Chi vincerà il Fiandre? È la domanda affascinante di queste ore di vigilia (primaverile anche in Belgio) e di attesa per la Ronde van Vlaanderen, il Giro delle Fiandre, la corsa che più bella non si può, che si consuma in una sola corsa, una settimana prima della Parigi-Roubaix, e che ci conquista per il suo fascino straordinario. Dalla prima edizione: 1913 per gli uomini, 2004, per le donne.
Chi vincerà fra i fenomeni di oggi? Quei fenomeni che stiamo vedendo battagliare in lungo e in largo, nelle corse di un giorno della campagna del Nord, passando prima dalla riviera ligure (Milano-Sanremo) e che attendiamo fra un mesetto o poco più al primo Grande Giro 2025? Corridori (uomini e donne) completi. Alla faccia dello sport per super specialisti.
Mal di gambe monumentali
La Ronde è una delle corse di un giorno più importante al mondo, fa parte del World Tour, conosciuta per il suo pavé (diverso da quello della Roubaix ma sempre di sassi si parla), e per i suoi muri, che sono salite, altrettanto secche e impegnative. Con la polvere se c’è come sembra il sole, con il fango, se piove. In entrambi i casi si scivola e la polvere è un altro nemico di cui tenere conto. È una di quelle corse su e giù che fanno venire male alle gambe. Anche se non la corri. È una classica, come si dice in gergo, è una monumento e torna ad aprile. È una corsa che sarebbe meglio vincere più di una volta per diventare eroi definitivi. Maschile e femminile, non cambia l’ordine.

Volano sogni da triplette
Vincerla tre volte è un bel record. Come hanno fatto Buysse, Magni, Leman, Museeuw, Boonen, Cancellara. E… Mathieu van del Poel ’20, ’22 e ’24. Vincerla tre volte di fila è ancora un primato antico, del “Leone delle Fiandre”, Fiorenzo Magni, dal 1949 al 1951. Ma anche vincerla una volta sola e inchinarsi a qualcuno che è stato più forte di te non è così male, basta provarci, come dice Elisa Longo Borghini, che in campo femminile l’ha conquistata due volte come la rivale (fortissima Lotte Kopecky). E si apprestano a lanciare la terza sfida.
Elisa si presta ad una lunga conferenza stampa dell’antivigilia e ci fa capire bene come si deve prendere sul serio e col sorriso allo stesso tempo questa classica della campagna del Nord. “La prendo in forma e più magra del solito”, dice, e si è visto che è in forma. Per la Sanremo corsa e persa da fenomeno, tentando il tutto per tutto, e per quanto accaduto mercoledì nella “attraverso il Fiandre”, un aperitivo molto speciale “dove mi sono divertita molto, una corsa senza razionalità, si salta di qua e di là nella polvere, bella come piace a me”. Vittoria col botto. Per rispondere (non solo a parole) alla sconfitta della Sanremo. E poi, domenica 6 aprile, c’è il “suo” Fiandre, già vinto due volte. La prima dieci anni fa, la seconda lo scorso anno, vestendo il tricolore, “di cui vado molto fiera”. E anche quest’anno, stessi colori, nuove emozioni…
Fiandre 108 per gli uomini, 22 per le donne
Andiamo con ordine. Per gli uomini sarà l’edizione numero 108, dopo quella dello scorso 31 marzo 2024, con partenza da Anversa e arrivo a Oudenaarde, in Belgio. Per le donne, la prima si è svolta nel 2004 (vinta dalla russa Zabirova). Per la ventiduesima edizione Oudenarde sarà l’epicentro della gara femminile. Presentazione dei team alle 11:30, start alle 13:10 sul Markt. I chilometri saranno 168 km con 12 salite e 7 settori acciottolati. Il successo si conquista sulla Minderbroedersstraat.
Elisa Longo Borghini la corre col numero uno. Avrà al suo fianco Silvia Persico. E ci conta. Ci conta per battagliare con gente come la Kopecky, la van der Breggen, van Dijk e Deignan, la vincitrice del Tour de France Niewiadoma. Compagnia bella. Sembra al via anche la pluricampionessa Marianne Vos (vincitrice nel 2013) e per l’Italia Letizia Paternoster.
Gli uomini, domenica, partiranno da Bruges tre ore prima, alle 10, dal centro storico punteranno verso le Ardenne fiamminghe. Avranno 268 km da correre per 16 salite e 7 settori acciottolati, attraverso i “borghi” tipici della Ronde: Beernem, Aalter e Zulte. Dei fenomeni “europei” si è già scritto tanto, dei fenomeni made in Italy c’è naturalmente da segnalare Filippo Ganna (in forma strepitosa anche quando la strada sale) e poi si fanno i nomi di Luca Mozzato, secondo a sorpresa nel 2024, il coriaceo Matteo Trentin, mentre non sarà al via (non sta bene).
La Ronde è la più bella del reame?
Siamo agonisti in tutto, d’altronde siamo nello sport, e non è sempre solo importante partecipare. Siamo agonisti e puntiamo sulle classifiche a prescindere, nel ciclismo, anche quando valutiamo gli eventi, quelli che diventano imprese, talvolta, altre volte sono semplicemente eventi agonistici. Parliamo dell’alto livello, del massimo dello sport. Del massimo del ciclismo. Del massimo delle corse in linea, secche, una giornata, si parte, si arriva. Podio. Chi si è visto si è visto. Ce ne sono cinque, nel calendario delle corse di serie A, di corse che sono chiamate come si chiamano le opere d’arte. I Monumenti. E ce ne è una, Il Giro delle Fiandre, dal 1913, che rivaleggia spesso, fra le varie opinioni (agonistiche) del ciclismo, per il titolo di più bella corsa del reame.
Siamo quasi tutti così: facile salire sul carro del vincitore, nel senso che: se è bella, quanto imprevedibile, eleggiamo la Milano-Sanremo (e non la Sanremo!) alla numero uno della lista. E quella che si è appena corsa, il 22 marzo 2025, è stata magnifica. Altrimenti si punta sul Fiandre. Poi c’è la Parigi-Roubaix, quindi la Liegi-Bastogne-Liegi ed infine il Giro di Lombardia… La Milano-Sanremo è stata magnifica solo due sabati fa, con un’edizione da capogiro, grazie a quei tre: nell’ordine (di combattività), Pogacar, Ganna e Van der Poel. Poi il podio vero è da leggere al contrario, perché vince il più forte e non sempre il più coraggioso o eroico. Quei tre hanno caratterizzato comunque quella che forse è stata l’edizione più bella di tutto il secolo della classicissima di primavera.

Profumo di impresa, oltre che di fiori
È lo stesso profumo, di fiori rosa e di pesco, che ci hanno fatto sentire le ragazze del ciclismo, che in una corsa parallela anche televisiva (grazie!) – entusiasmante come l’altra – hanno raccontato a chiare lettere la nuova epoca dello sport, inclusivo, senza differenza di genere. Almeno per quanto riguarda l’entusiasmo e l’opportunità di viverlo alla pari. Pubblico sulle strade compreso.
C’è un entusiasmo per questo ciclismo moderno che spinge sul coraggio delle imprese, un entusiasmo che contagia un po’ tutti e tutte: “Sì, è vero, e lo stentiamo eccome – dice Elisa Longo Borghini – lo sentiamo anche sulle strade, e, soprattutto in Belgio, finalmente sentiamo parlare italiano, ci incoraggiano come piace a noi. Però il cambiamento c’è da tempo e va detto. Il ciclismo femminile ha sempre avuto bellissime corse. Ad esempio, abbiamo sentito parlare di una prima Milano-Sanremo donne, non è così, e se è stata reintrodotta (e ha anche avuto questo grande successo 20 anni dopo, ndr) è grazie a tante ragazze che in questi anni hanno corso e l’hanno corsa, atlete di spessore. A tutte loro sono davvero grata. Ogni volta che guardo indietro le ringrazio perché quelle donne hanno cercato di correre, lavorando, non potendo contare su uno stipendio, e se siamo qui oggi con questa nuova attenzione, sponsor, professionismo, è grazie a tutte quelle ragazze che si sono spese per noi negli anni passati. Se questo è un ciclismo migliore è per loro”.

Vincere con il tricolore
“Il ricordo della vittoria dello scorso anno non me lo toglierò mai dalla testa. – dice Elisa Longo Borghini (vincitrice anche del Giro 2025) – Per me è stato qualcosa di speciale mi sono trovata con una compagna sul podio (Shirin van Anrooij, terza, alle spalle della Niewiadoma, ndr), ossia con una amica, non solo una collega, e poi sono orgogliosa di essere italiana e portare il tricolore. E vincere nelle Fiandre con il tricolore per me è stato qualcosa di emozionante. Magari non si notano spesso le mie emozioni, ma credetemi che dentro, quando ero sul podio, mi sentivo un mare in tempesta per la felicità. Quanto al tifo, poi, quello è stato incredibile, quando ho tagliato il traguardo è stato proprio bello ed è quanto ho vissuto anche mercoledì”.
Ed è a questo punto dell’intervista che ci sembra di vedere Fiorenzo Magni sorridere. Tornando alla storia di questa corsa da imprese. Al punto in cui si parla di tricolore e di Fiandre. Nel 1951, Magni vinse anche il titolo italiano. Pensando al Leone… “Certo che so chi è e cosa ha fatto Fiorenzo Magni – dice Elisa Longo Borghini decisa come quando scatta – lo so bene ed è giusto conoscere la storia e ricordarla”. C’è poco da aggiungere. E ci sorride. Sorride la “nostra” Longo Borghini, capace di vincere su tutti i terreni, come lui, come Magni. Sarà Leonessa, domenica? Staremo a vedere.
Amarcord Magni: legno di cantina e che gomme!

“Per il Giro delle Fiandre avevo fatto mettere della gommapiuma sul manubrio, – diceva il Leone delle Fiandre – per ammorbidire colpi e vibrazioni. Gli altri corridori mi prendevano in giro, poi mi copiarono. E avevo fatto montare cerchioni di legno. Era un legno pregiato, stagionato, trattato come se fosse vino: stava in cantina una decina di anni. Questi cerchioni di legno erano più leggeri e meno rigidi di quelli di ferro. In Italia non servivano, ma alla Roubaix e al Fiandre aiutavano. E anche le gomme erano particolari, più larghe e pesanti. La fortuna – un’altra nella mia vita – era l’amicizia con Alfredo Pitto, mezzala del Bologna e della Nazionale. Pitto aveva sposato la figlia di Clement, il re delle gomme. E così, come gomme e cerchioni, avevo proprio i Clement: i migliori“.

