Numeri impressionati per Tadej Pogacar che oggi ha vinto la Liegi-Bastogne-Liegi: 95 vittorie in carriera, la terza Liegi-Bastogne-Liegi, l’ottavo podio consecutivo ad una Monumento, la seconda Monumento del 2025. Con questo successo raggiunge quota nove Monumento e, nella classifica all time, si affianca a Costante Girardengo, Fausto Coppi e Sean Kelly. Anche se siamo solo all’inizio del 2025 ed è prematuro fare previsioni, ma se solo decidesse, a ottobre, di tornare in strada per il Lombardia, e lo vincesse, entro l’anno potrebbe staccare anche loro e andare alla caccia di De Vlaemink.. a soli 27 anni: mostruoso!
“Sono felice, è stato quasi tutto perfetto…” ha detto subito dopo l’arrivo. A noi è rimasto il dubbio su cosa non sia andato per il verso giusto; quel ‘quasi’ ci lascia interdetti. Ha continuato, il Piccolo Principe, finalmente sorridente dopo le fatiche di questa settimana: “Bello chiudere così la prima parte di stagione.”
Entrando nelle pieghe della corsa, gli è stato chiesto di Evenepoel, l’uomo che improvvisamente è mancato: “La sua squadra ha controllato la corsa insieme a noi fino ad un certo punto, poi improvvisamente sono spariti. Mi sono guardato attorno a cercare Remco, ma non l’ho trovato. Allora ho deciso di partire. Sono felice, perché adesso mi posso riposare un po’ e tornare a casa.”
L’attacco sulla Redoute? “Non avevamo pianificato di attaccare sulla Redoute, ma molte squadre avevano pochi uomini e io ho deciso di seguire il mio istinto, anche perché non ho visto Remco vicino. Sono contento di questa prima parte della stagione, ma adesso ho bisogno di riposto.”
Che fosse stanco, Pogacar, si era visto nelle gare delle Ardenne. La sconfitta all’Amstel Gold Race, con il recupero nei chilometri finali, avevano fatto scattare l’allarme. La grande classe e le grandi pendenze del Muro di Huy gli avevano permesso di primeggiare ancora, ma all’arrivo era stravolto e si è visto. Oggi, invece, ha ritrovato il colpo di pedale migliore, forse perché la primavera ha baciato anche le Ardenne o forse perché sentiva già il sapore di casa e gustava il riposo. Fatto sta che la sua azione sulla Redoute è di quelle migliori di sempre. Il distacco è aumentato via via dei chilometri, sia in salita che in discesa. Quando mancavano 500 metri e la vittoria era certa si è concesso, com’è con il Pogacar migliore, allo spettacolo: sorrisi, cinque e zig zag per salutare il pubblico.
La verità è che se dietro a cercare di chiuder il buco non c’è un altro marziano, come Van der Poel o Evenepoel dei giorni migliori, per gli altri è il buio.
Oggi è mancato il belga, ma era prevedibile. L’avevamo visto stanco sul Muro di Huy. Oggi la conferma: “La mancanza di preparazione fisica si sente… Gare come questa non mentono”, ha ammesso il leader della Soudal Quick-Step nella sua intervista post-gara, rivelando di aver avuto difficoltà all’inizio, il che lo ha portato a trovarsi fuori posizione quando Pogacar ha attaccato a La Redoute. “Se ti senti bene, sei sempre davanti. Non sono deluso, ma è un peccato non essermi sentito al meglio nel finale, soprattutto in questa gara. Ma devo accettarlo. Non ci si può aspettare miracoli. Per raggiungere la forma migliore, è necessario un lungo periodo di allenamento. E non sono ancora riuscito ad allenarmi a dovere. Questo era chiaro oggi. Non avevo le gambe. Semplicemente… Sono tornato forte dopo l’infortunio, ma è normale avere una battuta d’arresto. Non mi aspettavo che accadesse oggi, ma è impossibile prevederlo. Ora devo resettare e andare avanti. Devo accettarlo, io Non posso aspettarmi miracoli. Per essere al top della forma, devi allenarti a lungo'”, ha detto Evenepoel. “E io non sono ancora riuscito ad allenarmi molto. Oggi si è visto”.
Quella che era un tempo la corsa degli italiani oggi ha potuto ammirare un Giulio Ciccone tornato in forma per il Giro d’Italia. Il suo secondo posto si lega anche ai piazzamenti degli altri italiani, il quarto di Velasco e il sesto di un ritrovato Bagioli.
Così commenta la sua gara il corridore abruzzese: “Sono felice, anche perché non avevo grandi aspettative. È stata davvero dura, soprattutto la prima parte. Ero un po’ stanco dopo il Tour of the Alps, ma nelle ultime due ore le mie sensazioni erano molto migliori e mi sono divertito molto. La Liegi è una delle mie corse preferite e sono davvero felice di essere salito sul podio. Penso che noi, come squadra, abbiamo fatto tutto alla perfezione. Avevamo un piano e abbiamo corso bene. Sempre in posizione, abbiamo giocato le nostre carte al meglio. Arrivare secondo dietro a Pogačar, non voglio dire che sia una vittoria, ma alla fine è sicuramente una bella sensazione. Sapevo di non avere le gambe per seguirlo quando è partito, quindi ho solo cercato di gestire il mio sforzo nel miglior modo possibile.”

