Libro Bianco dello Sport Italiano: quando investire nello sport fa bene all’economia

Libro Bianco dello Sport Italiano: quando investire nello sport fa bene all’economia
Presentato a Roma il secondo volume del Libro bianco dello Sport Italiano

Presentato a Roma il secondo volume del Libro bianco dello Sport Italiano

Si è svolta oggi, presso il Salone d’Onore del Coni, la presentazione del secondo volume del Libro Bianco dello Sport Italiano. Se il primo volume aveva fornito un’indicazione completa del sistema sportivo italiano, questo secondo entra nel dettaglio per supportare una tesi affascinante e meritevole: investendo nello sport si risparmia. E’ questa infatti la sintesi degli interventi, che si sono susseguiti con una velocità propria di un gran premio di F1 quando forse alcuni dati statistici avrebbero meritato maggior approfondimento.
In una sala gremita da giornalisti e personalità, ha introdotto i lavori il presidente Petrucci che ha messo subito in chiaro il tema portante della giornata: “Investire nello sport vuol dire risparmiare in costi sociali e spesa sanitaria. Il secondo volume del Libro Bianco dello Sport Italiano, realizzato in collaborazione con le Università La Sapienza e Bocconi, la Direzione Preparazione Olimpica e la Direzione Media del CONI, ci dimostrerà, dati alla mano, che questo è vero. Il Coni, primo fra tutti gli enti, ha un anno fa anticipato il tema della spending review riducendo i costi di gestione dell’organizzazione centrale e periferica. Siamo stati criticati e molti ancora non hanno capito quella importante decisione. Ad un anno di distanza il Governo, nonostante il clima di recessione generale, ha confermato per il 2013 gli stessi contributi di quest’anno. E’ la migliore dimostrazione che avevamo ragione.”
E’ seguito poi l’intervento del Segretario Raffaele Pagnozzi, che ha snocciolato in rapida sequenza una delle parti più consistenti di questo nuovo volume, quello dedicato all’attività agonistica di alto livello. Ci confermiamo nel sistema mondiale come forza in grado di essere presente stabilmente tra le prime dieci nazioni del ranking, sia alle Olimpiadi invernali che estive. Solo in tre casi siamo rimasti fuori dai primi dieci posti. Aumenta la competizione. L’atletica, per esempio, è diventata terra di conquista di paesi che fino a poco tempo fa non riuscivano neanche ad andare a medaglia. I paesi emergenti sono Corea e Ucraina, che ci insidiano da vicino e dai quali dobbiamo temere il sorpasso, in attesa che “giganti” come Brasile e India inizino a correre; mentre ora procedono a rallenty in proporzione al loro potenziale economico e demografico.
E’ seguito quindi l’intervento del prof. Giuseppe Pisauro, docente ordinario di Scienza delle Finanze alla Sapienza di Roma che ha illustrato in modo esaustivo ma sintetico gli aspetti relativi i contributi per lo sport da parte della Pubblica Amministrazione. Dati significativi, che da soli basterebbero ad aprire una discussione per mesi. In Italia ogni anno le PA investono nello sport circa 2,5 miliardi di euro (è maggiore la quota investita dai privati, leggi famiglie, aggiungo io); investimenti in calo, come in altri comparti. Di questi circa la metà provengono dai comuni; il 30% direttamente dallo Stato (conteggiati in questi i contributi CONI), il resto dalle regioni e provincie. Se guardiamo quanto accade nel resto dei paesi europei, siamo dietro le altre potenze economiche come Francia, Spagna, Germania, Gran Bretagna, sia dal punto di vista assoluto, che in % rispetto al PIL. In questo ultimo dato, siamo dietro rispetto alla maggior parte dei Paesi europei.
Il lavoro dei ricercatori della Sapienza ha poi calcolato quanto incidono gli investimenti dello Stato nella pratica sportiva. Ne è venuto fuori che per aumentare di un punto percentuale il numero dei praticanti sui circa 20 milioni che fanno una qualche forma di attività, le pubbliche amministrazioni dovrebbero investire 1 euro per praticante. Per capirci, se le pubbliche amministrazioni aumentassero i loro contributi di circa 20 milioni nel complesso, avremmo circa 200.000 persone in più che svolgono attività sportiva.
A questo punto il terreno è pronto per l’intervento, altrettanto illuminante, del prof. Lanfranco Senn, docente ordinario del Dipartimento di Analisi delle Politiche e Management Pubblico della Bocconi di Milano. “Abbiamo provato a monitorare cinque patologie e vedere che relazione esiste tra queste e la pratica sportiva: malattie cardiovascolari, ictus, tumori al colon, tumore al seno e diabete di tipo II. Grazie allo sport, con gli attuali livelli di pratica agonistica, sono 25.580 le malattie evitate ogni anno. Il risparmio diretto, in termini economici sanitari, è di circa 1,5 miliardi, oltre ad aver evitato 11.653 morti, per un valore della vita salvaguardato di 32 miliardi all’anno. Con l’aumento dell’1% di persone attive si risparmierebbero 80 milioni a livello di spesa sanitaria”.
Il calcolo a questo punto è presto fatto: investendo 20 milioni nello sport se ne risparmiano 80. Il saldo attivo sarebbe di 60 milioni l’anno. Benvenuto Libro Bianco dello Sport Italiano!

seguirà nei prossimi giorni un’analisi dettagliata del libro con la pubblicazione integrale dello stesso in pdf.

2 Responses to "Libro Bianco dello Sport Italiano: quando investire nello sport fa bene all’economia"

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