l’Irlanda di Brian O’Driscol conquista il Sei Nazioni 2014

l’Irlanda di Brian O’Driscol conquista il Sei Nazioni 2014

Brian O'Driscoll celebrates with Fergus McFadden at the final whistle 15/3/2014In Bod we trust. Credere ciecamente in un giocatore simbolo della nazionale irlandese di rugby come Brian O’Driscol è stato davvero un atto di fede da parte dei tifosi venuti dalla terra di San Patrizio, un atto di fede premiato con la vittoria in Francia che è valsa ai verdi il Sei Nazioni. Si é chiuso così, con l’unica vera partita dell’ultimo turno, un torneo che è rimasto stranamente in bilico fino alla fine, e che ha regalato – almeno per quel che concerne le “grandi” – emozioni a non finire. Partiamo con la disamina del match disputato dagli irlandesi contro i transalpini, un confronto che ha visto proprio O’Driscol & Co. gestire la partita sempre con una certa difficoltà. La Francia di Saint-André – dal canto suo – ha giocato come si aspettava da una formazione del suo lignaggio: nell’ultima settimana era stata pesantissima sul fronte dei media, che non hanno risparmiato critiche ferocissime per l’andamento dei “bleu”. La Francia ha giocato a viso aperto e soprattutto nelle fasi finali dell’incontro ha dato l’impressione di poter infrangere i sogni irlandesi di vittoria. Allo Stade de France termina 20 a 22 per l’Irlanda con i francesi in mischia nel campo avversario.
Al di là della conquista del trofeo, il bilancio irlandese è assolutamente positivo: anche la sconfitta rimediata contro l’Inghilterra ha messo in evidenza una squadra mai doma, degna di vincere (anche se ai punti) il Sei Nazioni 2014. La Francia, in realtà, non ha mai convinto: grandi difficoltà emerse durante tutto il torneo (vedi match con l’Italia), la sconfitta clamorosa contro il Galles e in qualche caso vittorie risicate (come con la Scozia). A un anno circa di distanza dal mondiale c’è poco da stare allegri. Arriviamo alla partita a senso unico tra Galles e Scozia, con gli highlander che partono bene, ma che dopo i primi 20 minuti di gioco rimangono in 14 a causa dell’espulsione di Stuart Hogg: l’estremo scozzese, infatti, arriva in ritardo sul gallese Biggar e lo colpisce con una spalla sul mento. L’impatto ha l’effetto di un diretto in pieno volto: l’arbitro dapprima lo punisce con un giallo, ma dopo la visione del filmato da parte del TMO il colore del cartellino si trasforma in rosso. Fine del match e show dei gallesi che deliziano il pubblico di casa con una serie di finezze rugbistiche di pregiata fattura. Risultato finale 51 a 3. Per i gallesi è stato un discreto Sei Nazioni, soprattutto considerando il fatto che molti dei giocatori di questa nazionale sono stati impegnati quest’anno tra campionato, test match e Lions. Scozia inesistente, riesumata dall’Italia nel confronto dell’Olimpico. Chiudiamo con l’ennesima prestazione che convince solo a metà della nostra nazionale. All’Olimpico un’Inghilterra caricata a pallettoni (Brown devastante come una mina antiuomo) badava solo al risultato: per vincere il Sei Nazioni, infatti, avrebbe dovuto surclassare gli azzurri con molti punti di differenza. La piccola e giovane Italia tiene quanto può, giochicchia, segna anche una bella meta, ma alla fine è costretta a lasciare spazio allo straripante collettivo inglese che vince per 52 a 11. Altra bella lezione di rugby impartitaci dai britannici. Per gli uomini della rosa è stato un buon torneo, fatta eccezione per la sconfitta rimediata contro la Francia, che alla fine ha pesato in maniera determinante.
L’Italia ha compiuto un passo indietro che ha riportato tutto il vertice del rugby italiano a 14 anni fa, periodo di inizio dell’avventura azzurra nel Sei Nazioni. Buone alcune individualità dei giovanissimi, ma l’impressione è che il collettivo non esista, e nel rugby il collettivo (la squadra) è tutto. Anche per Jacques Brunel il problema è quello evidenziato per la Francia di Saint-André: siamo a un anno circa dal mondiale e forse qualche certezza andava – come dire – cercata.
Alessandro Cini

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