Il Telegraph sceglie il giorno della Cerimonia d’apertura dell’Olimpiade francese per ricordare a tutti che “Lo spirito olimpico è morto e ormai i Giochi sono solo lo specchio di un mondo danneggiato…”. Sarà, può essere…Certo è che, al di là delle polemiche che la lunga “ouverture” parigina si è portata appresso con tanto di prese di posizioni ufficiali del mondo cattolico sulla “dragqueenesca” reintepretazione dell’Ultima cena, c’è sempre la romantica speranza di trovare e ritrovare in un’impresa, un’immagine, in un gesto lo spirito olimpico che fa dei Giochi non un evento dei tanti, ma l’evento di tutti gli eventi. E ieri l’immagine che rende onore ai giochi, agli atleti, a tutti è quella del nostro presidente Sergio Mattarella che a 83 anni, sulla tribuna del Trocadero, sotto una pioggia battente e coperto da una mantellina trasparente un po’ raffazzonata, aspetta senza battere ciglio il passaggio del bateau che porta gli azzurri in sfilata lungo la Senna.
C’è chi, tra gli 85 Capi di Stato se n’è già andato da un pezzo, chi non si è neppure presentato chi ha fatto solo presenza. Mattarella, al fianco di sua figlia Laura, resta lì per più di due ore. Ci sono immagini che restano. E questa è una che resta. Che si aggiunge a quella di pochi giorni fa quando il Capo dello Stato sul suo volo presidenziale dà un passaggio verso Parigi a GianMarco Tamberi e consorte. E si fa presto a tornare indietro nel tempo. Si fa presto a ricordare Sandro Pertini sul Dc9 del mondiale 1982 che gioca a scopa con Enzo Bearzot, Dino Zoff e Franco Causio. In mezzo quarantadue lunghi anni che raccontano un Paese, medaglie, sconfitte, lo sport, la politica e un bel po’ della nostra vita.
Mattarella come Pertini? Un po’ si. Persone diverse ma presidenti simili. Sandro Pertini il presidente socialista ed ex partigiano che non le mandava a dire, che esprimeva critiche corrosive nei confronti della politica dei governi e che ribaltò il ruolo che prima di lui avevano interpretato i presidenti, come da leggenda, privi di ogni potere e un po’ anonimi. Uno spirito “olimpico” che più volte lo portò ad interpretare a suo modo un protocollo che lo teneva troppo lontano dalla gente comune, troppo lontano dalla realtà. E allora Sergio Mattarella che non si cura della pioggia, del fatto che la sua tribuna d’onore non sia coperta, di cosa debba per etichetta fare un Capo di Stato, che rende onore ai ragazzi italiani con cui poche ore prima ha pranzato al villaggio è l’immagine che, contrariamente a quanto scrive Oliver Brown sulle colonne del Telegraph, resuscita uno spirito olimpico sempre più vacillante.
C’erano una volta i Giochi romantici dove più di ogni cosa contava partecipare. Oggi le logiche sono altre ma un presidente che quelle logiche un po’ le infrange è una bella pennellata d’azzurro nel cielo plumbeo di Parigi…
