Fishburne al giovane Joshua raccomanda: “attacca anche quando difendi!”.

E’ fantastico. Credo che solo gli scacchi possano regalare momenti di tale vitalità.

Raccontare di difesa e contrattacco è difficile e facile al contempo. Difficile perché non esistono situazioni standard nel gioco che possono aiutare a capire. Esempi è praticamente impossibile farne, a meno che non vogliamo prendere una delle tante partite giocate nella storia di questo sport (a proposito, vi siete mai domandati quante sono?) e commentarla insieme.

Una di quelle cose che fanno i siti di scacchi seri, con l’elenco infinito di mosse e diagrammi, varianti e via scrivendo. Insomma qualche cosa che non è per noi, almeno nelle mie intenzioni, anche perché non ne sarei capace.

A questo punto del racconto, però, credo che sia necessario soffermarmi su qualcosa di fondamentale per capire il gioco: la notazione algebrica degli scacchi. Sto parlando del linguaggio con il quale i giocati si scambiano le informazioni e con il quale sono scritti i libri. Insomma, l’ABC.

Ogni casella delle 64 che compongono la scacchiera è identificata con una lettera e un numero (abbiamo già detto delle colonne e delle traverse qui). Una mossa negli scacchi prevede un punto di partenza e uno di arrivo. Come nella battaglia navale per trascriverla si inserisce l’iniziale del pezzo (D=Donna, T=Torre, ecc., solo il pedone non si segna) la casella di partenza e quella di arrivo. Vi sono poi altri simboli che segnano le fasi della partita. La x indica che il pezzo mangia quello che trova nella casella di arrivo, il + indica lo scacco (la doppia ++ lo scacco portato con due pezzi contemporaneamente). Ci sono poi simboli che rappresentano un commento e sono forse la parte più divertente: ! indica mossa forte; ? mossa debole; !? mossa dubbia probabilmente debole; ?! mossa dubbia probabilmente forte. Per brevità nel corso degli anni è valso l’uso di indicare solo l’iniziale del pezzo che muove e la casella di arrivo. Nella notazione algebrica internazionale le iniziali dei pezzi sono in inglese, pertanto Q (regina), R (torre), B (alfiere), K (cavallo).

Racconto queste cose perché una partita di scacchi può essere letta come un libro e gli scacchisti più esperti sono in grado di vederla in tutte le sue fasi anche senza la scacchiera, soltanto leggendo la sequenza dei pezzi, come un musicista lo spartito.

Mossa di difesa e attacco sono quelle che sovente stappano commenti entusiastici: un punto esclamativo, in alcuni casi anche due (!!). Un caro amico mi ha ricordato che la partita Nimzowitsch vs Rubinstein, Dresda 1926, ha addirittura ottenuto tre punti esclamativi: “ma dovresti controllare, non sono sicuro..”.

In realtà la famosa mossa di cavallo 18. Ch1 riceve 2 punti esclamativi da tutti i commentatori consultati, anche se un sito specializzato come unoscacchista.com, in un bel articolo di Tristano Gargiulo la descrive così: “Siamo di fronte a una delle mosse più misteriose e più singolari che siano mai state giocate. Il Cavallo parte all’attacco del Re nero in un viaggio che passa per f2, h3 e g5. Non si può chiamare, questo, surrealismo?”.

Da scacchista appassionato ma, come ripetuto altre volte, non molto forte, posso dire che pur non percependo a pieno la forza di questa mossa, mi sembra evidente la capacità del teorico più profondo degli scacchi (Nimzowitsch, autore di due libri che stanno alla storia degli scacchi come la teoria della relativa ristretta e generale lo sono nel mondo della fisica – Il mio sistema e La pratica del mio sistema) di trasformare una mossa difensiva in un attacco micidiale. Se preferite: una mossa d’attacco mascherata da difesa.

Scrivevo prima che trattare attacco-difesa è anche facile. Perché mi permette di allargare lo sguardo su un concetto, quello della difesa, che solo chi capisce di sport può apprezzare. Per farlo parto da lontano.

Nel 217 prima di Cristo in Italia imperversa Annibale. Siamo nella seconda guerra punica e il comandate cartaginese ha attraversato le Alpi con gli elefanti, portando paura e devastazione nella penisola che fino ad allora si pensava sicura. Dopo la sconfitta del Lago Trasimeno viene nominato dittatore Quinto Fabio Massimo Verrucoso, il quale, da Treccani.it, “dopo aver preso in Roma gli opportuni provvedimenti per calmare gli animi, restaurare le finanze e fronteggiare la situazione militare” si recò in Puglia, dove si trovava Annibale, e iniziò la sua famosa strategia del temporeggiamento, non dando al nemico occasione di attaccare battaglia e seguendolo da vicino per infliggergli senza combattimento i maggiori danni. Ancora da Treccani.it: “Seguì così passo passo Annibale attraverso il Sannio fino in Campania, lasciandogli devastare spietatamente i territori degli alleati e dai sudditi.”

A Roma un simile atteggiamento non poteva essere accettato e così, l’anno successivo (216 a.C.) vennero nominati consoli Varrone ed Emilio Paolo che abbandonarono la strategia del Temporeggiatore e diedero battaglia in campo aperto ad Annibale. Il risultato fu la sconfitta di Canne, passata alla storia come una delle più dolorose della Repubblica. Dopo di allora i comandanti romani si resero conto che il modo migliore per battere Annibale era quello messo in atto da Fabio Massimo e la guerra è andata a finire come raccontano i libri: Cartagine non prese mai Roma.

Tutti i grandi allenatori hanno appreso bene questa lezione. In tutti gli  sport, soprattutto quello di squadra, i successi si costruiscono curando prima di tutto la fase difensiva.

Quando MJ (si proprio lui, il grande Michael Jordan) si trova a lottare insieme ai Looney Tunes contro i Monstars (stiamo parlando di Space Jam.. non ridete, perché è una lezione di vita!) verso la fine della partita si trova a corto di uomini, messi fuori gioco dai giganti alieni.

Mancano pochi secondi e i Looney Tunes sono sotto di un punto. Si presenta allora Bill Murray con la frase culto: “la mia esperienza può essere di aiuto?”. L’attore, registra e produttore inizia a disegnare uno schema per poter realizzare il canestro della vittoria. A metà del discorso il grande MJ lo ferma e gli ricorda: “guarda che la palla ce l’hanno loro, dobbiamo prima difendere..”. Murray bofonchia: “Io non mi abbasso a difendere” e Michael lo fulmina “classico dei pivelli!”.

Quindi, prima di pensare a infliggere offese al vostro avversario non dimenticatevi mai di fare come Quinto Fabio Massimo detto il Temporeggiatore: prendetevi il tempo necessario per sistemare le cose e rendere la vostra posizione più solida.

Magari con il Cavallo portato in H1.. al confine dell’Impero!

Gli altri capitoli

Capitolo 1: introduzione
Capitolo 2: il tempo
Capitolo 3: il piano
Capitolo 4: la strategia
Capitolo 5: la tattica
Capitolo 6: difesa e controattacco
Capitolo 7: le fasi di una partita
Capitolo 8: capire la posizione
Capitolo 9: la tensione
Capitolo 10: la prossima mossa

Commenta