Lo specchio di Luca, l’impossibile è possibile

Lo specchio di Luca, l’impossibile è possibile
Lo specchio di Luca - Luca Pancalli impegnato a firmare dediche in occasione della presentazione del libro che racconta la sua storia

Lo specchio di Luca – Luca Pancalli impegnato a firmare dediche

Non sappiamo se la citazione è voluta o involontaria, ma Lo specchio di Luca, il romanzo-biografia presentato giovedi 10 gennaio al Salone d’onore del CONI di Luca Pancalli, scritto in collaborazione con Giacomo Crosa, a noi richiama direttamente Attraverso lo specchio, il secondo capolavoro letterario di Lewis Carrol, continuazione di Alice nel paese delle meraviglie.
Sentendo gli interventi dei convenuti (anche dotti ma nessuno che ha fatto riferimento al libro di Carrol), siamo certi che si tratti di un caso. Un caso fortunato, visto che le analogie tra i due romanzi sono innumerevoli. Lo specchio è quello in cui si imbatte un ragazzo di 17 anni, Luca Pancalli, dopo una rovinosa caduta da cavallo, durante una gara di pentathlon, durante la lunga e sofferta degenza presso il centro di riabilitazione di Innsbruck. Ha perso l’uso delle gambe e nel momento in cui vede la sua immagine riflessa non ha ancora riconquistato il completo controllo della parte superiore del corpo.
Comincia un viaggio, per il protagonista di allora e dirigente di successo di oggi, reale ma anche metaforico, nella sua nuova condizione. Per dimostrare a se stesso, agli altri e a dio “chi ha le palle”. Un viaggio straordinariamente simile, come quello di Alice sulla scacchiera del racconto di Carrol, a quello che ognuno di noi compie nella propria esistenza. Fatto di difficoltà, bugie, mezze verità, discese ardite e risalite (per citare Battisti, che ha accompagnato i primi difficili momenti post-incidente di Luca), fino alla trasfigurazione finale. Come Alice da scacco matto al re rosso, così Luca si riappropria pienamente di una vita che non ha scelto di vivere (già, ma chi può scegliere?).
C’è dell’altro nella parabola umana del protagonista. Diversamente dalla stragrande maggioranza dei campioni paralimpici, che allo sport devono solo la riscoperta di una nuova vita, nella storia di Pancalli lo sport è prima causa della caduta e poi, come se si dovesse sdebitare, occasione di recupero. Una differenza che rende la sua storia umana profondamente sportiva: lo sport è l’ossessione dalla sua giovinezza, un ossessione in qualche momento neanche percepita pienamente dal padre. Gli errori degli organizzatori, la mancanza di un medico federale al seguito della spedizione ci restituiscono un mondo, quello dello sport, che non è solo belle metafore e buoni sentimenti.
Nonostante la prosa non proprio illuminata, nonostante le molte concessioni ad un manierismo inaugurato con Open di Andrè Agassi (l’incipit del romando è lo stesso), siamo convinti che si tratterà di un successo letterario. Perché il personaggio, Luca Pancalli, ha compiuto un miracolo, testimoniato anche dalla presenza in sala di un numero di amici_giornalisti_personaggi che il Salone d’Onore del CONI non ha mai conosciuto. Il miracolo di rendere possibile l’impossibile.
Qualche anno fa intervistandolo per il Sole24Ore Sport, gli chiesi perché non pensava a candidarsi per la presidenza del CONI. Aveva appena folgorato il mondo sportivo con il mandato di Commissario Straordinario della FIGC dopo l’ultima calciopoli. La sua popolarità era alle stelle. Mi rispose: “L’Italia non è pronta per questa” indicando la propria carrozzina. Mi venne in mente un film (accidenti non mi ricordo il titolo, chi lo sa è pregato intervenire!) in cui, parlando della società moderna basata sull’immagine, lo spin doctor di turno sentenziava: “se al tempo di Roosvelt ci fosse stata la TV, non sarebbe mai diventato presidente degli Stati Uniti…”.
A distanza di cinque anni, l’Italia è pronta per un personaggio pubblico, amato e osannato da tutti, su una sedia a rotelle. L’impossibile si sta realizzando e se non ci credete aspettate febbraio.
Lo specchio di Luca (Fazi Editore, pag. 300 € 15,00)

Antonio Ungaro

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