Gio, 19 Febbraio 2026
EditorialiL'Italia domina una Coppa Davis operaia

L’Italia domina una Coppa Davis operaia

Coppa Davis 2025
Foto Brigitte Grassotti

La Coppa Davis resta in Italia e lo fa nel modo più entusiasmante: soffrendo. In realtà la formazione messa in campo da Filippo Volandri in questa settimana non ha mai avuto bisogno del doppio per vincere lo scontro. Due a zero è stato il punteggio preferito dalla coppia romana Berrettini – Cobolli. Così sono stati regolati Austria e Belgio; così è finito il match contro una Spagna più ostica che mai.

Il secondo elemento che merita di essere evidenziato riguarda le due finaliste. Non è un caso che i paesi che si sono contesi oggi l’insalatiera siano anche quelli che hanno dato i natali ai due giocatori attualmente n. 1 (scusate l’ossimoro) del ranking. Alle loro spalle, o forse al loro fianco, cresce un movimento. È la dimostrazione che nel tennis, come in ogni altro sport, il talento non è mai frutto del caso, ma deve trovare un ambiente adatto, confortevole, per trovare la giusta valorizzazione.

Sport24h su Telegram
Entra nel canale ufficiale
Notizie essenziali, risultati in tempo reale e analisi selezionate. Niente spam. Solo sport.
Iscriviti al canale

Berrettini nella Coppa Davis da tempo ha la sua dimensione. Vuoi per una questione di carattere, vuoi per carisma, vuoi per l’età, leggermente superiore alla generazione di ‘fenomeni’ del tennis azzurro. Lui che è stato, in un passato neanche tanto lontano, n. 6 al mondo e finalista a Wimbledon, appare come rinfrancato quando gioca per l’Italia. In questa settimana ha dato il meglio di sé, contro avversari in alcuni casi meno dotati ma anche, come nel caso di oggi, contro altri talenti che come lui vantano un passato glorioso.

Contro Carreno Busta ha vinto facile (vedi Coppa Davis, l’Italia cala il tris) ma non era un incontro semplice. Con lo spagnolo, prima di oggi, aveva un bilancio in pareggio. Anche a 34 anni suonati, Carreno Busta resta un cliente difficile per tutti, ne sanno qualcosa quelli che l’hanno affrontato nelle partite precedenti di questa Davis. Eppure Berrettini ha sciolto la matassa facilmente per poi mettersi seduto in panca a tifare per il suo ‘fratello minore’ Cobolli.

Flavio Cobolli deve probabilmente molto alla Coppa Davis. Nello spazio di 48 ore è diventato l’eroe del pubblico italiano, che si è quasi dimenticato di Sinner e Musetti. Impresa, già questa, degna di un supereroe come Hulk, che il tennista romano ha voluto imitare una volta superato Bergs dopo un incontro mozzafiato. Ma se le tre ore di venerdì erano state ‘al fulmicotone’ quelle di oggi forse sono state ancora più adrenaliniche.

Munar ha reso la cosa subito difficile, puntando su un elemento proprio del tennis spagnolo: la solidità. Elemento che invece Cobolli non ha mai dimostrato di avere. La distanza nel ranking ATP di una decina di posizioni, quando si tratta di Coppa Davis, è praticamente irrilevante. Infatti sul campo i due duellanti hanno combattuto alla pari. Cobolli, diversamente dal passato, invece di adagiarsi sugli allori di un successo contro il Belgio in qualche modo epico, ha combattuto fino alla fine. Poco importava che avrebbe potuto perdere e lasciare la bega al doppio. Ha voluto chiudere da eroe e i cori del trionfo a questo punto sono tutti meritati.

E’ stata una Coppa Davis operaia, in cui i quarti di nobiltà si contavano sulle punte delle dita. Li avrebbe potuti far valere Zverev, se non fosse il tedesco incappato in una stagione storta che ha coinvolto anche il resto della squadra. La Germania era, almeno sulla carta, la Nazionale più forte e accreditata del successo. La sconfitta di ieri contro la Spagna ha sancito che nel tennis moderno, quando non ci sono Sinner e Alcaraz, la classe operaia può sempre sperare in un posto in paradiso.

LEGGI ANCHE

Antonio Ungaro
Antonio Ungaro
Giornalista sportivo e blogger. I primi ricordi sportivi sono le imprese di Gimondi al Giro d'Italia e il 5 Nazioni raccontato da Paolo Rosi. Dietro ad ogni sportivo c'è una storia da raccontare; tutte insieme raccontano un Paese che cambia. Sono convinto, parafrasando Mourinho, che chi sa solo di uno sport non sa nulla di sport.

Calendario sportivo 2026

Ultimi articoli

LASCIA UN COMMENTO

Per favore inserisci il tuo commento!
Per favore inserisci il tuo nome qui