Lo sport un “faro” del Made in Italy: opportunità e limiti di una bella idea

Presentato il progetto di Demanio e Ministero della Difesa "Valore Paese, Fari" per il recupero di 11 fari del centro-sud Italia. Lo Sport può fare molto, ma non da solo.

Lo sport un “faro” del Made in Italy: opportunità e limiti di una bella idea

C’è un progetto del Demanio dello Stato, in collaborazione con altri Enti, che si propone di valorizzare i Fari italiani. Si proprio quelle (a volte) splendide costruzioni che campeggiano in molte delle nostre coste e che servivano (e in alcuni casi ancora servono) alla navigazione. Per capire bene: dal sito dello stesso demanio: “L’Agenzia del Demanio, in cooperazione con il Ministero della Difesa e con gli altri Enti territoriali interessati propone, allo scopo di valorizzarli e sottrarli al degrado, la rete dei Fari, beni di proprietà dello Stato situati in contesti di assoluta bellezza e carichi di suggestione. Questi immobili possono essere recuperati e riutilizzati non solo a fini turistico-ricettivi, nel rispetto degli ecosistemi nei quali sono inseriti, ovvero alcuni tra i più straordinari territori costieri italiani. L’obiettivo è quello di valorizzare questi beni partendo da un’idea imprenditoriale innovativa e sostenibile a livello ambientale, come avviene già in Europa, negli USA, in Canada e in Australia. Questi paesi già da tempo hanno sperimentato il modello del lighthouse accommodation: una formula turistica in chiave “green” a sostegno della conoscenza, dello sviluppo e della salvaguardia del territorio.”

In questo ambito Agenzia del Demanio e Ministero della Difesa hanno organizzato una conferenza stampa di presentazione del progetto a Roma, giovedì 23 luglio presso il Circolo del Tennis al Foro Italico, legandolo al mondo del sport. Aldilà dei contenuti della conferenza (dal titolo “lo sport un “faro” del made in Italy”), il vero motivo di questa iniziativa ci è sembrato di capire è stato la promozione del progetto che, partito a giugno di quest’anno, ha sicuramente riscosso poca eco. Associarlo al mondo dello sport, asset tradizionalmente ben seguito dalla stampa e dai media, ha permesso sicuramente di occupare, almeno per un giorno, nuovamente spazio sui giornali (magari solo un trafiletto…), vista anche la presenza, tra gli altri, del presidente del CONI Giovanni Malagò e il Ministro della Difesa, Roberta Pinotti.

Ci sembra che questa iniziativa meriti più attenzione di quella che ha finora ottenuto. L’idea di chiamare a raccolta il mondo dello sport come possibile settore per valorizzare queste strutture una scelta ancora più meritoria.

In questa fase il Demanio, che ha messo a disposizione di questo progetto solo 11 fari del nostro Paese (7 suoi e 4 del Ministero della Difesa), ha raccolto manifestazioni di interesse e suggerimenti. Questi serviranno a definire un bando che sarà pubblicato ad autunno che servirà all’assegnazione degli immobili. Tra le tante destinazioni d’uso ipotizzate, molte riguardano attività di carattere alberghiero-ristorativo mentre, sempre dai risultati di questa fase esplorativa, appare evidente la volontà di molti che i nuovi utilizzi abbiano un valore soprattutto sociale. Per mettere insieme tutte queste necessità, Demanio e Ministero della Difesa hanno pensato quindi al mondo dello sport, in cui business e sostenibilità convivono (o dovrebbero convivere) spesso perfettamente.

La presentazione di ieri, quindi, ci è sembrato un tentativo di coinvolgere un settore (quello dello sport appunto) in modo che il progetto “FARI, Valore Paese” non si risolva soltanto nella realizzazione di alberghi e ristoranti. Un rischio reale, visto che realizzare un piano che preveda una sostenibilità economica di queste strutture è praticamente impossibile per il solo mondo dello sport. Per questo crediamo che alla dichiarazioni debbano seguire i fatti: se questi Enti desiderano veramente coinvolgere Federazioni e Società Sportive, dovranno prevedere facilitazioni o sinergie specifiche nel bando che sarà pubblicato, in modo da facilitare l’auspicato coinvolgimento.

Altrimenti rassegniamoci a trasformare i nostri Fari in esclusivi resort e affascinanti ristoranti. Infondo in Italia l’industria del turismo si basa soprattutto su questi. Però poi non scandalizziamoci se da primo paese al mondo che eravamo come affluenza di stranieri siamo passati al quinto posto.

AU

Per maggiori informazioni sul progetto e l’elenco dei Fari che saranno dati in concessione, a questo link.

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